Spettacoli

LA CRITICA

"Chiamatemi Francesco", una storia raccontata con passione

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
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OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile

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Quello che uscirà sul grande schermo ha l'aria del compendio di una serie tv. In ogni caso Daniele Luchetti ha dedicato vera passione a una figura che la merita in pieno. Conosciamo il poco più che ventenne Jorge Mario che ha la ragazza e tanti amici, ha studiato chimica e lavora in un laboratorio, si astiene dall'animosità del confronto tra peronisti e non, e con sorpresa generale si fa prete con l'ambizione mai realizzata di partire missionario. Ma lo zoccolo duro riguarda il periodo della dittatura tra 70 e 80. Quando già Bergoglio è a capo dei gesuiti argentini.

Del personaggio viene valorizzata la capacità di mediazione esercitata proteggendo in particolare ecclesiastici in prima linea senza esporsi oltre la misura della collisione con il regime e con i vertici cattolici. Vediamo (ma non sappiamo se è licenza narrativa) una sua visita privata al boia Videla per difendere le vittime di una repressione feroce che, appunto, non risparmiò quella parte della Chiesa apertamente schierata contro gli abusi. La "storia" è ovviamente ricca di interesse, il film non passerà alla Storia.

CHIAMATEMI FRANCESCO
Regia di Daniele Luchetti. Con Rodrigo De la Serna, Sergio Hernandez, Mercedes Moran

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