[[ge:rep-locali:repubblica:127633160]]
Ancora Sherlock Holmes? Il detective più celebre del mondo è stato rappresentato sullo schermo centinaia di volte: da un cortometraggio del 1900 all'odierna serie tv Elementary, prendendo volta a volta a prestito le facce di John Barrymoore, Basil Rathbone, Christopher Lee, Roger Moore, Michael Caine, Robert Downey jr. e tanti altri. Quasi mai ha dato origine a capolavori, eccetto il delizioso La vita privata di Sherlock Holmes, diretto da Billy Wilder nel 1970. Di un altro episodio, però, si sentiva poco il bisogno: e invece no, perché Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto, tratto da un romanzo di Mitch Cullin, è un film che merita parecchia attenzione. Ci sono due modi di guardarlo. Il primo, il più semplice, è vederlo come l'ultima avventura dell'investigatore che, ultranonagenario, ha lasciato da tempo la celebre residenza di Baker Street per ritirarsi in una fattoria del Sussex, dove vive con la governante e il suo bambino dedicandosi all'allevamento delle api. L'altro è una lettura al secondo grado, più impegnativa ma anche più interessante.
Tutto il film di Bill Condon, infatti, gira intorno al tema della memoria, che Sherlock sta perdendo a causa dell'età e recupera solo per piccoli frammenti (è ciò che rende il "caso" il più difficile tra tutti quelli affrontati prima); ma soprattutto riguarda l'argomento della scrittura. Scritte da Arthur Conan Dolyle, nella finzione romanzesca le imprese di Holmes sono - come è noto - tramandate dal suo collaboratore dottor Watson, che le ha elaborate e "imbellite". E' stato lui, ci spiega il detective, ad attribuirgli il berretto da cacciatore - non lo ha mai portato - e la pipa, alla quale preferisce il sigaro. Watson lo ha reso, insomma, un personaggio di fiction iper-caratterizzato e improbabile: che fa ridere il vecchio detective quando questi va al cinema, a vedere il suo alter-ego di celluloide prodursi in atteggiamenti declamatori piuttosto ridicoli. Attraverso i barlumi di memoria che gli affiorano alla mente, Sherlock cerca di ricostruire l'ultimo caso della sua carriera, quello di un marito in ansia, di una moglie enigmatica e di un'armonica a vetro; ma anche un altro episodio della sua vita, che lo ha portato in una Hiroshima devastata dalla guerra (l'azione si svolge nel 1947) coinvolgendo una famiglia giapponese. Piuttosto che sulla soluzione in sé degli enigmi, l'interesse pende verso domande più complesse e globali: qual è il rapporto tra il vero, il falso e la rappresentazione? cosa può fare la scrittura per rendere reale il reale? Intendiamoci, il film non è un trattato di filosofia e la vicenda (fatta salva qualche lentezza) è narrata con adeguati strumenti drammaturgici. Che, nell'alternanza tra passato e presente dipanata dall'indagine mnemonica di Sherlock, danno particolare rilievo all'amicizia del vecchio con Roger, bambino appassionato di detection e di metodi abduttivi. E' interessante per lo spettatore scoprire come sono andate veramente le cose, mentre il detective ci arriva usando strani indizi: un guanto profumato, delle vespe, delle api. Però la soluzione non è il criterio su cui s'impernia la storia: tanto da mettere in bocca a Holmes la battuta che da lui ci saremmo aspettati di meno: "Non tutto si può spiegare". Come protagonista Ian McKellen, che ha recitato per intero Shakespeare alternandolo con Gandalf il Grigio nella saga Il signore degli anelli e Magneto in quella degli X-Men, era la scelta naturale del regista Bill Condon, il quale lo aveva già diretto nel biopic su James Whale (il regista "papà" di Frankenstein) Demoni e dei, parte per la quale fu candidato all'Oscar. E non bisogna perdersi il duetto che il veterano attore fa con Milo Parker, undicenne dalla faccia incredibilmente intelligente scelto altrettanto bene per il ruolo di Roger, apprendista apicultore e - più che promettente - aspirante detective.
