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La prima volta di mia figlia è la prima regia dell’attore e intrattenitore romano Riccardo Rossi. Egli stesso è un ex giovane sfigato e un uomo metodico, un marito da lungo tempo abbandonato (perché noioso), un medico coscienzioso ma dalla non brillante carriera, e un padre apprensivo. La quindicenne Bianca, di cui papà ha spiato il diario, pare si accinga al grande passo, e questa prospettiva lo getta nel panico. Architetta una cena in un ristorantino alla moda dove oltre che la figlia convoca una coppia di amici di famiglia confidando specialmente nelle doti di lei ginecologa, e non invita ma si impone anche la presenza della sua collega psicologa (Anna Foglietta) che non sopporta in quanto sorridente alla vita. Ci si gira intorno e alla fine showdown di tutti ma specialmente del protagonista che si mette a nudo. Tra culto sordiano (il personaggio si chiama Alberto, fa il medico della mutua, il Centro Anziani dove fa volontariato è intitolato a Silvio Magnozzi memorabile personaggio di Una vita difficile) e influenze morettiane (alla domanda di qualcuno “e che vogliamo farla arrivare vergine a quarant’anni?” lui sbotta disperato “E perché no!?”), il film ha un’anima gentile ed è divertente, benché esilissimo.
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La prima volta di mia figlia è la prima regia dell’attore e intrattenitore romano Riccardo Rossi. Egli stesso è un ex giovane sfigato e un uomo metodico, un marito da lungo tempo abbandonato (perché noioso), un medico coscienzioso ma dalla non brillante carriera, e un padre apprensivo. La quindicenne Bianca, di cui papà ha spiato il diario, pare si accinga al grande passo, e questa prospettiva lo getta nel panico. Architetta una cena in un ristorantino alla moda dove oltre che la figlia convoca una coppia di amici di famiglia confidando specialmente nelle doti di lei ginecologa, e non invita ma si impone anche la presenza della sua collega psicologa (Anna Foglietta) che non sopporta in quanto sorridente alla vita. Ci si gira intorno e alla fine showdown di tutti ma specialmente del protagonista che si mette a nudo. Tra culto sordiano (il personaggio si chiama Alberto, fa il medico della mutua, il Centro Anziani dove fa volontariato è intitolato a Silvio Magnozzi memorabile personaggio di Una vita difficile) e influenze morettiane (alla domanda di qualcuno “e che vogliamo farla arrivare vergine a quarant’anni?” lui sbotta disperato “E perché no!?”), il film ha un’anima gentile ed è divertente, benché esilissimo.
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