Renzo Rosso, tra Galliano e Papa Francesco: “Devi sempre essere aperto agli altri, così impari”

Renzo Rosso, tra Galliano e Papa Francesco: “Devi sempre essere aperto agli altri, così impari”
(agf)

Presentato fuori concorso “Be brave” il documentario di Francesco Carrozzini sullo stilista e imprenditore della Diesel realizzato con un uso massiccio dell’intelligenza artificiale per ricostruire l’archivio che non c’è

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Venezia – Renzo Rosso ha 70 anni, ha fondato la Diesel quando ne aveva 23 “per vendere i jeans agli americani”, ha avuto un successo globale e affrontati varie crisi, ha avuto sette figli molti dei quali lavorano con lui in azienda. Ha incontrato personaggi di ogni tipo da Bono Vox a Papa Francesco e vestito molte star da Gwyneth Paltrow a Ghali, da Jovanotti a Damiano David. Alla Mostra del cinema di Venezia è stato presentato il documentario di Francesco Carrozzini Be Brave, realizzato in gran parte con l’intelligenza artificiale per sopperire alla mancanza di archivio.

Renzo Rosso ha accettato questa intervista ma non di farsi intervistare da Carrozzini. Perché voleva non essere lei in prima persona a raccontare la sua storia?

"Io non volevo fare un film sulla mia vita per dare visibilità a me stesso. Mi interessava molto di più lavorare dietro le quinte. Erano cinque anni che mi chiamavano per raccontare la mia vita. A fine di quest’anno esce la mia biografia, leggendolo mi sono reso conto di quanto cose ho fatto, cose pazzesche di cui nel film ci sarà il 5%. Però non mi attraeva raccontare la mia vita al cinema finché è arrivato Lorenzo (Mieli, il produttore ndr) e il suo progetto mi è piaciuto un casino. Abbiamo cominciato a parlare di tecnologia e mi sono convinto”.

Con Francesco Carrozzini
Con Francesco Carrozzini (agf)

Lei che rapporto ha con la tecnologia?

"Io sono sempre stato attratto dalla tecnologia. Il primo fax in Italia lo abbiamo messo noi in Diesel, l’e-commerce l’ho creato in Svizzera quando ancora non c’era in Italia. Io sono malato di tecnologia in generale, le cose tecnologiche mi affascinano moltissimo, prima di venire qui ero a San Francisco, sono passato da Google per dialogare coi manager e capire cosa posso portare a casa per la mia azienda”.

Lei dice che è interessato al futuro e non al passato e che il passato va costruito e non aspettato. Come si costruisce?

"Il futuro si costruisce molto semplicemente: devi sapere chi sei, quello che tu fai e quello che ti piace. Da questi tre elementi ti crei un gruppo di lavoro, un team di persone che a secondo di quanto è grande quello che vuoi fare è più grande o più piccolo. E poi devi condividere con loro quello che tu vuoi fare in maniera tale che non è più una persona ormai una squadra che lavora. Ovviamente più informazioni hai e più sei aperto alle proposte degli altri è meglio è. Non devi dire ‘quello che faccio io è la cosa migliore’, anzi devi partire dall’idea che quello che fanno gli altri è migliore di quello che fai tu. Da ognuno puoi imparare qualcosa. Quando arrivano in azienda io faccio interviste a tutto il primo livello del management da tutto il mondo, mi faccio raccontare tutto e io imparo moltissimo. Ogni volta che faccio un colloquio per me è un master universitario. Bisogna essere sempre predisposti all’apertura”.

Achille Lauro alla presentazione del documentario "Be Brave"
Achille Lauro alla presentazione del documentario "Be Brave" (ansa)

Durante l’anteprima c’è stato un applauso quando è apparso John Galliano, la cui mostra al Met è stata da poco cancellata dopo le polemiche con la comunità ebraica di New York. Lei come ha reagito?

"Mi dispiace sia per lui che per me che gli ho fatto la corte per due anni perché credevo nella sua creatività, l’ho portato in vacanza con me, era arrivato a fare 32 collezioni e poi l’hanno massacrato facendo uso di tutto. Era un uomo distrutto, gli ho dato il tempo per rimettersi in forma. Piano piano abbiamo costruito un brand fantastico, la bellezza di Margiela che John lascia è magnifica, con dei veri couturier”.

Susanna Biondo e Rosario Fiorello
Susanna Biondo e Rosario Fiorello (agf)

Tra i tanti incontri che si vedono nel film c’è quello con Papa Francesco a cui ha regalato un jeans bianco personalizzato. Com’è andato quell’incontro?

"Abbiamo parlato tanto. Io lo spingevo a osare di più ma la Chiesa è un’istituzione nella quale non poteva muoversi liberamente. Una delle cose che mi sono rimaste è stato il discorso sui giovani. Gli ho detto ‘cosa facciamo con i giovani che stanno perdendo molti valori e non fanno altro che stare sul cellulare e lui mi ha risposto ‘vedi Renzo stanno sul telefonino perché non li consideriamo abbastanza’. Se la tecnologia viene data con le regole, un certo numero di ore al giorno, e con loro parliamo, spieghiamo loro le cose – ogni cosa dell’educazione sessuale a quello che accade nel mondo – allora le cose vanno meglio. Perché loro le informazioni comunque le avranno e non devono averle solo dalla rete, è nostro compito controllare che non siano informazioni sballate. Papa Francesco diceva: ‘parlate ai ragazzi’ perché solo così può funzionare anche perché sono più intelligenti di noi e gli adulti devono smettere di criticarli tanto”.

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