Spettacoli

IN SALA

'Sieranevada', conversazioni attorno al morto nella Romania di oggi

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile

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Una vasta e ramificata famiglia di ceto medio post comunista si riunisce in un appartamento di Bucarest per celebrare un rituale commemorativo a quaranta giorni dalla morte del capofamiglia, padre di colui che fa da perno al racconto, il medico Lary. Ma di riferimento temporale ce n'è anche un altro. Sono trascorsi tre giorni dal 7 gennaio 2015 dell'attentato parigino a Charlie Hebdo. Le conversazioni si intrecciano evidenziando gli innumerevoli scheletri nell’armadio che si annidano nelle pieghe di una lunga storia familiare, i mille piccoli veleni che segnano le relazioni tra i componenti di tutte le generazioni. C'è per esempio l'anziana zia sempre pronta a provocare con il suo "si stava meglio quando si stava peggio", ex funzionaria del partito comunista (e come tale probabilmente privilegiata ai tempi che rimpiange) radicalmente in polemica con il panorama mutato da nuove regole o dalla caduta di quelle antiche, sorda alla nipote che s’indigna ricordandole il prezzo di quanto l’anziana rimpiange, il soffocamento di ogni libertà personale. Il via vai di preparativi in ansiosa attesa del pope che non arriva mai – il rispetto delle tradizioni religiose voluto dalla vedova ma assecondato con qualche scettico mugugno o con qualche risatina di scherno da tutti, prevede che il più giovane indossi l’abito del nonno ridicolmente over size per lui – fa sì che il momento del sedersi intorno alla tavola venga continuamente rimandato. Intanto si beve, si fuma, si telefona, si passa da una stanza all’altra, si consola la parente afflitta dalle infedeltà del marito, qualcuno aggiusta alla meglio l’abito del nonno, la moglie di Lary evidentemente stufa trova una scusa per allontanarsi, si parla di America e di terrorismo, si scava senza apparente intenzione in una storia di aspettative e delusioni che va molto oltre i confini della comunità familiare. A un certo punto una nipote porta con sé alla festa una ragazza croata ubriaca che viene messa a dormire da una parte e che di tanto in tanto si sveglia e vomita.

Piccolo elemento apparentemente ininfluente sull’economia generale della commedia, ma invece contributo tra i tanti alla sua tensione. Centrale quello dell’esasperante rinvio del pranzo, della fame e del nervosismo crescente. Così come il fatto che, malgrado si tratti di uno spazio non molto ampio, le porte di comunicazione tra un ambiente e l’altro, tutti affollati, vengano continuamente aperte e poi richiuse. Cristi Puiu (classe 1967) è forse la personalità più interessante di un nuovo cinema rumeno da diversi anni emergente, e il suo film (il suo quarto) è un gioiello tanto di drammaturgia – tutto in un microcosmo, l’universale estratto dal microscopico – quanto di regia e direzione del set e degli attori. Pensiamo solo alla difficoltà di governare il set affollato di un vero appartamento, uno spazio piuttosto angusto. E poi, come in certe magiche regie di Altman, c'è l’altra sfida di tenere a bada un impasto sonoro di voci sovrapposte e di conversazioni che entrano l'una nell’altra. E sarà interessante a questo proposito misurare l’efficacia di un doppiaggio che dev’essere stato faticoso ma appassionante realizzare. Il titolo non significa niente, è solo un suono accattivante. E l'errore, Sieranevada con una sola erre, è un gioco.

SIERANEVADA
Regia di Cristi Puiu
Con Mimi Branescu, Judith State, Bogdan Dumitrache, Dana Doganu, Sorin Medeleni
OOOO e 1/2