Edoardo Gabbriellini: “Il mio thriller sentimentale per esorcizzare le paure di padre”

Edoardo Gabbriellini: “Il mio thriller sentimentale per esorcizzare le paure di padre”
(ansa)

‘Holiday’ è uno dei tre film italiani in concorso, storia di una diciottenne accusata di aver ucciso la madre e l’amante di lei. E sugli aiuti al cinema dice: “La cultura deve essere concepita anche a perdere”

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È l’inizio dell’estate, quelle settimane di giugno dove in un paesino della Liguria si fanno i primi bagni, si comincia ad assaporare la libertà delle vacanze. Ma per Veronica Fois non è una vacanza; è il ritorno a casa dopo 22 mesi di carcere e un lungo processo che in primo appello l’ha scagionata dalla morte della madre e dell’amante di lei, grazie alla testimonianza chiave della sua migliore amica, Giada. Il film di Edoardo Gabbriellini Holiday è uno dei tre titoli in concorso alla Festa di Roma (con C'è ancora domani di Paola Cortellesi e Mi fanno male i capelli di Roberta Torre) ed è un thriller sentimental sensuale che racconta il mondo che gira intorno ai casi di cronaca nera che riguardano i ragazzi. Veronica (Margherita Corradi), ha solo vent’anni e tutta la vita davanti, ma è difficile guardare al futuro quando gli occhi di tutti sono ancora rivolti a quel tragico evento. Attraverso i ricordi suoi e della migliore amica Giada (Giorgia Frank), il film riavvolge il nastro di una storia che più avanza, più si fa ambigua. Il film arriva nelle sale come evento il 23, 24 e 25 ottobre.

'Holiday', il thriller sensual sentimentale di Edoardo Gabbriellini

Edoardo Gabbriellini qual è la fonte di ispirazione per questo film? C’è stata una suggestione dovuta ai casi di questi giovani che si ribellano in modo violento alla famiglia?
”Sì certo non soltanto alla famiglia, alla società e a loro stessi. La suggestione iniziale viene da un accumulo di questi casi letti sui giornali e anche come una sorta di esorcismo da padre di un diciannovenne. Per tenere lontane certe possibilità di un momento così fragile e delicato come quello dell’adolescenza nel tentativo di costruire la propria identità”.

Ha coinvolto suo figlio nella scrittura del film?

"Sì, gli ho fatto leggere alcune parti di dialogo perché volevo fossero realistiche e poi l’ho coinvolto perché si diverte a scrivere musica e c’è un suo brano nella colonna sonora, C’est la vie di Artu G (Arturo Gabbriellini con Riccardo Tosolini, ndr)”

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Holiday come l’albergo dove è avvenuta questa strage ma anche come una sorta di condizione esistenziale.

"Siamo in una località balneare in una stagione alla fine della scuola, la vacanza è l’inizio di tutto: la spiaggia, i primi baci… è la stagione della vita che viene raccontata. E poi volevo un titolo in contrasto con quella prigionia esistenziale che vive la protagonista e come le dice il padre dopo il primo processo e l’assoluzione: ‘Non sei in vacanza’. C’è un giudizio mediatico che ti porti dietro, una lettera scarlatta che non l’abbandona mai. Non sei in vacanza”.

Che lei sia innocente e colpevole forse non è così importante per il racconto del film. Quello che emerge è quello che gira intorno a lei e alle sue reazioni dalla signora che si sente in diritto di dirle “io ho sempre creduto alla tua innocenza”…

"Per me è uno degli interventi subdolamente più violenti, lei è convinta di essere nel giusto ad andarle a parlare. Eppure io lo trovo violento come l’attacco sui social della tiktoker che ironizza e specula sulla vicenda. Il guaio dei social per me che non sono cresciuto con quel tipo di linguaggio, non sono nato con questi codici e ho dovuto piano piano codificarli, è il fatto che ci condizionano totalmente. Oggi devi stare molto attento perché ti puoi ritrovare su quel palcoscenico pubblico pur non essendo nessuno attraverso una dichiarazione che non aderisce alla società o a parte della società. Può essere un canone estetico di bellezza come è tematico nel nostro film, oppure politico, etico”.

Come ha trovato la sua protagonista, esordiente assoluta?

“Dopo un lungo street casting in Liguria, dove si svolge il film, ero rimasto colpito da Margherita ma soprattutto quello che mi ha colpito di più è stato il suo atteggiamento impertinente quando l’abbiamo chiamata per rivederla ci ha detto ‘Scusate ma non posso venire, devo studiare’. Ho pensato che ci fosse quell’energia stupenda che cercavo per il personaggio, poi dopo un incontro molto divertente in cui era lei che metteva alla prova me le ho chiesto di venire con alcune sue amiche. E ho trovato Giada cioè Giorgia Frank. Penso che questa complicità reale di amicizia vera abbia regalato una grande intimità al film”.

È d’accordo con la definizione di thriller sentimental sensuale?

"Sì perché è un racconto che ha a che fare coi corpi che ho cercato di osservare con discrezione perché è l’età in cui i corpi occupano lo spazio, spesso con un grande senso di inadeguatezza. La sessualità è un elemento fondante di questo film”.

Il suo primo film ‘B.B. e il cormorano’ è di vent’anni fa, poi c’è stato ‘Padroni di casa’, undici anni fa e ora questo. Che regista è?

"Pigro direi. Devo abbandonare questi miei ritmi messicani perché non ho tutta la vita davanti quindi cercherò di velocizzare il processo. Nel frattempo ho fatto altro, ho diretto un documentario, ma credo ci sia anche una forma di insicurezza. Cambierò”.

Delle polemiche legate ai tagli dei fondi per il cinema cosa pensa?

"Oggi non si può concepire quel tipo di intervento finanziario necessariamente con un ritorno, devono esserci delle motivazioni precise ogni volta che si decide di finanziare un film da quella fonte: un interesse culturale. Se oggi si pensa che devono rientrare dei soldi al botteghino dei teatri è ovvio che è impossibile, quella realtà non esiste più. Esiste una filiera in questa industria e deve essere concepita l’idea della cultura a perdere. Rispetto al concetto della casta faccio veramente fatica a entrare nel merito perché mi sembra un gioco demagogico e politico e preferisco tenermi fuori”.

'Ovosodo', il film generazionale di Paolo Virzì torna restaurato

Chiudiamo col restauro di Ovosodo presentato alla Festa di Roma. Qual è il ricordo più forte del film con Paolo Virzì?

"Tutto è partito da lì, il ricordo è sempre meraviglioso. Intanto la frase che nella vita mi è stata detta più volte, insieme a “favorisca i documenti” è sicuramente: ‘Te sei quello di Ovosodo?’ Anche oggi quel film fa ancora parte della mia vita, è una figura accanto a me, andiamo sempre insieme. Io e lui”.

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