Tutto Codice criminale, primo lungometraggio di fiction del britannico Adam Smith, è impostato su questo conflitto quasi shakespeariano, tragico e archetipico: così che la drammaturgia si concentra essenzialmente sul duello tra il vecchio capoclan oscurantista e il suo riluttante erede. Legami di sangue e violenza, peso della tradizione, miti ed emarginazione sono calati in un contesto sociale abbastanza insolito da stimolare l’interesse dello spettatore. Originale anche l’approccio di Smith e dello sceneggiatore Alastair Siddons (che in origine progettavano di fare un documentario): una specie di compromesso tra il cinema poliziesco e il naturalismo sociale alla Ken Loach o alla Mike Leigh.
Fassbender e Gleeson, scontro generazionale in una famiglia di criminali
Della seconda vena del film fanno fede alcune scene che dimostrano come i “balordi” Cutler siano dei marginali soggetti a discriminazioni, in modo simile a quel che accade alle comunità rom o sinti. O quella in cui Chad, che vuole acquistare un cucciolo per il figlio, se lo vede negare perché il venditore capisce chi è dal fatto che non sa scrivere. Chiaro che, quando un film deve tenere insieme due anime così diverse, non tutto può filare liscio; e Codice criminale è imperfetto, soprattutto nel finale “poetico” e moraleggiante, che irrompe inaspettatamente nel clima nero e pessimistico del resto del film. Però bisogna riconoscere al regista esordiente quel che gli compete. Collaboratore abituale dei Chemical Brothers (al duo di musica elettronica si deve la colonna sonora), per i quali ha diretto videoclip e il documentario Don’t think, nonché realizzatore di alcuni episodi della serie Doctor Who, Smith ha un buon senso dell’inquadratura, una regia energica e un controllo sicuro del montaggio, che gli consente di dirigere eccellenti sequenze d’inseguimento tra auto. Il che, in questo caso, non è affatto scontato né accessorio. Poiché il vero interesse risiede nei due personaggi principali, vale la pena di notare come l’interpretazione di Fassbender suggerisca, con autentico talento, un aspetto che sembra l’opposto della lotta per l’emancipazione e l’onestà che il suo Chad sostiene per tutto il film. Il tormentato bandito, infatti, non appare mai tanto felice come quando compie le sue imprese illegali, dando la polvere alla polizia e abbandonandosi a un’ebbrezza che gli fa, finalmente, dimenticare il suo cattivo karma.
CODICE CRIMINALE
Regia di Adam Smith
Con Michael Fassbender, Brendan Gleeson, Lyndsey Marshal, Rory Kinnear, Sean Harri
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