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Baraccone Eurovision e l’elefante nella stanza

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Uno show che per grammatica televisiva non somiglia a niente di quanto passa da noi. I conduttori Gabriele Corsi e BigMama funzionano come qualcosa che si ascolta davvero raramente
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Il finale lo ha scritto Hitchcock in persona. Israele che sta quasi per vincere e questo dopo che la partecipazione della cantante sfuggita alla morte il 7 ottobre è stata per una settimana il classico elefante nella stanza. Contestazioni dentro e fuori, la voglia degli organizzatori di parlare assolutamente d’altro, tutti a girarci intorno, all’elefante, a far finta di niente, a tapparsi le orecchie ai fischi e a minacciare sanzioni. Meglio non pensare a cosa sarebbe successo in caso di vittoria – nel mondo non si parlerebbe d’altro, ora: il controtenorino austriaco che ha sorpassato sul traguardo con scatto di reni ha in pratica salvato il pianeta, o qualcosa del genere.

Un altro Eurovision Song Contest è andato, la sua musica ha fi…

Il finale lo ha scritto Hitchcock in persona. Israele che sta quasi per vincere e questo dopo che la partecipazione della cantante sfuggita alla morte il 7 ottobre è stata per una settimana il classico elefante nella stanza. Contestazioni dentro e fuori, la voglia degli organizzatori di parlare assolutamente d’altro, tutti a girarci intorno, all’elefante, a far finta di niente, a tapparsi le orecchie ai fischi e a minacciare sanzioni. Meglio non pensare a cosa sarebbe successo in caso di vittoria – nel mondo non si parlerebbe d’altro, ora: il controtenorino austriaco che ha sorpassato sul traguardo con scatto di reni ha in pratica salvato il pianeta, o qualcosa del genere.

Un altro Eurovision Song Contest è andato, la sua musica ha finito per fare il suo dovere per intero – compreso il far azzerare l’audio a molti per non farsi distrarre, con roba inascoltabile al 90 per cento, dalla visione ultracolorata di scenografie e diavolerie kitsch servite con mostruosa precisione di tempi e modi, a servire lo storico baraccone. Sul fatto che lo sia di meno o di più rispetto al passato, c’è dibattito: sul fatto che sia meglio o peggio, idem. Buon per chi ci tiene.

Il buon Lucio Corsi si è vestito di tranquillità assoluta rispetto a chi pensava che fosse inadeguato alla bisogna e lì tutti hanno alzato l’audio del televisore: un figurone, qui e là anche commovente, al pari di Topo Gigio, ovvero il più professionale e meglio vestito degli annunciatori di voto del finale (a proposito, da anni si dice che quel meccanismo con i voti che si aggiungono e le canzoni che si spostano è l’idea televisiva del secolo - scorso - e soprattutto nessuno è andato a dormire pensando: scoprirò domani chi ha vinto). E su Corsi va ricordato, e dato merito, che l’ascesa è stata puramente televisiva, con la scoperta e valorizzazione che ne ha fatto Carlo Verdone nella recente stagione del suo Vita da Carlo.

La Rai non ha ancora deciso quanto voler bene a Eurosong, nel timore che possa risultare un giorno molto più accattivante di Sanremo – non succederà. E sabato sera si è incredibilmente persa – mandando la pubblicità – la Hunziker che intonava Volare, un omaggio diretto proprio all’Italia, peraltro. Cose da non credere. E però Gabriele Corsi (al netto di certi devastanti giochi di parole, ma i giochi si parole o sono devastanti o non sono) e BigMama ne sono usciti come qualcosa che funziona e si ascolta davvero raramente – e questo è anche merito di Eurosong, che per grammatica televisiva non somiglia a niente di quanto passa da noi.

Momenti che resteranno: la conduttrice comica che mangia la fonduta in diretta. Sugli altri, a giudicare i commenti che si leggono, ognuno ha il suo. Il baraccone, o ex tale, dà appuntamento l’anno prossimo in Austria. Che suona assai più rassicurante della soluzione alternativa e hitchcockiana di cui sopra.

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