Spettacoli

Lucio Dalla e Lucio Battisti, due sognatori che inventarono universi

Lucio Dalla e Lucio Battisti, due sognatori che inventarono universi

Sono cresciuti entrambi cullati dal rumore delle bombe che cadevano sull’Italia, vivendo gli anni intensi della ricostruzione e del boom, con quella sensazione di un mondo che si poteva plasmare

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Nacquero a meno di 24 ore di differenza, a 348 km di distanza, l’uno, Dalla, immortalando per sempre quella data in una canzone, l’altro, Battisti, nascondendola come avrebbe fatto per quasi tutto il resto delle cose della sua vita, con la sola eccezione delle canzoni. Per entrambi, altra incredibile coincidenza, i genitori decisero il nome di Lucio, e nel caso di Battisti fu una specie di riparazione perché c’era già stato un piccolo Lucio nato nel 1940 e morto a soli due anni nel 1942.

Lucio Dalla in braccio a sua madre Iole
Lucio Dalla in braccio a sua madre Iole 
Lucio B e Lucio D sono cresciuti entrambi cullati dal rumore delle bombe che cadevano sull’Italia, vivendo poi gli anni febbrili e intensi della ricostruzione che portarono al boom economico. E quella sensazione di un mondo che si poteva plasmare è certamente alla base della loro innata capacità di inventare universi. Entrambi si svelarono al Festival di Sanremo, il primo cadendoci per caso (e poi mai più) nel 1969 con un cespuglio di capelli ricci e un foulard vagamente hippie cantando L’avventura, un’ancora primitiva fioritura del genio nato dal binomio con Mogol, l’altro partecipando a varie edizioni, una volta dormendo nella stanza a fianco di quella del suo amico suicida Luigi Tenco, poi soprattutto nel 1971 con la canzone fatidica del gesubambino nato di 4 marzo 1943, chiamato così dalla gente del porto, con la data di nascita che ad ascoltarla in questi giorni suona come un rintocco di ottant’anni.

Nacquero tutti e due sotto il segno dei Pesci, circostanza che secondo Antonello Venditti, anche lui nato in marzo, meritava una canzone, anzi un intero disco perché è vero che alla fine esser cantautori voleva dire molto spesso essere nati in quei giorni lì, perchè i Pesci sono creativi, sensibili e sognatori, o almeno così dicono le tabelle astrologiche. I Pesci della canzone sono tanti, ma certo nascere quasi lo stesso giorno dello stesso anno con lo stesso nome, era qualcosa di più di una coincidenza zodiacale.

Il destino comune gli ha offerto un decennio, gli anni Settanta, per costruire un pezzo delle fondamenta su cui si basa l’idea che oggi abbiamo della canzone. Non solo loro, ovviamente, erano parte di un coro portentoso, ma certo che Battisti con quel suo furioso slancio creativo, con la diversità e la ricchezza delle sue invenzioni, tanti piccoli mondi diversi, che fosse rock, silenzio, emozioni rarefatte, melodie che non si poteva non cantarle, ha fatto strage di cuori e di bastioni dell’immaginario, e Dalla che passo dopo passo tra sberleffi, improvvisazioni jazz e case in riva al mare è arrivato alle vette di Com’è profondo il mare, Cara, L’anno che verrà, e poi Caruso e poi ancora Attenti al lupo, tanto per ricordare a tutti che la canzone può legittimamente essere la cosa più seria di questo mondo e anche quella più maliziosa e divertente.

Per morire il destino li ha separati. Lucio B se n’è andato il 9 settembre del 1998, Lucio D il 1 marzo del 2012, ambedue ancora giovani, nel pieno della loro maturità espressiva. Battisti gli ultimi anni li aveva passati osservando un silenzio impenetrabile, Dalla al contrario aveva parlato, e ancora parlato, si concedeva perché lui era fatto così, doveva condividere, doveva darsi, doveva regalare ai giovani talenti una possibilità, gli piaceva stare in mezzo alle cose, partecipare al gran bazar della vita. Ma tutti e due hanno lasciato una voragine di incompiutezza, il sospetto terribile che avessero ancora da dire, e sarebbe bello che nelle scuole si cominciasse a insegnare l’arte tutta italiana di fare capolavori di musica utilizzando le briciole lasciate cadere dalla vita di tutti i giorni.