«La stessa musica non è più la stessa, da quando è cominciata la guerra. Prima ascoltavo Brothers in Arms dei Dire Straits, adesso la provo». Sergey Zenin è il dj storico di Radio Roks, l’emittente ucraina che dagli anni 90 manda musica rock internazionale, e l’inviata americana Dina Raston è stata l’ultima a raccogliere le sue parole.
Da settembre, Zenin ha smesso di mettere dischi dall’ufficio centrale di Kiev e si è arruolato nel reggimento Nemesis, specializzato nell’uso dei droni. I veicoli della sua unità però non hanno la radio e lui, per restare collegato, si è attaccato l’adesivo di Radio Rocks sulla mimetica. Anche Ilia Yarema, musicista e conduttore, dal 2022 non è più ai microfoni ma nelle Forze Armate.
Altri colleghi continuano invece ad andare in onda da diverse sedi. Qualcuna sta nel seminterrato, serve da rifugio per i dipendenti. Quando l’allarme suona in diretta, la trasmissione non s’interrompe. Il sergente Nikola organizzava il festival rock “Taras Bulba”, e ogni t…
«La stessa musica non è più la stessa, da quando è cominciata la guerra. Prima ascoltavo Brothers in Arms dei Dire Straits, adesso la provo». Sergey Zenin è il dj storico di Radio Roks, l’emittente ucraina che dagli anni 90 manda musica rock internazionale, e l’inviata americana Dina Raston è stata l’ultima a raccogliere le sue parole.
Da settembre, Zenin ha smesso di mettere dischi dall’ufficio centrale di Kiev e si è arruolato nel reggimento Nemesis, specializzato nell’uso dei droni. I veicoli della sua unità però non hanno la radio e lui, per restare collegato, si è attaccato l’adesivo di Radio Rocks sulla mimetica. Anche Ilia Yarema, musicista e conduttore, dal 2022 non è più ai microfoni ma nelle Forze Armate.
Altri colleghi continuano invece ad andare in onda da diverse sedi. Qualcuna sta nel seminterrato, serve da rifugio per i dipendenti. Quando l’allarme suona in diretta, la trasmissione non s’interrompe. Il sergente Nikola organizzava il festival rock “Taras Bulba”, e ogni tanto riesce mandare video in cui suona l’armonica da una buca. L’amico Vladimir, fondatore della Rock School di Kiev, è morto in prima linea.Se nel resto del mondo il rock non se la passa tanto bene, in Ucraina gode di ottima salute perché lì si sta male. Nessun paradosso. È musica associata all’idea di ribellione e libertà, sin da quando era proibita dal regime sovietico e si ascoltava in clandestinità. Già dalla Guerra Fredda non era solo intrattenimento ma dichiarazione politica, programma di vita.
Dopo l’invasione russa, Radio Roks ha aggiunto contenuti: oltre a brani metal per dare la carica, concerti per fare compagnia, canzoni positive per rilanciare la speranza, si sentono aggiornamenti dal fronte, appelli per raccogliere soldi e cibo per militari e civili. La radio è un mezzo eccezionale. Resiste e penetra, perché dove non c’è più l’elettricità, funzionano ancora le radio delle macchine e i vecchi apparecchi a batteria. Poi, siccome la guerra si allungava e il morale vacillava, Radio Roks ha deciso di prendere richieste dal campo di battaglia. La dedica di una canzone è uno spazio di normalità per chi prima era un semplice ascoltatore e adesso è un soldato semplice.
Mark Knopfler scrisse Brothers in Arms contro la follia della guerra (all’epoca era il turno delle Falkland), perciò la richiedono in tanti. Non è detto che riescano a godersela. Cinque minuti sono un tempo di distrazione fatale, se non sei al sicuro. E chissà se esiste, un posto sicuro. Ma il potere delle canzoni, anche per qualche secondo, non si sottovaluta.
D’altronde Radio Roks nacque subito dopo la caduta del muro di Berlino, e tutti ricordano quando David Bowie, davanti al Reichstag tedesco, nel giugno 1987, girò le casse del palco verso Berlino Est, salutò gli amici dall’altra parte della cortina e cantò Heroes. La gente dell’est salì sui tetti e in migliaia si avvicinarono alla Porta di Brandeburgo. Ci furono proteste e arresti. Una settimana dopo, stesso posto, il Presidente Reagan esortò Gorbaciov «Abbatta questo muro!».
Heroes, quindi, è una dedica ricorrente. Il 24 febbraio, per il terzo anniversario del conflitto, il David Bowie Estate ha addirittura concesso l’uso del brano a dieci artiste ucraine che lo hanno reinterpretato con Mike Garson (pianista di Bowie) a sostegno di medici e paramedici al fronte. Neppure gli hacker rivali hanno sottovalutato l’emittente: proprio su quella frequenza si inserì la voce che dichiarò Zelensky in fin di vita, per seminare lo sconforto.
Adesso a Radio Roks arrivano anche canzoni composte apposta per i loro eroi, dj e musicisti. E sono così tante, che è diventato un segmento a parte. Vengono in mente le parole del Conte (l’attore Philip Seymour Hoffman) nel film I Love Radio Rock mentre la sua barca affondava: «Anni che vanno, anni che vengono, e i politici non faranno mai un cazzo per rendere il mondo un posto migliore. Ma ovunque, nel mondo, ragazzi e ragazze avranno sempre i loro sogni, e tradurranno quei sogni in canzoni».