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Almodóvar vince il Leone d’oro, premiata anche l’Italia con ‘Vermiglio’ di Maura Delpero: vincono i temi importanti con film che parlano al grande pubblico

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La Mostra del cinema di Venezia si conclude con il massimo riconoscimento a ‘La stanza accanto’ del regista spagnolo. Una cerimonia interrotta da colpi di scena e interventi politici, dal lutto che ha colpito Nicole Kidman all’appello di Nanni Moretti contro la legge sul cinema
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VENEZIA – Un Leone d’oro annunciato eppure emozionante, quello a La stanza accanto di Pedro Almodóvar, incastonato in un palmarès coerente e prevedibile. Il filo rosso è la scelta di temi importanti — eutanasia, aborto, memoria, sessualità repressa, estremismi — affiancati all’intenzione di raggiungere un pubblico largo, senza spettacolarità. E soprattutto storie, sguardi, creatività al femminile, un immaginario a cui Almodóvar, va detto, non è mai stato lontano.

'La stanza accanto', il film di Pedro Almodóvar con Tilda Swinton e Julianne Moore

L’esponente massimo della tendenza è il Leone d’argento italiano, assegnato alla 48enne Maura Delpero: Vermiglio è la sua opera seconda, le quattro stagioni d’un paesino della Val di Sole, 1944, il tema delle radici, l’epica intima e rigorosa di olmiana memoria al servizio di una storia di maternità e sacrificio. Il pubblico lo ve…

VENEZIA – Un Leone d’oro annunciato eppure emozionante, quello a La stanza accanto di Pedro Almodóvar, incastonato in un palmarès coerente e prevedibile. Il filo rosso è la scelta di temi importanti — eutanasia, aborto, memoria, sessualità repressa, estremismi — affiancati all’intenzione di raggiungere un pubblico largo, senza spettacolarità. E soprattutto storie, sguardi, creatività al femminile, un immaginario a cui Almodóvar, va detto, non è mai stato lontano.

'La stanza accanto', il film di Pedro Almodóvar con Tilda Swinton e Julianne Moore

L’esponente massimo della tendenza è il Leone d’argento italiano, assegnato alla 48enne Maura Delpero: Vermiglio è la sua opera seconda, le quattro stagioni d’un paesino della Val di Sole, 1944, il tema delle radici, l’epica intima e rigorosa di olmiana memoria al servizio di una storia di maternità e sacrificio. Il pubblico lo vedrà in sala dal 19 settembre.

'Vermiglio' a Venezia 81 la grande famiglia di Maura Delpero

«Evviva — dice sul palco la regista — questo film è nato da un sogno, non sapevo che sarei finita in un sogno come questo. Grazie alla Val di Sole per averci aperto le porte e alle famiglie per averci affidato i loro bambini. Il film è stato realizzato con il sostengo pubblico, senza quei fondi avrebbe dovuto tradire sé stesso. Grazie a mia figlia di pochi mesi che ha sopportato la mamma regista e il papà attore. Conciliare lavoro e famiglia, cosa difficile, in particolare per le donne. Spero che la società senta il problema come suo».

Maura Delpero, regista di 'Vermiglio' 

Alle donne la società lascia il fardello dell’aborto clandestino: questo il tema del film April, premio speciale della giuria, firmato dalla 38enne Dea K’ulumbegashvili, storia di una ginecologa che pratica aborti fuorilegge nei villaggi della Georgia. Tra i produttori Luca Guadagnino. La liturgia dei premi — manca un film clamoroso come Povere creature! — è interrotta da colpi di scena e interventi politici. Addolora il lutto di Nicole Kidman nel giorno in cui vince la Coppa Volpi per Babygirl dell’olandese Halina Reijn, a cui affida il messaggio: «Oggi sono arrivata a Venezia e ho scoperto che mia madre è mancata. Sono scioccata, devo tornare dalla famiglia. Il premio lo dedico a lei che mi ha creata, guidata: Janelle Ann. Il mio cuore è a pezzi».

La regista di 'Babygirl', Halina Reijn, ritira la Coppa Volpi per Nicole Kidman 

Ancora, due sorelle registe francesi, Delphine e Muriel Coulin, consegnano con il film Noi e loro la Coppa Volpi a Vincent Lindon, padre operaio con un figlio sedotto dalla violenza dell’estrema destra. Leone d’argento alla regia del favorito dei critici, The brutalist dell’americano Brady Corbet: viaggio oscuro nel Secolo breve, la storia dell’architetto ebreo László Tóth, emigrato dall’Ungheria negli Usa nel 1947, passato dalla povertà al pantheon dei brutalisti. «Il mondo spesso è crudele con gli artisti, dobbiamo sostenerci e dire no alle corporazioni che vogliono controllarci».

A Brady Corbet la miglior regia per 'The brutalist' (ansa)

Premio alla sceneggiatura (di Murilo Hauser e Heitor Lorega) di Sono ancora qui di Walter Salles, storia di una donna con marito desaparecido in Brasile. Ancora l’Italia nel premio a Francesco Gheghi per Familia e il restaurato Ecce bombo di Nanni Moretti, che sul palco invita produttori e registi ad essere più reattivi «nei confronti di una pessima legge sul cinema».

'Familia', a Venezia 81. Barbara Ronchi: "L’attore è un atleta del cuore, a volte te lo devi rompere”

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