Achille Lauro non va in finale: la delusione di uno show quasi perfetto
di Ernesto Assante
Il commento / Bocciato il cantante romano in gara per San Marino, una decisione che grida vendetta. Anche se con una platea così grande l'importante è partecipare
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Una grande delusione: l’eliminazione di Achille Lauro, che con Stripper aveva accesso l’atmosfera di Torino con una botta di rock’n’roll e glam, ma è stato punito dal televoto e non ha avuto accesso alla finale. Ed è un peccato, perché la performance dell’artista romano, in gara per San Marino, è stata priva di difetti, anzi, sufficientemente esplosiva da lasciare il segno.
Comunque, al di la del risultato finale, la seconda semifinale, il secondo "antipasto" in attesa della serata di sabato 14 maggio, quando scenderanno in campo anche i "Big Five", ha confermato quanto di buono si era visto nella prima serata dell’Eurovision Song Contest, anzi, se possibile, musicalmente le cose sono andate anche meglio, così come in termini di spettacolo le performance sono state in gran parte interessanti. Insomma, impossibile trattare male un super programma come questo, fatto solo e soltanto di musica, nel quale l’intrattenimento è garantito dalle performance degli artisti, che hanno senso quando ci sono e hanno altrettanto senso quando non ci sono.
E’ una celebrazione bellissima della forza della musica in tutte le sue forme, comprese quelle che ci piacciono di meno, quelle più ovvie e risapute, quelle più ripetitive e noiose, accanto a quelle più intense, più forti, più originali, più personali. Si, perché il senso di Eurovision Song Contest è sempre di più quello della partecipazione, piuttosto che la vittoria. Capiamoci, è chiaro che vincere conta, è evidente che la classifica finale conta, ma conta altrettanto - e lo si vede dall’entusiasmo con il quale moltissimi cantanti salgono sul palco e salutano il pubblico di Torino come quello che li segue da mezzo mondo in tv e via internet - l’essere in scena, cantare e ballare al meglio delle proprie possibilità, anche perché quasi tutti sanno che una platea così grande forse non l’avranno mai più. Ed è ovvio che se i cantanti arrivano da paesi piccoli, che non hanno mercato musicale al di fuori dei loro confini, l’emozione è ancora più grande e il senso della partecipazione è importantissimo, anzi fondamentale, straordinario.
Nella seconda semifinale abbiamo visto e ascoltato anche cose migliori della prima, dai Circus Mircus, georgiani, probabilmente con quello che qualitativamente è forse stato il brano migliore della serata, rock contemporaneo, senza compromessi, senza alcun cedimento ai facili effetti per conquistare i voti. E poi anche il bravissimo Jérémie Makesie dal Belgio, l’Arzebaijan con Nadir Rustamli, Konstrakta dalla Serbia, ma anche altri.
La selezione dei dieci finalisti è stata però discutibile, alcune cose come Wrs non avevano alcun motivo per conquistare un posto in finale, e l’eliminazione di Achille Lauro, diciamolo ancora, grida vendetta: ha portato sul palco una delle esibizioni migliori della serata, forse troppo "provocatoria" per il pubblico televisivo della grande Europa dell’Eurovision Song Contest, ma è difficile sapere sapere se è vero perché essendo molto ampio il bacino dei televotanti, ogni Paese vota secondo sentimenti differenti. La gara, quindi, anche se l’importante è partecipare, ci ha regalato una delusione: chissà come andrà a finire sabato…