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Il Duca Bianco arriva in Italia con il docufilm “Bowie: The final act”

Il Duca Bianco arriva in Italia con il docufilm “Bowie: The final act”
(reuters)

Nei cinema il 25, 26 e 27 maggio. Filmati d'epoca e testimonianze, a 10 anni dalla morte avvenuta il 10 gennaio del 2016

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Ziggy Stardust, il maggiore Tom di Space Oddity perso nello spazio ma anche il Duca Bianco berlinese di Station to Station e molto altro ancora. A dieci anni dalla scomparsa di David Bowie, nome d’arte di David Robert Jones (classe 1947), nato nella periferia di Brixton e diventato una delle figure più influenti della musica mondiale, arriva nelle sale italiane Bowie: The Final Act. Il docu-film diretto dal regista Jonathan Stiasny e co-prodotto da un consorzio di emittenti europee tra cui spiccano Channel 4 e Arte, sarà disponibile con un evento speciale per soli tre giorni il 25, 26 e 27 maggio, in oltre 150 cinema grazie alla distribuzione curata da Madison Pictures e alla collaborazione con il media partner Radio Capital.

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Su David Bowie tanto si è scritto e prodotto: dai primi anni fra il folk-pop al glam-rock, passando per il film del 1976 di Nicolas Roeg L’uomo che cadde sulla Terra, fondamentale nella vita artistica di Bowie, che lo vede nella parte di un extraterrestre costretto a vivere per sempre sul nostro pianeta, e che nello stesso anno porta poi l’artista a vestire i panni del Duca Bianco nella trilogia berlinese, con sonorità elettroniche, dove nelle sue ballate cantava algido: “Guido come un demone di stazione in stazione” fino ad arrivare a Blackstar e al musical Lazarus del 2015, poco prima della morte, opera rock creata da David Bowie ed Enda Walsh, concepita come sequel del romanzo e film L'uomo che cadde sulla Terra. Il musical ha debuttato a New York nel 2015, ed è considerato l'ultima opera creativa di Bowie prima della sua scomparsa, spesso descritta come un testamento artistico che vede protagonista il personaggio di Thomas Jerome Newton.

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L’artista resta una delle figure più importanti e controverse della cultura contemporanea e un'icona globale di musica e stile. Il documentario di Jonathan Stiasny prova ad allontanarsi dalle biografie agiografiche e in oltre novanta minuti propone un viaggio visivo e sonoro che esplora gli ultimi tre decenni dell'artista. Dal successo degli stadi degli anni Ottanta di Let's Dance alle sperimentazioni decadenti e new romance degli anni Novanta, incluso il gruppo hard rock Tin Machine che fece discutere la critica. Poi, all'inizio del nuovo millennio, il trionfale ritorno sul palco del Festival di Glastonbury nel 2000 che rilancia David Bowie a livello internazionale. Seguono due tour e poi il buio per motivi di salute.

(ansa)

Il documentario culmina, in un crescendo emozionale, con le blindatissime sessioni di registrazione di Blackstar, il monumentale e ultimo album uscito appena due giorni prima della sua morte avvenuta il 10 gennaio 2016. A descrivere il percorso e il genio creativo di Bowie, ci sono rari filmati d'archivio intrecciati alle testimonianze di amici, musicisti e collaboratori di lungo corso. Dallo storico produttore Tony Visconti, passando per Mike Garson ed Earl Slick, fino ad arrivare a esponenti di spicco dell'avanguardia musicale come Moby, Gary Kemp e Goldie che lo definisce "un profeta della cultura". A queste interviste si aggiungono le riflessioni dell'astronauta Chris Hadfield e dello scrittore Hanif Kureishi. Infine, il regista regala uno sguardo familiare includendo due contributi dei figli: Zowie, oggi il regista Duncan Jones, nato dal matrimonio con Angie Barnett e Alexandria Zahra Jones, nata dalla seconda moglie Iman Abdulmajid.

"Portare Bowie: The Final Act al pubblico italiano rappresenta per noi un grandissimo privilegio - dice Manuele Ilari, presidente di Madison Pictures – con questa uscita-evento di tre giorni vogliamo offrire agli spettatori non solo la celebrazione di un patrimonio musicale immenso a dieci anni dalla sua scomparsa, ma anche un ritratto autentico dell'uomo dietro l'icona capace di trasformare fino all'ultimo istante la propria vulnerabilità in pura arte".

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