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IN SALA

"Legend", la strana coppia di criminali cool e pazzoidi

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile

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Anche se ha mancato l'Oscar come miglior attore non protagonista per il perfido Fitzgerald di Revenant, non si può dire che a Tom Hardy scarseggino le soddisfazioni. In Legend, realizzato nel suo Paese natale, l'attore britannico interpreta ben due parti: Reggie e Ronnie Kray, le cui (autentiche) gesta criminali ebbero come teatro l'East End londinese degli anni Sessanta. Adattamento del libro di John Pearson "The profession of violence: the rise and fall of the Krays twins", il film li dipinge nel modo seguente. Reggie è un ex-pugile bello, cool e capace di padroneggiare i propri nervi; Ronnie, un pazzoide sempre pronto a perdere il controllo. Il loro legame è comunque molto forte; inoltre condividono il progetto, fantasmatico, di farsi re della swinging London.
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La storia è quella, classica, di ogni gangster-movie che si rispetti dai tempi di "Piccolo Cesare" in poi: "rise" e "fall", irresistibile ascesa e rovinosa caduta dell'eroe nero. Nel caso, appare evidente fin dall'inizio che a trascinare Reggie nell'abisso sarà Ronnie, cronicamente incapace di tenersi nell'ombra come un boss della mala deve saper fare. Nella rovina del gemello più equilibrato verrà coinvolta anche la sua sventurata moglie Frances, che s'illudeva di poter condividere con lui una "normale" vita borghese. Dunque il soggetto non è nuovo; tanto che, ridotto all'osso, potresti adattarlo a "Casino" o ad altri film di Martin Scorsese. La differenza la fanno i gemelli, e Tom Hardy che li interpreta entrambi. Sceneggiatura e regia di Brian Helgeland puntano tutto sulla strana coppia, dando il massimo rilievo alle scene in cui i Kray interagiscono (quindi Hardy si sdoppia): una rissa in un pub dove si battono contro una dozzina di nemici, la lotta tra loro nel night club che gestiscono; ma anche le visite a mamma, nel corso delle quali devono parlare a bassa voce dei loro affari criminali perché lei non senta. L'attore si gode visibilmente il suo one-man-show, giocando con voluttà su entrambe le facce della medaglia. Quando fa Reggie è elegante, disinvolto, innamorato della moglie (almeno all'inizio); nella parte di Ronnie porta gli occhiali, sembra più massiccio e minaccioso, esplode in frequenti crisi isteriche. E' lui il valore del film; più della regia di Helgeland, che si adagia in una forma narrativa classica, efficace ma scarsa d'invenzioni, attribuendo la funzione narrante alla voce-over di Frances e valorizzando la bella fotografia stilizzata e cupa di Dick Pope. Anche se poi, a ben vedere, il regista dà il meglio quando il suo film si avvicina di più alle vecchie "serie B" del cinema inglese, truculente e un po' plebee. A voler insistere sul lato "british" di Legend si noterà anche, pur nelle situazioni drammatiche, un ricorso frequente allo humour e a dialoghi piuttosto brillanti, oltreché "politicamente scorretti" (come quelli riferiti alle relazioni gay di Ronnie).

Una nota finale per gli amanti dell'aneddotica cinematografica. Nel 1990 la stessa storia ebbe una versione, The Krays - I corvi di Peter Medak, interpretata dai fratelli Gary e Martin Kemp degli Spandau Ballet. L'anno scorso i gemelli sono stati protagonisti di due film a piccolo budget, intitolati rispettivamente The Rise of the Krays e The Fall of the Krays.

LEGEND
Regia di Brian Helgeland.
Con Tom Hardy, Emily Browning, Chazz Palminteri

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