Eurovision 2023, ha vinto Loreen, la cantante della Svezia, con 'Tattoo'. Marco Mengoni quarto

Eurovision 2023, ha vinto Loreen, la cantante della Svezia, con 'Tattoo'. Marco Mengoni quarto
(afp)
Ampiamente favorita fin dalla vittoria, l'artista mette a segno un secondo trionfo al Contest dopo quello del 2012. Il cantante italiano sfila con la bandiera Lgbtq+. Sorpresa Kate Middleton: nel video d'apertura suona il piano per la Kalush Orchestra
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LIVERPOOL - Loreen, nata in Svezia nel 1983 da genitori marocchini berberi, irriducibile attivista per i diritti umani e civili, orgogliosamente bisessuale e che in passato ha già cantato e incarnato una moderna Giovanna d’Arco, si è presentata sul palco come una Lara Croft, tra gli Abba e Lady Gaga: voce tagliente, prima asceta, poi amazzone nel vestito color carne, tra due piani stretti della vita. La sua canzone Tattoo fa “ti sei attaccato a me come un tatuaggio, tattoo-hooooo!”. Ed è anche l’effetto, inevitabile, sugli ascoltatori e soprattutto sui giudici che la eleggono regina. “Sono felicissima”, ha commentato la svedese, che bissa così il successo del 2012 con Euphoria.

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Dunque ha vinto Loreen la 67esima edizione di Eurovision a Liverpool, giustamente, con quelle unghie lunghissime, 583 punti e una marea di fatidici “douze” dai Paesi nordici. Seconda la Finlandia con il rapper in bolero verde, Käärijä, l’altro favorito ma con 57 punti in meno finali. Irresistibile, anzi avvolgente, il suo muscolare Cha cha cha. Il nome Käärijä deriva dall’inglese “wrap”, ossia avvolgere, perfetto per il gioco di parole con “wrapper”. Ventinove anni, a 20 gli è stato asportato parte dell’intestino per una colite ulcerosa. Ora invece ha tanto fegato e il suo Cha cha cha meravigliosamente tribale ha stravinto tra il pubblico da casa, i cui voti hanno contato per il 50%, così come quello dei giurati.

Secondo posto per il finlandese Kaarija
Secondo posto per il finlandese Kaarija (afp)
Terza Noa Kirel, 22 anni, prodigio della musica israeliana che con la sua dance-pop Unicorn ha spopolato con il gesto della mitologica creatura. Soldatessa per due anni, nell’esercito ha formato anche una band, parenti uccisi ad Auschwitz, Kirel ha perso un rene qualche anno fa e da bambina era così debole che un rabbino consigliò di modificare il nome da Noya a Noa (“movimento”) per buon auspicio.

Marco Mengoni
Marco Mengoni (fotogramma)
Ma resta grande la performance di Marco Mengoni, splendido quarto. Gladiatore in canotta e paillettes d’argento, l’unico dei partecipanti nella parata iniziale sul palco con una seconda bandiera, quella Lgbtq+ per i diritti gay e trans, oltre a quella italiana. Mengoni ritira il premio della critica "Marcel Bezençon" (categoria compositori), canta l’ammaliante ballata Due vite con travolgente intensità. A fine performance gli trema il polso e si china a terra. 

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Il pubblico è in delirio, anche perché pochi secondi prima è la volta di un’altra sorpresa: la principessa Kate Middleton che suona il piano durante l’esibizione della band ucraina campionessa in carica, Kalush Orchestra. Se questo non è un messaggio politico. L’organizzazione ha negato al presidente Volodymyr Zelensky di parlare, ma almeno il governo britannico e la Royal Family hanno detto la loro. Mentre, nelle stesse ore, la Russia ha ignobilmente bombardato Ternopil, la città duo ucraino Tvorchi in gara: almeno due i feriti.

Pace invece a Liverpool. Il sole è davvero arrivato, come cantavano i Beatles, sin dalla mattina, nella città che ha adottato l’edizione in luogo della martoriata Ucraina. Dalle 10, i fan fanno la fila ai cancelli tra i meravigliosi docks e poi festa fino a notte, in un fiume di bandiere della Ue e del Regno Unito. Immagina che la Brexit non sia mai esistita. Invece Imagine di John Lennon l’ha cantata l’italiano Mahmood: un po’ teso all’inizio, con arrangiamento lento, e poi splendido.

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Ma nessuno dimenticherà il momento più commovente della serata. Mentre la Russia bombardava Ternopil, tutta Liverpool cantava, sul palco e fuori, You’ll never walk alone: il leggendario inno di Gerry & The Pacemakers e della squadra di calcio locale, in una marea di bandiere gialloblu e lacrime tra il pubblico. Perché voi, ucraini, non camminerete mai più soli.