Spettacoli

La Nazionale cantanti in campo in Terrasanta: un calcio al pallone e alle divisioni

Si è giocato a Betlemme l'incontro fra i nostri artisti e la squadra omologa palestinese. Un'occasione per portare fondi ai bambini arabi curati negli ospedali israeliani

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"La vostra è una visita benedetta e non voglio che sia l'ultima: il nostro Paese è la vostra casa". Le parole del presidente Abu Mazen per la Nazionale cantanti in missione di solidarietà in Terrasanta sono state come un suggello finale per un viaggio positivo ben oltre il risultato della partita di calcio contro la rappresentanza dei cantanti di Palestina. La partita è finita 4 a 2 per l'Italia, i due gol dei palestinesi erano "forse viziati dal fuorigioco e dalla benevolenza della nazionale italiana", ha osservato divertito Jibril Rajoub, il responsabile della Lega calcio palestinese. Il risultato è stato comunque per tutti l'ultima delle preoccupazioni.
 
Diciannove anni dopo la Partita del cuore che vide in tribuna d'onore la storica stretta di mano tra Yasser Arafat e Shimon Peres, era il 25 maggio del 2000 allo stadio Olimpico di Roma, la squadra di calcio fondata da Mogol e presieduta da Paolo Belli ha voluto riprendere quel filo, nonostante i rapporti tra israeliani e palestinesi siano molto diversi rispetto a quella serata segnata da grandi speranze di pace. "Di solito in campo avverto presto la stanchezza, stavolta volevo che non finisse mai", ha detto il presidente della Nazionale cantanti, Paolo Belli.
 
Gianni Morandi, Yasser Arafat, Carlo Azeglio Ciampi, Michael Schumacher, Shimon  Peres allo stadio Olimpico di Roma per la 'Partita del cuore' il 25 maggio 2000 

Il 30 ottobre in campo nello stadio Al Khader di Betlemme, a contrastare tra gli altri Neri Marcorè, Niccolò Fabi, Riccardo Fogli, Paolo Vallesi, Boosta, Briga, Bugo e l'ex portiere del Verona Stefano Sorrentino, c'erano i cantanti palestinesi guidati dalla stella Yakoub Shaheen, il cantante vincitore del talent Arab Idol votato da 90 milioni di telespettatori nei Paesi di lingua araba. Al contrario della partita di 19 anni fa, in campo non c'erano gli israeliani, restati al di là dei muri che hanno cominciato a erigere nel 2000 e che venti anni dopo rendono un percorso a ostacoli ogni spostamento in Cisgiordania, racchiudendo intere città come fossero prigioni a cielo aperto.
 
In 38 anni di partite di calcio la Nazionale cantanti ha distribuito oltre 94 milioni di euro di aiuti. In questa occasione la missione organizzata da Paolo Belli, Gianluca Pecchini, Marco Conte e Alfredo Tognetti, ha portato in Terrasanta 75mila euro messi a disposizione dallo sponsor tecnico Givova e dalla fondazione Geronimo Stilton della scrittrice Elisabetta Dami. Il contributo di solidarietà è andato al centro Peres for peace di Jaffa, in favore dei bambini palestinesi curati negli ospedali israeliani, e agli studenti della scuola gestita a Gerusalemme dalla Custodia di Terrasanta con Ibrahim Faltas, il padre francescano arabo egiziano che nel 2002 restò con altri frati e suore sotto assedio per 39 giorni nella basilica della Natività insieme ai 240 palestinesi che vi si erano rifugiati, alcuni dei quali ricercati per terrorismo dall'esercito israeliano.
 

Nazionale cantanti in campo a Betlemme: la 'partita del cuore' con i palestinesi


La nazionale cantanti ha così toccato con mano la realtà della vita in Terrasanta, ha attraversato i check point sotto l'attenzione delle telecamere e dei mitra, ha superato muri che dividono i territori contesi, ha ascoltato le difficoltà di quanti si muovono per vivere e lavorare in zone tanto travagliate, sopportando code anche di tre ore per arrivare a scuola o sul posto di lavoro. Ha visitato il museo della Shoah e quello dedicato all'Intifada e ospitato nell'albergo di Banksy, il Walled Off con vista sul muro eretto dagli israeliani, poco dopo il check point al varco per Betlemme. Briga ha voluto fare un graffito sul muro con uno degli stencil realizzati dall'artista inglese: "Voglio lasciare un segno che resti per sempre, cioè fino a quando il muro non verrà distrutto" ha detto, interpretando a suo modo anche lo spirito artistico di Banksy. Per Davide "Boosta" dei Subsonica "il viaggio è stato un'esperienza incredibile, anche interiore". Per Neri Marcorè "conta per ognuno ma è anche bella da condividere con sensibilità collettiva". Per Niccolò Fabi "si situa tra la storia personale e la Storia".

