Il conflitto in Medioriente irrompe alla cerimonia degli Oscar. Il regista Jonathan Glazer: “Sono tutte vittime delle deumanizzazione”

Le star con le spillette per il cessate il fuoro, le parole di Mark Ruffalo, di Cillian Murphy e del regista de ‘La zona di interesse’: “Parlo sia per le vittime del 7 ottobre che per quelle degli attacchi a Gaza”

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Spille che invocano il cessate al fuoco e discorsi contro la “disumanizzazione”. Il conflitto in Medio oriente fa irruzione alla cerimonia degli Oscar. Già prima dell'inizio, circa mille manifestanti avevano bloccato il traffico vicino al Dolby Theatre, dove si svolgeva la serata.

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(reuters)

Molte le star che hanno indossato le spillette che chiedono un cessate il fuoco a Gaza, tra i tanti i fratelli Billie Eilish e Finneas O'Connell, Milo Machado-Graner e Swann Arlaud di Anatomia di una caduta, Mark Ruffalo che sul tappeto rosso ha detto: "Sta iniziando. Siamo in ritardo. La protesta palestinese ha fermato gli Oscar stasera. Vince l'umanità".

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Colpisce poi il discorso pronunciato da Jonathan Glazer, regista de La zona di interesse, inglese di famiglia ebraica che ritirando l'Oscar per il suo film su Auschwitz ha detto: "Tutte le nostre scelte sono state fatte per il presente, il film è una riflessione sul passato ma anche sull'oggi e sulla nostra deumanizzazione. In questo momento, siamo qui come uomini che rifiutano il loro ebraismo e l’Olocausto, dirottati da un’occupazione che ha portato al conflitto così tante persone innocenti. Che si tratti delle vittime del 7 ottobre e quelle degli attacchi a Gaza sono tutte vittime di questa deumanizzazione”.

Di guerra e di pace ha parlato anche Cillian Murphy, premiato come migliore attore protagonista per Oppenheimer: "Nel bene o nel male viviamo tutti nel mondo di Oppenheimer. Per questo mi piace dedicare questo premio a tutti coloro che cercano la pace nel mondo".

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