Spettacoli

Stallone, Rocky e i Pink Floyd, quando il successo (non) rende tutti ricchi

L'attore americano chiede al produttore dei film sul leggendario pugile, una parte dei diritti sul personaggio che ha contribuito a creare. Una storia simile a quella della cantante Clare Torry che per la sua collaborazione in 'The dark side of the moon' ricevette solo 30 sterline
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Prendete un milione di dollari e moltiplicatelo per 225 volte: difficile immaginare un investimento così redditizio, ma quello è l'esatto incasso al botteghino di Rocky, il primo film del 1976, apripista di una saga cinematografica di straordinario successo. Fa quindi discutere, ma non stupisce poi più di tanto, che 46 anni dopo, Sylvester Stallone, torni a battere cassa sui diritti chiedendo "un atto di giustizia da parte di questo gentiluomo 93enne", cioè al produttore Irwin Winkler. Una vicenda che sta facendo molto discutere e che ricorda altri esempi illustri, uno fra tutti quello che riguardò Clare Torry, i Pink Floyd e un album leggendario che usciva tre anni prima di Rocky: The dark side of the moon.

Clare chi?

Clare Torry faceva la vocalist e negli anni 70 era conosciuta solo da una ristretta cerchia di addetti ai lavori. La sua grande occasione arrivò quando Alan Parsons, in qualità di capo tecnico audio della band, la chiamò agli Abbey Road Studios per registrare il lungo assolo vocale che si sente in The great gig in the sky, quinta traccia (leggendaria) di quello che diventerà il settimo album più venduto di tutti i tempi nel Regno Unito, tra i 25 più venduti negli Stati Uniti e – in generale – uno di quelli che ha venduto di più al mondo: 50 milioni di copie.

Trenta sterline per una leggenda

"Il 21 gennaio 1973 venni invitata allo studio 3 di Abbey Road - raccontò la cantante - A malapena avevo sentito parlare dei Pink Floyd. La canzone che dovevo eseguire si sarebbe chiamata The great gig in the sky e l'album - forse! - The dark side of the moon. La band mi fece sentire questa sequenza scritta dal tastierista Richard Wright. "Non cantare nulla", mi dissero. "Improvvisa". Immaginai la mia voce come una chitarra solista e mi sentii come una Gospel Mama. Dopo poche registrazioni il gruppo era soddisfatto e potei tornare a casa con la retribuzione che mi spettava. Era domenica e presi paga doppia: per tre ore di lavoro, 30 sterline […] A parte Gilmour, gli altri componenti della band sembravano terribilmente annoiati da tutta quella storia del disco. Mi dissi: "Questa registrazione non vedrà mai la luce!". Le cose, come si sa, andarono diversamente.

Ricchezza ma non per tutti

Il successo del disco portò improvvisa ricchezza a tutti i membri del gruppo: Rick Wright e Roger Waters si comprarono grandi case di campagna e Nick Mason divenne un collezionista di auto di lusso. Alan Parsons ottenne una candidatura ai Grammy Awards 1974 e iniziò una carriera da musicista di successo, ma soldi pochi: il suo stipendio era di 35 sterline a settimana. "Ogni tanto mi rendo conto con frustrazione - disse - che loro fecero non so quanti milioni, al contrario di tante altre persone coinvolte nel disco", come appunto, Clare Torry, che 31 anni dopo riuscì ad avere giustizia.

Il riconoscimento dei diritti in tribunale

Nel 2004 la donna citò in giudizio i Pink Floyd e la casa discografica Emi per le mancate royalty, affermando di aver contribuito, anche artisticamente, al successo del brano (originariamente accreditato al solo Richard Wright). All'inizio del 2005 l'Alta Corte di Giustizia britannica le diede ragione e la dichiarò co-detentrice dei diritti d'autore sulla canzone. Tutti i dischi stampati dopo il 2005 riportano, infatti, Torry/Wright come autori del brano. Per quanto riguarda i termini economici, si è invece raggiunto un accordo extragiudiziale, del quale però non si sa nulla. Ma Stallone non ha seguito questa strada.

