La Mostra degli spiriti: gotico e fantasmi ma con tanta ironia. Burton e Mastandrea saltano nel mistero

La Mostra degli spiriti: gotico e fantasmi ma con tanta ironia. Burton e Mastandrea saltano nel mistero
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L’artista americano con “Beetlejuice Beetlejuice” riesplora un cult di 36 anni fa. Il regista romano con “Nonostante” racconta di vite sospese

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Venezia – Il treno oscuro di Tim Burton e il traghetto candido di Valerio Mastandrea puntano verso l’aldilà, senza fermate. Ma i personaggi non sono pronti alla destinazione finale, malgrado l’accattivante coreografia soul alla stazione, o quel ponentino leggero che invita a lasciarsi trasportare, corpo e anima. Preferiscono restare incastrati tra vita e morte, quotidianità e oltretomba, in quel sospeso che consente scelte e riflessioni, correre il rischio delle emozioni.

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È una Mostra degli spiriti, quella che s’è aperta con Beetlejuice Beetlejuice e, nella sezione Orizzonti, con Nonostante. Che sceglie la chiave della risata, del romanticismo e della lievità, pur affrontando i grandi temi esistenziali. La giostra gotica del regista californiano che riesplora un film culto di 36 anni fa e il simbolismo ospedaliero dell’attore romano alla seconda prova dietro la macchina da presa. Entrambi accompagnati da una componente musicale potente. Un palloncino rosso — non quello di It — prima che la rassegna veneziana diventi, nei prossimi giorni, specchio e palcoscenico della tragedia del reale, un cinema che affronta i conflitti in Ucraina e Medio Oriente, dei barconi e delle famiglie divise al confine tra Messico e Stati Uniti.

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Tim Burton, accompagnato da Monica Bellucci, consegna con Beetlejuice Beetlejuice (in sala il 5 settembre con Warner) il seguito del suo film più libero ed eccentrico, un’opera molto personale: «Negli ultimi anni sono rimasto deluso dall’industria cinematografica — spiega — Mi sono reso conto che sarei dovuto ripartire dal cuore. Come il personaggio di Winona Ryder, che ha trasformato la sua capacità di comunicare con l’aldilà in misero show. Invecchiando anche la mia vita ha preso direzioni diverse da quelle previste. Forse, come artista, mi ero un po’ perso anch’io. Questo film mi ha restituito l’energia. Penso di essermi ritrovato».

Qualcuno parla di un film manifesto e in effetti tornano i temi e la cifra di Burton: l’aldilà — materico e non da effetto digitale — è più spassoso, colorato, musicale della realtà, i mostri umanissimi — a partire da Bob con la testa rimpicciolita e i suoi simili in giacca giallo Minions — fanno meno orrore dell’ipocrisia piccolo borghese dei vivi, la fuffa della videoarte, le finte mistiche new age di chi guarda solo al portafoglio.

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Anche lo Spiritello Michael Keaton mostra il suo punto debole, l’ex moglie, una sposa cadavere, viso e corpo (stupendi) di Monica Bellucci tenuti su con le graffette, sensuale e vendicativa «una metafora della vita, tutti abbiamo cicatrici e lei, fatta a pezzi, riesce a tornare» spiega l’attrice. Burton riparte dai legami familiari arruolando come “nipote” la Mercoledì Jenna Ortega. Bellucci sottolinea: «Sono tre generazioni di donne che si amano e sostengono, anche quando sono in contrasto. È il messaggio giusto per l’oggi».

Valerio Mastandrea a Venezia 81 con 'Nonostante': "La fragilità è un valore, serve coraggio per abbandonarsi alle emozioni"

Valerio Mastandrea risponde ironico all’accostamento tematico tra i film. «Tim mi aveva visto come Ginko in Diabolik, mi hanno detto che ci sono assonanze tematiche e mi vergogno per me». Anche il suo Nonostante (in sala a marzo 2025 con Bim) è un film personalissimo. «Non sulla morte ma sull’amore, ambientato in un contesto originale». Un reparto ospedaliero di pazienti “sospesi”, che si aggirano osservando invisibili, come gli angeli di Wenders, le vite degli altri. Come nel mondo di Burton, l’altrove di Nonostante è più accattivante della vita quotidiana, tornarci per chi è “sospeso” diventa qualcosa che separa. «Parliamo del coraggio di abbandonarsi alle emozioni di cui hai paura. L’amore per antonomasia ti rende fragile. Ma se la fragilità la racconti come valore e non difetto, arriva un’immagine del maschio che è diversa».

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Il sentimento ti dà la forza di scegliere: «Questo film è dedicato a chi se la rischia, perché l’amore è scomodo. Volevo raccontare le persone che non hanno mai dubbi su come stanno vivendo, che hanno paura a uscire dal tracciato». C’è la bella scena di un abbraccio-addio tra due amici. Vengono in mente Claudio Caligari e Mattia Torre. Il film è dedicato al padre di Valerio, Alberto: «Il titolo arriva dalla poesia di Angelo Maria Ripellino. Quand’era in sanatorio, in Repubblica Ceca, chiamava sé stesso e gli altri ricoverati “nonostante”, avverbio che si fa sostantivo e indica chi “sbilenco, sgualcito, piegato da raffiche, si oppone all’insolenza della vita”. Papà era un “nonostante”».

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