Spettacoli

LA CRITICA

"Uno per tutti", Panariello poliziotto deluso e stropicciato

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
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A Trieste, nel corso di una rissa, il diciottenne Teo accoltella un coetaneo, che è ricoverato in fin di vita. L'episodio fa riemergere un altro fatto di sangue di trent'anni prima, cui parteciparono Gil, il padre di Teo, e due suoi (allora) amici: l'uno diventato poliziotto, l'altro medico, da tempo residente in Calabria.  

Autore di alcuni buoni film narrativi (La seconda volta, La parola amore esiste) e di ottimi documentari, Calopresti torna con un dramma di caratteri tratto dall'omonimo romanzo di Gaetano Savatteri edito da Sellerio. Il soggetto è interessante; la realizzazione, episodica. Strutturata in alternanza temporale, la storia appare in più punti esitante; così come sono discontinue le prestazioni del cast, che pure s'impegna per quanto può a rendere credibili personaggi (a cominciare da Teo) dai caratteri poco approfonditi. Isabella Ferrari è penalizzata da un assurdo accento pseudo-triestino; bella sorpresa, invece, Giorgio Panariello nel ruolo drammatico di un polizitto deluso e stropicciato. 

UNO PER TUTTI
Regia di Mimmo Calopresti. Con Fabrizio Ferracane, Giorgio Panariello, Thomas Trabacchi
OO