LIVERPOOL - Loreen, nata in Svezia nel 1983 da genitori marocchini berberi, irriducibile attivista per i diritti umani e civili, orgogliosamente bisessuale e che in passato ha già cantato e incarnato una moderna Giovanna d’Arco, si è presentata sul palco come una Lara Croft, tra gli Abba e Lady Gaga: voce tagliente, prima asceta, poi amazzone nel vestito color carne, tra due piani stretti della vita. La sua canzone Tattoo fa “ti sei attaccato a me come un tatuaggio, tattoo-hooooo!”. Ed è anche l’effetto, inevitabile, sugli ascoltatori e soprattutto sui giudici che la eleggono regina. “Sono felicissima”, ha commentato la svedese, che bissa così il successo del 2012 con Euphoria.
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Dunque ha vinto Loreen la 67esima edizione di Eurovision a Liverpool, giustamente, con quelle unghie lunghissime, 583 punti e una marea di fatidici “douze” dai Paesi nordici. Seconda la Finlandia con il rapper in bolero verde, Käärijä, l’altro favorito ma con 57 punti in meno finali. Irresistibile, anzi avvolgente, il suo muscolare Cha cha cha. Il nome Käärijä deriva dall’inglese “wrap”, ossia avvolgere, perfetto per il gioco di parole con “wrapper”. Ventinove anni, a 20 gli è stato asportato parte dell’intestino per una colite ulcerosa. Ora invece ha tanto fegato e il suo Cha cha cha meravigliosamente tribale ha stravinto tra il pubblico da casa, i cui voti hanno contato per il 50%, così come quello dei giurati.
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Pace invece a Liverpool. Il sole è davvero arrivato, come cantavano i Beatles, sin dalla mattina, nella città che ha adottato l’edizione in luogo della martoriata Ucraina. Dalle 10, i fan fanno la fila ai cancelli tra i meravigliosi docks e poi festa fino a notte, in un fiume di bandiere della Ue e del Regno Unito. Immagina che la Brexit non sia mai esistita. Invece Imagine di John Lennon l’ha cantata l’italiano Mahmood: un po’ teso all’inizio, con arrangiamento lento, e poi splendido.
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