Paolo Belli, l'omaggio a Enzo Jannacci: "Gli devo tutto"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteSi intitola Parlare con i limoni, è una bellissima canzone di Enzo Jannacci, pubblicata dal cantautore milanese alla fine degli anni Ottanta, e Paolo Belli ha deciso di pubblicarla, rendendo omaggio all'autore e presentandosi così prima della ripartenza televisiva con Ballando con le stelle. Belli ha iniziato da qualche tempo un percorso interessante, segnato dall'uscita, lo scorso maggio, di un album La musica che ci gira intorno, in cui tutte le sue anime, quella dell'intrattenitore, del bandleader, dell'interprete, trovano un interessante punto di equilibrio, tra canzoni di De Gregori, Dalla, Fossati, Ron. E ovviamente Jannacci.
Certo, affrontare il repertorio di Jannacci, che per Belli è una sorta di "nume tutelare" non deve essere stato facile...
"Infatti ci ho pensato mille volte", ci dice Belli, "in concerto lo fai, ma quando sei sul palco di è permesso di rendere omaggio a chi ami. Invece una cosa che regis…
Si intitola Parlare con i limoni, è una bellissima canzone di Enzo Jannacci, pubblicata dal cantautore milanese alla fine degli anni Ottanta, e Paolo Belli ha deciso di pubblicarla, rendendo omaggio all'autore e presentandosi così prima della ripartenza televisiva con Ballando con le stelle. Belli ha iniziato da qualche tempo un percorso interessante, segnato dall'uscita, lo scorso maggio, di un album La musica che ci gira intorno, in cui tutte le sue anime, quella dell'intrattenitore, del bandleader, dell'interprete, trovano un interessante punto di equilibrio, tra canzoni di De Gregori, Dalla, Fossati, Ron. E ovviamente Jannacci.
Certo, affrontare il repertorio di Jannacci, che per Belli è una sorta di "nume tutelare" non deve essere stato facile...
"Infatti ci ho pensato mille volte", ci dice Belli, "in concerto lo fai, ma quando sei sul palco di è permesso di rendere omaggio a chi ami. Invece una cosa che registri e pubblichi ed è destinata a restare nel tempo, è un'impegno differente, anche emotivamente. Quindi prima di farlo ci ho riflettuto molto, soprattutto perché io considero Jannacci un personaggio enorme, musicalmente, culturalmente, e ci ho messo tutto l'impegno possibile".
Video: Paolo Belli a 'Music corner'
Cosa la lega a Jannacci?
"Credo di poter dire che se sono la persona privilegiata che sono, perché faccio musica e amo farla, lo devo in gran parte a lui. Perché a dieci anni, un po' come James Brown in Blues Brothers, ho visto la luce, ovvero sono andato per la prima volta a un suo concerto, e quell'esperienza, a me così piccolino, mi ha cambiato tutto. Di concerti di Jannacci nella vita poi ne ho visti tanti altri, centinaia, davvero, sono diventato quasi uno stalker, e ogni volta c'era una sorpresa, una scoperta, qualcosa da imparare. Era giusto, quindi che gli rendessi omaggio, con un brano che rappresenta bene anche me stesso, il mio d'animo di cinquantenne che sa quanta fatica ci vuole per farsi apprezzare con le canzoni, e sa bene quante volte ci si ritrova a parlare con i limoni".
Cosa aveva Jannacci che gli altri non avevano?
"Aveva il cuore leggero. Non aveva solo un'ottima preparazione jazzistica e musicale, non era solo un autore che scriveva cose complicate dal punto di vista armonico, ma sapeva far sembrare tutto semplice, tutto comprensibile, senza essere mai superficiale. Non ti chiedeva di metterti là con attenzione a cercare di capirlo, era veramente un saltimbanco che sa farti stare bene ma anche farti ragionare, che sa commuovere e far ridere. Se non hai il cuore leggero a tutto questo non ci arrivi".
Allora, con questo singolo, ma soprattutto con l'album "La musica che ci gira intorno", possiamo dire che Paolo Belli cerca di uscire da Paolo Belli per diventare Paolo Belli?
"Diciamo che sto provano a mettere fuori tutto quello che sono, cerco di mettermi in gioco e di alzare l'asticella. A me piace studiare, imparare, provare e mi viene bene fare le cose a 'cuore leggero' come dicevo prima. Quindi sì, provo a mettere a fuoco aspetti diversi di me stesso. Ho cominciato durante l'esperienza di Telethon, sto andando avanti con una nuova libertà. E con l'aiuto di persone che ho accanto e che mi spingono a muovermi con un pizzico di coraggio e di sicurezza in più".
Cosa ha scoperto di sé in questa nuova dimensione?
"Che mi emoziono ancora. Pensavo di essere vecchio e basta, di averle viste tutte, invece mi meraviglio, mi piace scoprire e studiare, mi piace commuovermi e lasciarmi andare con la musica".
E cosa ha imparato?
"Ho imparato che per crescere devi essere sincero. Il pubblico lo vede quando lo sei e ti sostiene, o ti molla se scopre se stai cantando una canzone che non ti piace. E non ne vale la pena".
In tutto questo che ruolo gioca o giocherà ancora la televisione?
"Anche la televisione la devi fare con la voglia di farla. È una bottega, apri il negozio e ogni giorno devi offrire qualcosa di curioso, di bello, magari di appassionante da offrire a chi lo frequenta. Se mi daranno ancora il grande privilegio di aprire le vetrine del laboratorio dove lavoro come un'artigiano andrò ancora avanti con molto piacere".