Willem Dafoe è stato Gesù Cristo per Martin Scorsese, Pier Paolo Pasolini per Abel Ferrara, Vincent van Gogh per Julian Schnabel. Ha iniziato a teatro e al teatro è tornato come direttore della Biennale di Venezia. Ha lavorato con registi grandissimi come David Lynch, Wim Wenders, Wes Anderson, Yorgos Lanthimos, Tim Burton, ma ha fatto incursione anche nel cinema da blockbuster, suo il villain Goblin nella trilogia di Spider-Man di Sam Raimi.
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William James Dafoe, da tutti conosciuto come Willem, il 22 luglio compie 70 anni e 45 di carriera cinematografica (il debutto nel film del 1980 I cancelli del cielo di Michael Cimino non accreditato) e più di cinquanta di quella teatrale. Nel ‘72 era entrato nel gruppo teatrale d'avanguardia Theatre X, con il quale aveva girato in tournée, sia negli Stati Uniti sia in Europa. Nato a Appleton, Wisconsin il 22 luglio del 1955 in una famiglia borghese, settimo di otto figli, padre chirurgo. Come ha avuto modo di raccontare parlando di Povere creature!: “Sono cresciuto in continuo contatto con gli strumenti chirurgici perché spesso, per esempio accompagnavo mio padre quando faceva il giro di visite nella sua clinica – ha detto a Repubblica – Da adolescente praticamente facevo il portiere nella clinica di mio padre, sono stato in mezzo ai laboratori, alla medicina, alla malattia, ai tentativi di curarsi, ai tentativi di tornare sani”.
Quattro nomination agli Oscar, altrettante ai Golden Globe, una Coppa Volpi nel 2018 per Sulla soglia dell'eternità sul tormento di Vincen van Gogh. A Venezia quell’anno aveva detto: "Ogni ruolo è differente, con la mia interpretazione non cerco mai l'imitazione ma piuttosto di avere e fornire un'esperienza a partire dallo scenario che stiamo creando. Con personaggi come Pasolini, T. S. Eliot o Gesù ho avuto l'opportunità di attingere a un incredibile quantità di fonti di ispirazione. Ruoli come questi possono essere esperienze che ti cambiano la vita per sempre e per un attore una tale trasformazione ti porta veramente a essere qualcun altro”. Nel 1977 si trasferisce a New York dove fonda la sua compagnia, Wooster Group, nel 1981 il primo ruolo importante sul grande schermo, il sergente Elias Grodin in Platoon di Oliver Stone, per cui ottiene la sua prima candidatura agli Oscar.
Nella carriera cinematografica ha realizzato più di centocinquanta film, e nonostante l’impegno con la Biennale Teatro, il suo carnet di film in arrivo è sempre pieno. In Italia ha girato con Saverio Costanzo Finalmente l’alba in cui era il mercante d’arte Rufo Priori, solo negli ultimi due anni ha lavorato all’audace Kinds of Kindness di Yorgos Lanthimos (2024), al sequel Beetlejuice Beetlejuice di Tim Burton (2024), alla commedia celebrativa della prima puntata del Saturday Night di Jason Reitman, all’horror Nosferatu accanto a Lily Rose Depp di Robert Eggers (2024), era nel fantasy The Legend of Ochi di Isaiah Saxon (2025) e nel corale La trama fenicia di Wes Anderson (2025) presentato al festival di Cannes.
Dal 2005 ha la doppia nazionalità, americana e italiana, avendo sposato l'attrice e regista Giada Colagrande. Si sono conosciuti sul set dell'amico Wes Anderson mentre giravano Le avventure acquatiche di Steve Zissou; un anno dopo nel 2005 erano in Campidoglio a Roma con il manager di lui e l'editore di lei a fare da testimoni. Da allora vivono tra Roma e New York e fuori Roma hanno una piccola fattoria con un allevamento di alpaca.