CANNES – Non faceva un film da cinque anni il regista iraniano, due volte Oscar, Asghar Farhadi. Il suo ultimo lavoro, Un eroe nel 2021 qui a Cannes ha vinto il Prix speciale della giuria ed era girato in patria. Il regista ha lasciato l’Iran nel 2023 dopo le proteste e le violenze seguite all’uccisione di Mahsa Amini e oggi ha parlato dei tragici fatti avvenuti nell’ultimo mese nel suo Paese.
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“Mentre ero impegnato nella post-produzione di questo film, due avvenimenti tragici sono avvenuti in Iran – ha infatti raccontato il regista – ero a Teheran la scorsa settimana e ho visto quello che è accaduto, la morte di numerosi innocenti, civili e bambini, durante l’attacco subito dall’Iran. E prima della guerra, la morte di numerosi manifestanti che sono scesi in strada per ribellarsi e sono stati massacrati. Entrambi questi fatti sono dolorosi e non saranno dimenticati”.
Poi ha aggiunto: “Prendere posizione, esprimere la propria indignazione di fronte alla morte di civili e innocenti sotto le bombe non significa essere d’accordo con l’esecuzione e il massacro dei manifestanti. Allo stesso modo, provare empatia per le persone uccise o colpite durante le manifestazioni non significa non poter provare empatia per coloro che sono morti a causa degli attacchi. Tutti gli omicidi sono crimini, non posso giustificare l’idea di togliere la vita a un essere umano che sia per una guerra o per le esecuzioni e i massacri di manifestanti. È estremamente crudele e tragico che nel mondo di oggi nonostante i progressi tutte le mattine ci svegliamo con la notizia della morte di tanti innocenti”.
Quando gli è stato chiesto se fosse arrivato il momento di raccontare il presente del suo Paese il regista ha risposto, un po’ elusivo: “Sicuramente la missione e il dovere del cinema come della letteratura e dell’arte è rendere immortali fatti che rischiano di cadere nell’oblio”.
Il film in concorso
Il film che porta in concorso a Cannes è Histoires Parallèles, una storia parigina con un cast tutto francese. Protagonista è Isabelle Huppert nei panni di una scrittrice che ha avuto successo in passato ma oggi vive sepolta nella sua casa piena di libri e oggetti accumulati, sta scrivendo una storia molto personale che riguarda la sua famiglia e il tradimento di sua madre nei confronti del padre ma è invischiata in una trama che non decolla e la sua editrice, Catherine Deneuve in un ruolo che è poco più che un cameo ma molto divertente, non è soddisfatta. Per prendere ispirazione la scrittrice osserva l’appartamento di fronte al suo, in un gioco da “finestra sul cortile” alla Hitchcock, seguendo così le dinamiche tra tre colleghi che lavorano come rumoristi, (Virginie Efira, Vincent Cassel e Pierre Niney). La realtà e la finzione narrativa si mescolano spesso nella sua mente. Quando in casa sua entra Adam un ragazzo con un passato difficile che dorme in un centro per senza fissa dimora ma ha una certa sensibilità il confine tra realtà e finzione si fa ancora più confuso.
Il film nasce da un progetto che gli è stato proposto cinque anni fa, ha raccontato il regista. “Mi hanno contattato per propormi un adattamento del decalogo di Kieslowski in una serie, una proposta che non ho presa sul serio perché non ero interessato a fare serie. Quando però mi hanno detto che Krzysztof Piesiewicz – storico sceneggiatore del regista polacco che io considero nel pantheon dei miei registi di riferimento – voleva parlarmi l’ho incontrato. Mi ha lasciato libero e detto che potevo prendere ispirazione anche solo a un capitolo del decalogo e usarlo come ispirazione per fare un film”. Così è nata la storia dell’autrice Sylvie e di questi personaggi doppi tra realtà e fantasia di cui Isabelle Huppert è chiaramente il centro nevralgico.
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“Sono stata sorpresa ogni volta che, leggendo la sceneggiatura, c’erano cambi di tono nella scrittura – ha detto Isabelle Huppert - è la forza del film che naviga tra riflessioni esistenziali ma accoglie anche momenti divertenti, burleschi. Il mio personaggio porta questa molteplicità ed è stato molto gratificante per me raccontarla diversa dall’idea dell’intellettuale, Sylvie è divertente e vulnerabile. Non è solo definita dalle sue certezze, ha una sua umanità”.
Ieri sera, mentre il regista scendeva dall’auto al Palais du festival per la proiezione ufficiale del film, è arrivata la notizia della morte di Krzysztof Piesiewicz, lo sceneggiatore di Kieslowski. “È da ieri sera che il mio animo è turbato da questa notizia” ha concluso.