Spettacoli

LA CRITICA

Dinosaur Jr., i maestri del rock non rischiano l'estinzione

Il trio americano torna con l'album "Give a glimpse of what yer not", ancora un concentrato di riff che faranno la gioia dei fan di "Guitar Hero" e non solo

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Dinosaur Jr., Give a glimpse of what yer not (Jagjaguwar)
 
Istinti primordiali rock. Non è dato sapere quanti brani dei Dinosaur Jr. sono presenti nelle diverse versioni di Guitar Hero, Rock Band o nelle library usate come espansioni dei vari videogame musicali. Di sicuro non abbastanza. I riff ideati, abusati e portati ben oltre il muro del feedback da J Mascis in oltre trent'anni di carriera hanno sempre quell'effetto dirompente, curativo e rivelatorio che solo il miglior rock è in grado di trasmettere. Ogni nuovo album dei Dinosaur Jr. è una sana abbuffata di riff melodici a volumi spropositati, il piatto più goloso e sostanzioso per il chitarrista che è in noi, reale o immaginario poco importa. È una questione di istinti primordiali, di riuscire ad attivare delle sinapsi in letargo da troppo tempo, di chiome che diventano folte e selvagge in pochi secondi, anche a chi ormai usa la crema protettiva in testa prima di andare al mare. Non fa eccezione Give a glimpse of what yer not quarto album in studio nella seconda vita artistica del trio originario di Amherst, Massachusetts.
La copertina dell'album "Give a glimpse of what yer not" 
 
Classico ma d'effetto. Da quando sono tornati in pista nel 2005 con la formazione originale – J Mascis (voce, tantissime chitarre e qualche tastiera), Lou Barlow (basso, voce e cori) e Murph (batteria) – i Dinosaur Jr. hanno mantenuto una regolarità discografica e un alto profilo musicale assolutamente inediti e inaspettati, visti i trascorsi della vita precedente della band a cavallo tra gli anni '80 e '90. Da un punto di vista stilistico e d'arrangiamento Give a glimpse of what yer not non stravolge nulla dell'immaginario sonoro della band. Il rock con le sue derive (hard, indie, ballads...) è ancora il protagonista assoluto così come la voce nasale, distaccata, quasi annoiata, da perfetto slacker di Mascis. È la qualità media dei brani in scaletta a fare la differenza. Come da prassi sono tutti firmati Mascis tranne due, Love is... e Left/Right, l'ormai classica quota Barlow. E se l'incipit non poteva essere migliore con la tripletta Goin down, il singolo Tiny e Be a part, il resto del disco si mantiene su standard musicali ed emotivi assai elevati, merito anche dei (già citati) brani firmati Barlow, tra i migliori donati in carriera alla causa del piccolo dinosauro.
 
Lontani dall'estinzione. L'assoluta empatia che il power trio riesce ancora a costruire con il proprio pubblico e, perché no, anche con chi si imbatte per la prima volta nell'ormai storicizzata bolla sonora della band americana ha del miracoloso. Il loro modo diretto, intenso di plasmare la materia rock, mirabilmente in equilibrio tra l'essenzialità degli arrangiamenti e il massimalismo del muro sonoro e di alcuni strabordanti assolo di chitarra, è il migliore attestato di buona salute artistica per i Dinosaur Jr. Finché Mascis e compagni continueranno a registrare e a suonare dal vivo con tale ardore, vitalità e qualità musicale sarà, per fortuna, impossibile certificare l'estinzione del rock.