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Muse, tra droni, Orwell e Kennedy: "Porteremo i robot in scena"

La band di Matthew Bellamy torna con un concept album che parla dei nostri giorni: "Drones". "È una riflessione sulla società e sulla libertà individuale. Sono sempre stato allergico al potere e all'autorità e questa è la mia risposta"

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Li avevamo lasciati tre anni fa con un disco, The 2nd Law, ispirato alla seconda legge della termodinamica, adesso i Muse ritornano con un concept album - Drones, in uscita il 9 giugno - costruito sui droni e sulla ricerca di identità dell'individuo, tra riferimenti a George Orwell e omaggi a Kennedy e Pierluigi da Palestrina. "È una riflessione sulla società e sulla libertà individuale", spiega serio Matt Bellamy, leader del trio inglese. "Mi piacerebbe che, ascoltandolo, i ragazzi si facessero delle domande, cercando di capire quanto è fondamentale pensare con la propria testa". A sedici anni dal primo disco e dopo 17 milioni di copie vendute, Bellamy riparte così da una nuova scommessa, piuttosto ambiziosa, puntando direttamente ai grandi dischi del passato, a partire dalla copertina che rimanda, palesemente, all'immaginario di The Wall dei Pink Floyd, con la mano di un uomo a comandare le leve del potere. "Sono sempre stato allergico a ogni tipo di potere e autorità, fin dai tempi della scuola", sorride Bellamy, "e questa è la mia risposta, un album che racconta il viaggio di un uomo dallo smarrimento fino alla presa di coscienza. Oggi siamo completamente travolti dall'informazione, veniamo influenzati ogni giorno, bombardati da notizie, pubblicità, slogan e - spesso - molte persone sono completamente indifese. Ho studiato personaggi come Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud, che nel Novecento fu tra i primi a comprendere l'importanza dei mezzi di comunicazione di massa per manipolare l'opinione pubblica".

Un viaggio sonoro affascinante, un corto circuito rock che mescola nella musica e nei testi rimandi a Full Metal Jacket di Stanley Kubrick e ai Rage Against the Machine, Roger Waters e 1984 di Orwell fino ad arrivare addirittura a includere un discorso di John F. Kennedy all'interno di un brano del disco: "Sì, è un monologo che fece Kennedy alla stampa americana nel 1961, l'ho voluto mettere perché è molto attuale. Il riferimento era alla Russia all'interno del contesto della Guerra Fredda, ma in realtà Kennedy fa un discorso molto più ampio e dice quanto sia fondamentale pensare come singoli, non come massa. Oggi viviamo in tempo di fondamentalismi di ogni tipo, da quello religioso a quello pubblicitario, e credo che le sue parole siano più rilevanti di ieri". Paranoia, potere, ossessione, oppressione: una lunga serie di temi che i Muse cercheranno anche di mettere in scena nei concerti del nuovo tour che, il 18 luglio, passerà anche al Postepay Rock in Roma in quella che rimarrà l'unica data nel nostro Paese della band. "Ci saranno i droni?", ride Bellamy, "Sì, l'idea è quella, ma dobbiamo chiedere i permessi per la sicurezza. Vorremmo farli diventare parte dello show, usarli come elemento scenografico. Sicuramente ci saranno nel tour nei palazzetti che faremo in inverno". Ultimo colpo a sorpresa del disco, una parte della Missa Papae Marcelli, composta da Pierluigi da Palestrina in onore di papa Marcello II nel 1562, rivista e corretta: "Volevo far esaltare il contrasto del rock con la sacralità. A dire la verità ho anche cambiato qualche nota, ma questo forse è meglio non dirlo...".