✕

Nicole Kidman a Cannes: “Produco per le donne, è la mia salvezza”

La diva, protagonista dell’incontro “Kering Women in motion”: “Se vogliamo nuove registe allora investiamoci soldi”
2 minuti di lettura

CANNES – Pochi divi sanno radunare le folle e creare l’aspettativa come Nicole Kidman, ormai ambasciatrice vera del cinema al femminile e quindi perfettamente incastonata in questa edizione del festival di Cannes che vede sette registe nel concorso principale.

Il titolo dell’incontro, uno dei Kering Talk organizzati dalla fondazione Kering Women in Motion, lo consegna la stessa Kidman con la quale ci troviamo in un affollato ascensore a scendere i sette piani dell’hotel Majestic. Qualcuno si complimenta dell’incontro, lei è fiera soprattutto di aver detto “se vogliamo credere davvero al cinema delle donne, allora dobbiamo metterci i soldi: servono finanziatori per nuove registe”.


Per attivare l'iscrizione alla newsletter The dreamers, dedicata al cinema e alle serie tv, clicca qui


Questa battaglia la sente e la conosce bene, cita cifre, statistiche, storia. L’avvio della conversazione, mezz’ora prima è stato su cosa significhi per lei il Festival francese: “È un luogo straordinario, con ricordi incredibili. Ricordo la prima volta che sono venuta, mi sembrava un altro mondo. Ero giovane, camminavo su quel tappeto rosso sentendomi molto piccola, ma anche incredibilmente grata. Poi ci sono tornata molte volte, a volte con film molto personali, altre con progetti più grandi. Ma ogni volta è come fosse la prima".

Otto anni fa, proprio qui, fece una dichiarazione pubblica impegnandosi a lavorare con una regista donna ogni diciotto mesi, e le è stato chiesto se davvero immaginava di poterlo realizzare, dato che oggi sono già ventisette le registe con cui ha lavorato da allora. “Volevo renderlo possibile. In quel momento, durante una conversazione, mi resi conto di quanto ci fosse disparità nelle opportunità. Era evidente. Ti trovavi a pensare: ‘ok, lei può fare un ottimo lavoro, ma le viene offerta un’unica occasione’. E se fallisce, è finita’. Creativamente, è una pressione enorme, quasi tossica. Allora ho pensato: Perché no? Perché non impegnarmi davvero a cambiare questo sistema?”

Quanti semi piantati diventano alberi? Cosa prova quando una regista lavora con lei al debutto e poi riesce ad avere finanziamenti per altri film. Al riguardo racconta: “È profondamente emozionante. Vedi la loro gioia, la gratitudine, ma anche la forza che ne nasce. Perché capiscono che non era una chance isolata, ma l’inizio di qualcosa. Ed è per questo che lo faccio. E oggi ci sono così tanti modi per arrivare al pubblico, così tante strade nuove. Penso che si tratti di continuare a cercare quella connessione. Produrre è la mia salvezza".

A proposito di Baby Girl, film presentato alla scorsa Mostra di Venezia in cui era una manager che intesseva una relazione sensuale speciale con un collega molto più giovane, le è stato chiesto se si trattasse ancora una volta di una scelta coraggiosa, e se la spinge il desiderio di cercare costantemente nuovi spazi, anche scomodi.

“Quel film mi ha sorpreso continuamente e anche TikTok ci ha aiutato quando è uscito in sala. E con ‘sorpreso’ intendo che mi ha portata in luoghi emotivi inaspettati. Cerco sempre di non ripetermi, non tanto per reinventarmi, ma per spingermi in territori nuovi, che siano scomodi, sconosciuti, emotivamente rischiosi. Con Marsha, il personaggio che interpreto, qualcuno mi ha chiesto se mi spaventasse. Ho risposto: assolutamente no. È potente, sì. Ma non è la potenza a spaventarmi”.

La diva è in una nuova fase creativa, legata anche alla scrittura e alla creazione di storie: “Scrivo molto. Annoto idee, spunti, personaggi. A volte li condivido con un regista e gli dico: ecco, potresti creare qualcosa partendo da questo. Questo processo nasce da decenni di esperienza, di osservazione, di lavoro. È un modo per restituire”. Tornando alla dichiarazione dell’inizio, nel 2017, l’anno in cui disse che erano pochissimi i film di regista, le è stato chiesto come affrontare il cambiamento nei prossimi otto anni. “Bisogna lavorare. Bisogna sostenere economicamente – ha sottolineati – Trovare mentori, ma anche mentori finanziari, perché spesso il problema è che nessuno vuole investire in una regista sconosciuta. Bisogna prendersi il rischio, crederci, altrimenti nulla cambia”.

Leggi i commenti