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Sly Stone, il genio indisciplinato che ha rivoluzionato la black music

Sly Stone, il genio indisciplinato che ha rivoluzionato la black music

E’ scomparso presto dalle scene, risucchiato da vizi e ogni forma di sregolatezza. Ma ha lasciato un segno indelebile: anche su Miles Davis che non riuscì mai a suonare con lui

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Quando Sly Stone era all’apice della creatività, Miles Davis cercò in ogni modo di lavorare con lui. Il genio del Novecento, l’artista più spigoloso e inavvicinabile dell’universo della musica, si presentava regolarmente alle feste totalmente sballate organizzate da Sly. Si sedeva da una parte, con intorno gente che ballava e la musica altissima mentre ogni tipo di droga circolava nelle stanze, aspettando il momento per poter parlare con Sly. Quando sbucava da qualche camera, alterato e distratto, Davis lo avvicinava tentando di coinvolgerlo in qualche progetto. Sly, educatamente, lo invitava a divertirsi: ne avrebbero parlato dopo. Così per settimane, mesi. Senza esito.

(afp)

Basterebbe questo aneddoto per spiegare chi fosse Sly Stone. La formula “genio e sregolatezza” , per lui è riduttiva. Era tanto pieno di estro quanto allergico a qualsiasi forma di disciplina. La sua facilità di composizione e di sintesi di stili diversi (r&b, soul, funk, psicheledelia) aveva dei tratti lunari: era un visionario che aveva trascinato la black music (e non solo) avanti di decenni. La sua figura, ma soprattutto le sue idee, hanno finito per diventare il riferimento principlae per un’intera scuola di artisti, da George Clinton a Prince fino a Lenny Kravitz. È stato l’unico artista black (nel senso più profondo del termine) a suonare a Woodstock, dove fu accolto trionfalmente. La sua musica era torrenziale, vulcanica e nuovissima: nel giro di quattro anni, tra il 1969 e il 1973, ha riscritto la grammatica di un intero genere inventando una formula che ancora oggi suona modernissima e basta ascoltare un brano come Family Affair per capire quanto il suo genio vivesse già nel futuro.

Il suo essere Sly è stato la sua forza e il suo limite. È scomparso presto dalle scene, risucchiato nella sua indisciplina di vita e nei suoi vizi. Nel 2011 la stampa americana raccontò lo stato in cui era si ridotto a vivere, come un barbone. Non c’era più nemmeno Miles a dargli una mano.

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