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'Un mercoledì di maggio', com’è difficile fare del bene alla fine bisogna scegliere

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Un uomo tormentato dalla perdita del figlio, per non aver potuto pagare le cure, pubblica contro il parere della moglie un annuncio per offrire diecimila dollari a una persona bisognosa. Il giorno stabilito si presenta una folla. E l’uomo deve scegliere un solo caso. Tra incipit e conclusione conosciamo la storia delle due candidate finali. Una ragazza adottata dagli zii che osteggiano il suo amore fino a denunciare una falsa aggressione dal giovanotto e cacciarla incinta, deve raccogliere la somma che serve a tirare fuori di prigione l’ingrato ragazzo maschilista a sua volta. Una donna matura che è stata in gioventù fidanzata con il benefattore spera nel suo aiuto per salvare il marito malato, che per questa carità prova vergogna e rancore. Un racconto morale che sarebbe piaciuto al polacco Kieslowski, inimitabile burattinaio di ambivalenze, cortocircuiti e simmetrie. La tre volte ricorrente accusa “sei ingiusto”, una per ciascuna delle tre coppie, suona come un omaggio.

UN MERCOLEDì DI MAGGIO
Regia di Vahid Jalilvand
Con Niki Karimi, Amir Aghaei Shahrokh Foroutanian