I miti, quelli veri, importanti e ingombranti, hanno una data di nascita, ma non una data di morte. O meglio, una data c'è – e pure una tomba – ma poi si fa fatica ad accettare la realtà e a credere che sia (in effetti) quella vera. Vista la vicinanza con le Feste, non scomodiamo personalità troppo alte e facciamo un esempio più facile: James Douglas Morrison, per tutti e per sempre solo Jim, Jim Morrison.
Lo studente di Cinematografia all'Università della California di Los Angeles che nel 1965 fonderà uno dei gruppi rock più importanti della storia, i Doors, nacque alle 11.55 dell'8 dicembre 1943, al Brevard Hospital di Melbourne, in Florida. Ma quando è morto?
Nei documenti ufficiali c'è scritto "Parigi, 3 luglio 1971", e sappiamo che venne sepolto nel cimitero di Père-Lachaise. E già qui sorge un primo problema: può capitare infatti di sentir risuonare tra i viali che ospitano tanti artisti e poeti la sua voce cantare "come on baby, light my fire". Poi una tomba, tanta gente, bottiglie, fiori, uno stereo, qualche canna e versi scritti a penna. Quasi una festa per uno vivo.
Morto o fuggito?
E in tanti, negli anni, hanno testimoniato che il nostro non è morto al terzo piano del palazzo al numero 17 di rue de Beautreillis, nel quartiere di Saint Paul-Le Marais. Ma che abbia preso il largo, come - sempre stando alle varie leggende metropolitane - Marylin Monroe, Elvis Presley e ad altri due James: Dean ed Hendrix.
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La nascita della leggenda
Fu Ray Manzarek, il tastierista della band, ad alimentare ulteriormente la leggenda con un’intervista al Daily Mail, del 7 luglio 2008 (giorno dell’anniversario della sepoltura): "Nel Settanta Jim mi mostrò la brochure delle Seychelles e mi disse: non sarebbe un luogo perfetto per fuggire, mentre tutti pensano che tu sia morto? Ho ancora in mente la telefonata di Bill Siddons il nostro manager che annunciava la morte di Jim, pensai si trattasse della solita chiacchiera da rock ‘n roll. Bill partì per Parigi, nessuno vide mai il corpo di Jim". Ecco fatto.
Le teorie
Jim Morrison è ancora vivo e ha scelto una vita tranquilla decidendo di fare l’allevatore in Oregon.
Jim Morrison si è sposato con una donna di nome Marsha e, prima di acquistare il suo ranch in Oregon, faceva l’operaio edile.
Jim Morrison ha simulato la sua morte nel 1971 con un’overdose intenzionale di droghe ed è stato in coma per sei settimane, prima di svegliarsi e continuare a vivere la sua vita, isolato dal resto del mondo.
La tomba era stata scansionata e dentro non c’era nessuno.
Jim Morrison ha simulato la sua morte in modo da poter eludere i mandati di arresto federali per l’incidente di Miami (quello famoso in cui avrebbe mostrato i genitali o "no-era-solo-un-dito").
Jim Morrison viene poi riconosciuto da un cassiere della Bank of America di San Francisco e nel 2011 viene visto tra la folla in un festival musicale a New York.
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E poi c’è Barry Manilow
Altra ipotesi affascinante: il cantante pop Barry Manilow. Nel '73 l'artista appare dal nulla, a Las Vegas, durante un concerto di Bette Midler. Si siede al piano e comincia a suonare e cantare. Nessuno l’ha mai visto né sentito nominare e non risulta avere un passato. Ha la stessa corporatura e altezza di Jim Morrison (1,82), è nato lo stesso giorno, ma, attenzione, misurazioni fatte con gli strumenti (ma da chi?) attestano che ha esattamente la stessa voce di Morrison.
E una delle sue canzoni più famose è Mandy, composta dopo la morte di Pamela (la compagna di Jim a Parigi), avvenuta per overdose nel '74. E quel titolo è l’abbreviazione di Me and You.
Come fare a meno della Cia?
A questo punto si raggiungono vette altissime: Jim, aiutato dal padre ammiraglio (quello stesso padre che lui voleva uccidere in The end, tanto i rapporti erano buoni), aveva contattato la Cia e si era messo d’accordo per uscire di scena, alla sola condizione di continuare a suonare. Ed ecco Barry Manilow, fresco di chirurgia plastica.
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L'assassino di rockstar
Jim Morrison era finito nel mirino di un’associazione chiamata ‘Club 27’ il cui obiettivo era quello di uccidere i maledetti del rock poiché, con la loro musica, aizzavano le folle rendendole sovversive verso i governi.
Alcune testimonianze parlano di un agente segreto della Cia, un certo Jack Ryan (guarda caso proprio il nome del personaggio creato da Tom Clancy), che sarebbe colpevole non solo dell’omicidio di Morrison, ma anche dell’assassinio di Brian Jones, Janis Joplin e Jimi Hendrix.
Se la realtà supera la fantasia
“Mai rovinare una bella storia con la verità”, avrebbe detto una volta tal Sam Silverman, editorialista del Globe. E dunque, in un Paese dove il 21 dicembre 1970, fatto realmente accaduto, Elvis si presenta alla Casa Bianca (senza invito né preavviso), chiedendo di incontrare il presidente Nixon. Ed è anche armato di una prestigiosa Colt 45 della Seconda guerra mondiale, dono per il presidente a cui intende chiedere un distintivo speciale del Bureau of narcotics and dangerous drugs. E Nixon accetta di incontrarlo, con tanto di pistola. Nel faccia, The King, spiega all'uomo più potente del mondo, che i Beatles sono degli anti americani arrivati negli Usa per fare soldi e tornare in Europa armati di un sentimento anti-americano che andava fermato. Alla fine, Nixon un distintivo (onorario) glielo dà davvero.
A questo punto, che dire: Jim Morrison forse è davvero vivo e da più di mezzo secolo se la spassa con Elvis, Marylin e tutti gli altri, su qualche meravigliosa spiaggia. E a noi non resta che mettere a palla lo stereo: "Come on baby, light my fire".