Spettacoli

Particolare di 'Jeune fille rousse' (Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1918) 

'Maledetto Modigliani', l'artista raccontato dalla sua ultima musa

In sala dal 12 al 14 ottobre il docufilm che ripercorre l'opera del pittore e scultore attraverso il racconto di Jeanne, con cui condivise gli ultimi anni della sua breve vita e che si uccise due giorni dopo la sua morte. Siete già iscritti a The dreamers, la newsletter degli appassionati di cinema? In esclusiva per i nostri abbonati

2 minuti di lettura
Jeanne  Hébuterne ha 19 anni quando incontra Amedeo Modigliani a Parigi, all'Académie Colarossi. "Allora non sapevo che mi avresti regalato un collo di cigno" dice lei. È il 1917, lui non riesce a vendere i suoi quadri, Jeanne studia per diventare artista e da quel momento diventa musa, modella e compagna del pittore livornese, da cui ha una figlia, Jeanne, nata nel novembre 1918. Un rapporto intenso ma tristemente breve, consumato dalla malattia di lui e dall'insopportabile dolore di lei che, incinta all'ottavo mese, si getta dal quinto piano e muore nella notte del 26 gennaio 1920, due giorni dopo il suo amato, ucciso a 35 anni dalla tubercolosi. È lei, Jeanne, l'originale voce narrante di Maledetto Modigliani, il docufilm che arriva al cinema in occasione delle celebrazioni a 100 anni dalla morte dell'artista, nuovo appuntamento con La Grande Arte al Cinema, progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital, inaugurato a settembre con Leonardo al Louvre. Diretto da Valeria Parisi (già regista del doc Il museo del Prado. La corte delle meraviglie) e scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi, il docufilm è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital che lo distribuisce in sala dal 12 al 14 ottobre. Le musiche sono di Maximilien Zaganelli e di Dmitry Myachin.

Jeanne Hébuterne 

Alternando riprese contemporanee a immagini d'archivio, il docufilm ripercorre la vita e le opere dell'artista con numerosi interventi, dallo storico dell'arte e specialista di Amedeo Modigliani, Marc Restellini al regista livornese Paolo Virzì oltre a studiosi, collezionisti, pittori e falsari, compreso Pier Francesco Ferrucci, oggi oncologo ma che da studente è stato tra gli autori della famosa "beffa delle teste" del 1984 a Livorno, una delle truffe più celebri che la storia dell’arte ricordi. Maledetto Modigliani trae ispirazione anche dalla mostra Modigliani – Picasso. The Primitivist Revolution curata da Marc Restellini all'Albertina di Vienna ed è arricchito dalle immagini di opere esposte in vari musei, nelle collezioni di Parigi e nella grande mostra Modigliani e l'avventura di Montparnasse del Museo della Città di Livorno.

'Maledetto Modigliani' ritratto di un artista - clip in anteprima


Il racconto parte da Livorno, la città dove è nato nel 1884 e che lascia per andare a Firenze, poi Venezia e infine a Parigi dove arriva nel 1906, a 21 anni. La ville lumière lo accoglie e lì frequenta pittori e scultori arrivati da tutta Europa. Passa da un alloggio di fortuna all’altro, ma anche se squattrinato beve molto, fa uso di oppio, etere, assenzio, hashish ma non smette mai di dipingere. È attratto dalle maschere che osserva al museo etnografico del Trocadero, passione che lo accomuna a Picasso e Brancusi. Ma Modigliani  segue la sua strada e disegna maschere, cariatidi e ritratti in cui il primitivismo è fuso con la tradizione classica e rinascimentale italiana. "Nella sua pittura c'è qualcosa di arcaico e di ultramoderno, tutto vero e tutto sognato, inventato" dice Paolo Virzì.


Giovane affascinante, diventa famoso per le sue relazioni sentimentali e le donne della sua vita diventano icone della sua stessa arte, come la ventenne Anna Achmatova, che diventerà una grande poetessa russa, e la giornalista e femminista inglese Beatrice Hastings. Lo vediamo in vecchie foto nei suoi atelier o al caffè La Rotonde con Jean Cocteau che ne fissa per sempre la presenza insieme a Picasso, André Salmon e Max Jacob. Ci sono poi i suoi collezionisti, Paul Alexandre, il medico mecenate, Paul Guillaume il dandy parvenu ritratto più volte, Léopold Zborowski, l’ultimo mercante che riesce a garantirgli un piccolo salario mensile. E poi c'è Jeanne, l'ultima modella e il suo ultimo amore.

Nel dicembre 1917 c'è la prima e unica mostra delle opere di Modigliani ma i suoi nudi vengono censurati. Non riesce a raggiungere la notorietà in vita ma diventerà uno tra gli artisti più quotati al mondo. "Finisce i suoi giorni da solo con Jeanne nel gelo della mansarda" racconta Virzì, "ma gli amici fanno uno dei più grandi funerali per un artista. Quel giorno a Père Lachaise c'era schierata l'arte del Novecento, c'erano tutti, la gente di Montmartre e Montparnasse, e poi come avvoltoi sono arrivati anche i mercanti perché quei dipinti, che fino al giorno primo pagavano pochi franchi, improvvisamente valevano tantissimo". È il pomeriggio del 26 gennaio 1920, ma Jeanne non c'era già più. Era stata con lui fino alla fine ma non aveva resistito alla perdita e, tornata alla casa dei suoi, nella notte si era gettata dal quinto piano. Fino all'ultimo minuto, come canta Piero Ciampi sui titoli di coda, anche lui livornese e anche lui morto troppo presto.