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Gianni Togni: “Dopo Luna rischiai di scoppiare. Peccato essere ricordato per una canzone”

Gianni Togni, 69 anni 

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Una carriera lunga, la popolarità improvvisa e difficile da gestire, tanti lavori ma ancora oggi il cantautore è collegato a quel brano. Che torna, aggiornata, insieme a tutto l’album che la conteneva, in un cofanetto con bonus track, foto inedite e le otto canzoni dell’epoca restaurate
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ROMA – Ci sono canzoni che non passano mai. E Luna di Gianni Togni, datata 1980, è una di queste. Dopo il successo enorme (arrivò in tutta Europa) e inaspettato dell’epoca, ora il cantautore romano, classe 1956, l’ha aggiornata insieme a tutto l’album che la conteneva, lo strano (già dal titolo) ...e in quel momento, entrando in un teatro vuoto, un pomeriggio vestito di bianco, mi tolgo la giacca, accendo le luci e sul palco m'invento.... Ne esce un cofanetto con bonus track, foto inedite e soprattutto le otto canzoni dell’epoca restaurate. “Ci siamo messi a lavorare direttamente sui nastri originali”, racconta Togni, che da vent’anni è un artista indipendente. “Le abbiamo trattate come fossero un film, o un quadro. La qualità dell’audio è aumentata, ne vale la pena. Ho sempre prestato attenzione alla musica”.

La cover del cofanetto di Gianni Togni 

Chi era Gianni Togni nel 1980?

“Nessuno. I…

ROMA – Ci sono canzoni che non passano mai. E Luna di Gianni Togni, datata 1980, è una di queste. Dopo il successo enorme (arrivò in tutta Europa) e inaspettato dell’epoca, ora il cantautore romano, classe 1956, l’ha aggiornata insieme a tutto l’album che la conteneva, lo strano (già dal titolo) ...e in quel momento, entrando in un teatro vuoto, un pomeriggio vestito di bianco, mi tolgo la giacca, accendo le luci e sul palco m'invento.... Ne esce un cofanetto con bonus track, foto inedite e soprattutto le otto canzoni dell’epoca restaurate. “Ci siamo messi a lavorare direttamente sui nastri originali”, racconta Togni, che da vent’anni è un artista indipendente. “Le abbiamo trattate come fossero un film, o un quadro. La qualità dell’audio è aumentata, ne vale la pena. Ho sempre prestato attenzione alla musica”.

La cover del cofanetto di Gianni Togni 

Chi era Gianni Togni nel 1980?

“Nessuno. Infatti il disco era stato registrato in maniera ingenua, complice il fonico che la CGD, la casa discografica di allora, ci avevano assegnato e che, per carità, lavorò tanto, ma era alla prima esperienza. Vale lo stesso per me, che frequentavo l’università: Lettere moderne, ero convinto che sarei diventato, non so, giornalista”.

E la musica?

“Andavo lentamente. Con Guido Morra – mio amico dalle scuole, che scrisse tutti i testi del disco – eravamo passato per il Folkstudio. Il mio primo album, In una simile circostanza, uscì nel 1975, non avevo neanche vent’anni. Era politico, figlio dei tempi, ma acerbo. Poco dopo, un mio amico riuscì a mettermi come artista d’apertura per i Pooh, con cui girai per tre anni negli Stati Uniti e in Canada. Scrissi in fretta delle canzoni per quegli show, ma l’etichetta che doveva pubblicarli, la Produttori Associati, fallì. Luna fu la mia occasione”.

Come nacque?

“Accorpando due canzoni e, soprattutto, mondi diversi. Bowie e Supertramp su tutti, che adoravo, ma anche il progressive, con cui ero cresciuto. E poi il pop: era un’epoca di ancora grande varietà musicale rispetto a oggi, ma in cui diventava già importante ‘vendere’”.

Si aspettava quel successo?

“No. Certo, sapevo che la CGD ci avrebbe dato visibilità, ma non a quei livelli. Luna era un pezzo strano e insolito anche per l’epoca, a partire dal testo, che non ha senso. Ci ispirò un clochard che incontrammo una sera in una metropolitana, immaginammo la storia di quest’uomo che aveva perso tutto e, da un oblò, parlava da solo alla Luna. È un delirio, non un brano d’amore”.

Anche il titolo dell’album è insolito: “...e in quel momento, entrando in un teatro vuoto, un pomeriggio vestito di bianco, mi tolgo la giacca, accendo le luci e sul palco m'invento...”. Un po’ lungo, no?