Il successo di Rocky e le rivendicazioni di Stallone

L'attore, bisogna ricordarlo, all'epoca ricevette 75mila dollari sia come attore che in qualità di sceneggiatore e anche una percentuale sugli incassi, che gli fece guadagnare 2,5 milioni di dollari, una somma niente male, visto che era praticamente al verde, e non chiese niente di più perché "c'era una sorta di codice di condotta in questo business a quel tempo e non si andavano a scompigliare le piume della gallina dalle uova d'oro", disse in una intervista di qualche anno fa. Insomma, ha sempre ritenuto di essere stato pagato equamente, ma ora vorrebbe lasciare alla famiglia qualcosa di ciò che ha fatto.

Da molto tempo Sly manifesta il suo disappunto per come è andata la questione della distribuzione dei diritti della serie di film incentrati sul pugile e dell'intero franchise che lui stesso ha contribuito a fare nascere: un incasso di quasi tre miliardi di dollari, se si considerano i sei film della serie e i successivi due spin off Creed'. "Vorrei davvero riavere almeno un po' di ciò che è rimasto dei miei diritti", rivendica ora l'attore, 76 anni appena compiuti, rivolgendosi al produttore Irwin Winkler.

Il film all'epoca vinse tre Premi Oscar (miglior film, per la regia di John G. Avildsen e per il montaggio, su dieci candidature complessive). E per Sylvester Stallone? La consacrazione come interprete e sceneggiatore di un cult, la soddisfazione di essere il terzo dopo Charlie Chaplin e Orson Welles a ricevere la nomination all’Oscar sia come sceneggiatore che come attore per lo stesso film, una manciata di soldi e nessun diritto d'autore. Una questione che all'attore non è mai andata giù e che di tanto in tanto torna a riproporre, come ha fatto di recente.

Un film a basso costo

Il film costò pochissimo e fu girato in meno di un mese a risparmio. Nel cast non c’era nessun attore famoso. La trama poi... Il protagonista era un "loser", un perdente, un pugile italo-americano di Philadelphia che borbottava battute incomprensibili. Alcune riprese rimaste memorabili sono state girate al risparmio: la scena del primo appuntamento fra Rocky e Adriana, quello in cui lui parla ininterrottamente mentre lei pattina su una pista deserta da pattinaggio sul ghiaccio, non era prevista in quel modo dal copione. Stallone aveva pensato di girarla mentre la pista era piena, ma il regista John G. Avildsen lo convinse a cambiarla perché assumere delle comparse sarebbe stato troppo costoso.

Buona la prima

Un’altra scena piuttosto famosa, quella del dialogo fra Rocky e Adriana la notte prima dell’incontro contro Apollo Creed, rischiava di non essere nemmeno girata: poiché era in ritardo sui tempi, la produzione suggerì di tagliare la scena. Stallone insistette per girarla ma ebbe a disposizione un unico tentativo, che fu quello che poi finì nel film.

Le scene di corsa

Sempre a causa del budget ridotto, le famose scene in cui Rocky corre per le strade di Philadelphia (replicate da milioni di turisti) vennero registrate praticamente di nascosto, senza alcun tipo di permesso: quando per esempio il pugile attraversa correndo un mercato durante il suo allenamento mattutino, attorno a lui non c’erano comparse ma ignari clienti. Nella stessa scena qualcuno lancia a Stallone un’arancia: nonostante non fosse previsto dal copione, finì lo stesso nella versione finale del film.

Tengo famiglia

Stallone, in un post su Instagram accusa il produttore di non avergli assegnato alcuna parte dei diritti della serie dei film. L'attore statunitense lo raffigura come un serpente dalla lingua a forma di coltello. E, all'insegna dell'italico "tengo famiglia" chiede a Winkler di dargli "almeno un poco di quel che è rimasto dei miei diritti prima che vadano solo ai tuoi figli. È un argomento doloroso che mi mangia l'anima - ha concluso Sly - Voglio lasciare qualcosa di Rocky ai miei figli".