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Questo è il muro che separa Gerusalemme da Betlemme, che è un po’ come il muro di Berlino. I Palestinesi che lavorano a Gerusalemme si svegliano alle 4 di mattina per essere alle 5 in fila con la macchina per il check-point di frontiera ed arrivare a lavoro alle 8. Tra i tanti artisti che sono giunti a rendere questo muro meno triste, il più noto è sicuramente Banksy. Banksy ha voluto disegnare delle immagini iconiche, riproducibili sotto forma di stencil, grazie alle quali è stato aperto uno shop in cui è possibile scegliere il disegno che più si preferisce, il colore dello spray da usare e dipingerlo sul muro. L’unica regola da rispettare è che per nessun motivo si può dipingere sopra un altro graffito. Mi sono messo sulle punte e ho trovato uno spazio per disegnare di rosso l’immagine di un filo spinato. Chi è abituato al writing noterà che non sono esperto, ma il fatto che stia utilizzando lo spray in direzione orizzontale è per evitare che la vernice coli sul muro. Ho provato un brivido molto difficile da spiegare a parole. Tra i più intensi mai provati nella mia vita. Mi ricordo che facevo dei respiri profondi e buttavo fuori l’aria a soffi forti come quando ti arriva una scarica di adrenalina all’improvviso. Il senso di tutto questo è che finché il muro resterà in piedi sarà un’opera d’arte da guardare, e porterà milioni di persone in un luogo di frontiera dove la pace resta una speranza appesa a un filo al quale tutti noi abbiamo il dovere di aggrapparci. La stessa speranza che ci fa credere che questo muro un giorno verrà abbattuto e annienterà i confini. O magari, come qualche opera di Banksy, cadrà su se stesso e si autodistruggerà. Grazie @nazionale_cantanti per avermi regalato uno dei viaggi più belli della mia vita. #briga #mattiabriga #banksy #betlemme #bethlehem

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Un pezzo di storia per la Nazionale cantanti è stato vissuto anche con la preghiera sulla tomba di Yasser Arafat e con il discorso di Abu Mazen durante il ricevimento nel palazzo presidenziale a Ramallah: "So che questa vostra missione è stata benedetta da papa Francesco, il mio amico più importante, il più importante per il popolo palestinese, il primo ad aver riconosciuto il nostro Stato e non è un caso se la Palestina sia tra i tre soli Paesi che hanno l'ambasciata dentro il Vaticano", ha detto Abu Mazen alla Nazionale cantanti accompagnata dal Console Generale d'Italia a Gerusalemme Fabio Sokolowicz, che la sera prima era sceso in campo con la squadra. Mazen ha continuato: "Ricordo ancora la visita di papa Francesco nel 2014. La Terrasanta è stata cristiana prima che musulmana, siamo tutti fratelli, non c'è differenza. Noi non siamo contro gli ebrei e il giudaismo, una religione del cielo che rispettiamo, come rispettiamo gli ebrei. Noi siamo contro l'occupazione che danneggia le tre religioni, vogliamo due Stati che possano vivere in Pace. Le leggi internazionali devono essere rispettate, per la libertà religiosa e di espressione".      
 
Negli stessi giorni della visita iniziata a Tel Aviv, la Nazionale cantanti ha incontrato la delegazione del Consiglio superiore della magistratura, con il vicepresidente del David Ermini e il consigliere Piercamillo Davigo, in Israele per la piantumazione di due querce in memoria di Antonino Giannola, il presidente del tribunale di Nicosia ucciso il 26 gennaio 1960 a 59 anni durante un'udienza, e dei caduti dell'Arma dei Carabinieri. La cerimonia, cui ha partecipato anche l'ambasciatore Italiano in Israele Gianluigi Benedetti, si è svolta a Gerusalemme nella Foresta presidenziale Tzora dove ci sono già 27 alberi in memoria dei giudici morti nell'adempimento del dovere come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.