MR. HOLMES IL MISTERO DEL CASO IRRISOLTO
Regia di Bill Condon. Con Ian McKellen, Laura Linney, Milo Parker
OOOO
Ancora Sherlock Holmes? Il detective più celebre del mondo è stato rappresentato sullo schermo centinaia di volte: da un cortometraggio del 1900 all'odierna serie tv Elementary, prendendo volta a volta a prestito le facce di John Barrymoore, Basil Rathbone, Christopher Lee, Roger Moore, Michael Caine, Robert Downey jr. e tanti altri. Quasi mai ha dato origine a capolavori, eccetto il delizioso La vita privata di Sherlock Holmes, diretto da Billy Wilder nel 1970. Di un altro episodio, però, si sentiva poco il bisogno: e invece no, perché Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto, tratto da un romanzo di Mitch Cullin, è un film che merita parecchia attenzione. Ci sono due modi di guardarlo. Il primo, il più semplice, è vederlo come l'ultima avventura dell'investigatore che, ultranonagenario, ha lasciato da tempo la celebre residenza di Baker Street per ritirarsi in una fattoria del Sussex, dove vive con la governante e il suo bambino dedicandosi all'allevamento delle api. L'altro è una lettura al secondo grado, più impegnativa ma anche più interessante.
Tutto il film di Bill Condon, infatti, gira intorno al tema della memoria, che Sherlock sta perdendo a causa dell'età e recupera solo per piccoli frammenti (è ciò che rende il "caso" il più difficile tra tutti quelli affrontati prima); ma soprattutto riguarda l'argomento della scrittura. Scritte da Arthur Conan Dolyle, nella finzione romanzesca le imprese di Holmes sono - come è noto - tramandate dal suo collaboratore dottor Watson, che le ha elaborate e "imbellite". E' stato lui, ci spiega il detective, ad attribuirgli il berretto da cacciatore - non lo ha mai portato - e la pipa, alla quale preferisce il sigaro. Watson lo ha reso, insomma, un personaggio di fiction iper-caratterizzato e improbabile: che fa ridere il vecchio detective quando questi va al cinema, a vedere il suo alter-ego di celluloide prodursi in atteggiamenti declamatori piuttosto ridicoli. Attraverso i barlumi di memoria che gli affiorano alla mente, Sherlock cerca di ricostruire l'ultimo caso della sua carriera, quello di un marito in ansia, di una moglie enigmatica e di un'armonica a vetro; ma anche un altro episodio della sua vita, che lo ha portato in una Hiroshima devastata dalla guerra (l'azione si svolge nel 1947) coinvolgendo una famiglia giapponese. Piuttosto che sulla soluzione in sé degli enigmi, l'interesse pende verso domande più complesse e globali: qual è il rapporto tra il vero, il falso e la rappresentazione? cosa può fare la scrittura per rendere reale il reale? Intendiamoci, il film non è un trattato di filosofia e la vicenda (fatta salva qualche lentezza) è narrata con adeguati strumenti drammaturgici. Che, nell'alternanza tra passato e presente dipanata dall'indagine mnemonica di Sherlock, danno particolare rilievo all'amicizia del vecchio con Roger, bambino appassionato di detection e di metodi abduttivi. E' interessante per lo spettatore scoprire come sono andate veramente le cose, mentre il detective ci arriva usando strani indizi: un guanto profumato, delle vespe, delle api. Però la soluzione non è il criterio su cui s'impernia la storia: tanto da mettere in bocca a Holmes la battuta che da lui ci saremmo aspettati di meno: "Non tutto si può spiegare". Come protagonista Ian McKellen, che ha recitato per intero Shakespeare alternandolo con Gandalf il Grigio nella saga Il signore degli anelli e Magneto in quella degli X-Men, era la scelta naturale del regista Bill Condon, il quale lo aveva già diretto nel biopic su James Whale (il regista "papà" di Frankenstein) Demoni e dei, parte per la quale fu candidato all'Oscar. E non bisogna perdersi il duetto che il veterano attore fa con Milo Parker, undicenne dalla faccia incredibilmente intelligente scelto altrettanto bene per il ruolo di Roger, apprendista apicultore e - più che promettente - aspirante detective.
MR. HOLMES IL MISTERO DEL CASO IRRISOLTO
Regia di Bill Condon. Con Ian McKellen, Laura Linney, Milo Parker
OOOO