"Ci stiamo godendo una serata incredibile, non ci aspettavamo una risposta di pubblico ed entusiasmo di questo tipo, con un coro di voci assordanti a cantare una a una tutte le canzoni, fin da questo pomeriggio. Da quando organizzo il concerto non penso di aver mai visto la piazza gremita come questa sera". Le parole di Massimo Bonelli, ceo di iCompany, organizzatore e direttore artistico da otto anni del Concertone del Primo maggio a Roma, descrivevano la grande soddisfazione per la manifestazione che ha riconquistato piazza San Giovanni dopo due anni di show televisivo a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia.
Lo show, trasmesso in diretta su Rai 3, è stato visto da 945mila spettatori dalle 15.30 alle 19 (con 8,2% di share), da 1 milione 790mila dalle 20 alle 21.12 (9,3%) e nella parte serale, dalle 21.16 alle 0.23, è stato seguito da 1.667.000 spettatori pari al 10.4% di share.
E in piazza San Giovanni c'era veramente un mare di persone per beneficiare di quello che Bonelli ha definito "un elisir di lunga vita" parlando della "musica attuale". E per assistere "a quello che è ancora il più grande concerto live gratuito di musica in Europa". Un soddisfazione resa palese anche via social: "Eravamo xxxxxx mila. Ma che volete che sia un numero, ciò che conta è che eravamo #insieme".
E intorno alle 19 la piazza aveva raggiunto la capienza massima prevista (i sindacati avevano parlato di 300mila persone). Un afflusso tale che aveva obbligato gli organizzatori a chiudere gli accessi di ingresso. Tutte le entrate erano state transennate e la gente era in attesa di poter accedere per la parte finale della maratona, quando si sono esibiti tra gli altri Marco Mengoni, Carmen Consoli e Max Pezzali.
E proprio l'esibizione di Mengoni, con la sua versione di Blowin' in the wind di Bob Dylan è stata tra le più applaudite e commentate via social. "Marco Mengoni canta Blowin' in the wind al #concertone e cala un silenzio da brividi in piazza San Giovanni. Ah, quant'è bella l'arte e chi la sa praticare" si legge in un post Twitter.
E c'è stato chi avrebbe voluto che l'esibizione dell'artista non finisse mai: "Cantaci tutta la discografia prima di scendere da quel palco grazie".
E ancora: "Sentire l'anima vibrare di fronte a questa esibizione eccezionale. Marco la tua voce è una carezza delicata che fa bene al cuore, una potente esplosione di emozioni. Grazie Marco, ti si ama fortissimamente forte".
Ma, ovviamente, sono stati moltissimi gli "artisti validi al #concertone", come sottolinea Rocco Tanica, ex tastierista degli Elio e le storie tese, che però non manca di sottolineare alcune assenze "eccellenti": "Ottimi Sinkro e Bresh ma pesa come un macigno l'assenza di Mesme, Lontra, Coito feat. Sgombra, Suppa, Gegge, Maffie, Pippi, Ossola, Tutto, Mandrake e Susci".
C'è poi chi, come fa Slainte, si lamenta dello scarso "impegno" da parte del pubblico davanti al palco: "Sono anni che sono in piazza San Giovanni con voi. Sarà, ma io vedo che non c’è più un’anima veramente affine ai temi della giornata, così come gli artisti. Oggi è stato veramente un grande mah, per me. @unomaggiotaranto ormai vi supera di molto in temi e offerta culturale. Mi spiace, ma rifletteteci".
Ma sul palco il riferimento a temi come la pace e i morti sul lavoro non sono mancati. Lo ha fatto in apertura Ambra, alla conduzione del Concertone per la quinta volta consecutiva, salutando piazza San Giovanni tornata a vivere dopo due anni di pandemia. Il via della maratona è tutto dedicato alla guerra in Ucraina e la showgirl e attrice ha indossato un maglione con i colori del Paese martoriato, giallo e blu.
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Il tema del lavoro (e della musica) ritorna anche in una bella vignetta pubblicata da Biani.
E ancora a proposito della pace, Luca Barbarossa ha voluto rendere un doveroso omaggio a Gino Strada, morto nell'agosto dello scorso anno, la cui foto campeggiava sulle quinte del palco. "Era per la pace, ma soprattutto contro la guerra", ha ricordato il cantautore e conduttore radiofonico prima di intonare e dedicargli Il disertore, "il brano più antico su questo palco, è del 1956". Barbarossa ha poi chiamato accanto a sé gli Extraliscio per il brano È così, presentato al Concertone.
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E, come sempre, non è mancata qualche polemica. A finire nella bufera è stato Bugo, dopo che sui social qualcuno ha ipotizzato che avesse indossato una maglia con i colori della bandiera della Russia, durante il suo pomeriggio alla conduzione del Concertone del Primo Maggio.
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"Ma quale maglietta pro-Russia, ho indossato una t-shirt di un concerto degli Oasis - ha poi spiegato il cantautore - Che follia, ho affrontato temi importanti come la sicurezza sul lavoro, sulle strade, i diritti dei lavoratori dello spettacolo, la sclerosi multipla. E sui social vengo attaccato per una maglietta. È ignoranza - ha concluso - qui parliamo di pace".