“I discografici volevano chiamarlo Debutto, ma a noi romani veniva solo una battuta: ‘Sì, de sotto’. Con Morra prendemmo tempo, la mattina dopo, quando avremmo dovuto consegnare, ne ideammo alcuni: E in quel momento, Entrando in un teatro eccetera eccetera. L’intuizione fu della CGD: usiamoli tutti, basta mettere le virgole”.

Il successo la prese in contropiede?

“Sì, anche se in piccola parte ero preparato. Venivo dalla gavetta, seppur senza un riscontro di pubblico, dai Pooh – in particolare da D’Orazio, che era un perfezionista – avevo imparato a stare sul palco. Oggi è davvero tutto troppo rapido. E io stesso, nonostante tutto, rischiai di scoppiare”.

Il momento più duro?

“Tanti. Luna ebbe successo in Europa, mi alzavo alle cinque, partivo da Roma e in una giornata facevo anche tre riunioni in altrettanti paesi diversi. A un certo punto divenne massacrante. Ma i discografici, va detto, mi lasciarono abbastanza libero”.

Dagli anni Duemila, però, è indipendente.

“Le major non sono quelle degli anni 70, con una gestione più casereccia, ma multinazionali in cui non mi rivedo. All’epoca, per dirle, la CGD fece venire sue spese i miei amici da Roma alle prove del tour, a Verona, per non farmi sentire solo. Ecco, una cosa di cui vado fiero è di non aver perso gli amici”.

È vero, però, che “Giulia” – siamo già nel 1983 – non volevano pubblicargliela?

“Pensavano che fosse troppo ironica, faceva il verso alle persone disperate che si lasciano. ‘Sei la mia vita’, quelle cose lì. Ed era la prima volta, anche lì. A me piacciono le prime volte, non mi sono mai ripetuto e questo, forse, ha messo in difficoltà i miei rapporti con le etichette. Fatto sta che la inserirono su cd, che all’epoca era un supporto per pochi, e nell’Lp no. Con quel successo mi presi una rivincita”.

Amici, nella musica, ne aveva?

“Pochi, non c’era tempo di coltivare quei rapporti. Lo sono e lo sono stato con i miei musicisti però. Ho sempre visto Gianni Togni come un gruppo, la musica è importante almeno quanto il testo”.

Si sente sottovalutato?

“Mah. Mi dispiace che ho fatto tanto – il rock, il blues, altro – e per la critica sono sempre rimasto quello di Luna. Jovanotti, che è un amico, non è rimasto quello di Gimme five”.

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E lei come reagisce?

“Sto in pace con me stesso. Sa in quante trasmissioni mi hanno chiamato, chiedendomi solo Luna? ‘No, non c’è spazio per canzoni nuove’. E allora non vengo. Continuo a registrare musica, l’ultimo album, Edizione straordinaria, è del 2024 e ispirato ad articoli di giornale che leggo. Non mi fermo, tutti i giorni prendo il treno da Roma a Civitavecchia, dove lavoro in studio”.

Come visse il calo di successo a fine anni 80?

“Credo sia venuto naturale. Bersaglio mobile, un mio album del 1989, non venne apprezzato, io nel frattempo avevo scoperto il musical e per quasi tutti gli anni 90 mi dedicai a quello. Lì ho trovato ciò che trovavo più nelle canzoni. È andata bene: con Morra abbiamo realizzato Hollywood - Ritratto di un divo, che nonostante i dubbi iniziali, nel 1998, Massimo Ranieri portò a teatro, e che fu un successo. Con lui ci siamo trovati subito, gli scrissi anche Ti parlerò d'amore con cui nel 1997 tornò a Sanremo”.

Di lei al Festival non se n’è mai parlato.

“No grazie, non capisco il senso di fare gare con l’arte. Non esiste un confronto, non so, tra Giorgia e un rapper: non perché lei sia più brava, ma perché sono cose diverse”.

C’è qualcuno dei nuovi che le piace?

“Lucio Corsi mi sembra scriva bene. Il problema è che oggi tanti suonano di plastica, senza varietà. Mi stupisce, infatti, di come Luna o Giulia continuino ad avere successo tra le nuove generazioni”.

Come se lo spiega?

“Forse c’è voglia di qualcosa di diverso. Rimettere mano a queste otto canzoni è stato un tuffo nel passato, in un’epoca diversa: mi sono venute in mente le prime serate dell’estate romana in cui sono nate, quella voglia di stare insieme e di fare comunità che c’era. Oggi siamo tutti più soli e tristi, nei nostri telefoni. Mi dispiace per tutti, in particolare per chi quel ‘prima’ non l’ha vissuto. La musica – nel bene all’epoca, nel male adesso – ne risente”.

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