Dominique Willième, lo stratega dietro ARTE: "Promuoviamo il meglio del digitale, etico, 'bio’ e gratuito"
Claudio Cucciatti
"La nostra filosofia è differente da quella di Netflix, anche se sono un fan": così la mente che organizza i contenuti culturali dal cuore del colosso tv franco-tedesco d’ispirazione europeista, racconta ARTE
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STRASBURGO - È dal 2007 che ARTE, la televisione franco-tedesca d’ispirazione europeista, ha una piattaforma web dove pubblica i propri contenuti. Dominique Willième ne dirige la strategia digitale dal 2009 e sogna un giorno che arte.tv diventi il “Netflix della cultura”.
Pensa che sia possibile?
“Forse è un po’ troppo, ma credere di poter arrivare a infastidire, anche con un’unghia, un colosso come Netflix ci permette di lavorare con grande motivazione”.
Prendete spesso spunto da Netflix?
“Io sono un fan di Netflix, anche se ARTE ha dei contenuti diversi e, soprattutto, una filosofia differente. Per trattenere lo spettatore sulla piattaforma loro propongono, al termine di un programma, la visione di uno affine per tema e categoria. Noi promuoviamo invece quello che riteniamo sia migliore o più interessante in senso assoluto. Scherzando diciamo che facciamo del digitale ‘etico, bio’ che è del tutto gratuito”.
Mercoledì il Parlamento europeo ha votato la legge sul copyright, che è stata molto discussa.
“Noi siamo favorevoli a tutto ciò che possa tutelare gli autori. L’articolo 13 è un ponte tra il diritto delle persone di consumare la conoscenza attraverso la tecnologia e la protezione che merita chi produce contenuti intellettuali. Dal nostro punto di vista ci riguarda poco, perché in materia di diritto d’autore siamo sempre stati molto ferrei e quindi l’applicazione della legge non avrà un impatto sul nostro lavoro”.
Negli ultimi dieci anni il rapporto tra tv e web è cambiato molto.
“A tal punto che noi concepiamo l’antenna come uno dei modi per fare informazione e approfondimento, non l’unico o il principale. In alcuni Paesi, tra cui l’Italia, siamo addirittura presenti solo su Internet. E i numeri ci danno ragione: cresciamo del 60 per cento ogni anno rispetto al precedente grazie anche alla presenza sui social e alla app per smartphone”.
Dominique Willième Questo passaggio, in termini generali, non è semplice nel mondo dell’informazione.
“Avendo un finanziamento pubblico che arriva da parte del canone degli spettatori francesi e tedeschi, noi non abbiamo dovuto affrontare il dislivello delle entrare della raccolta pubblicitaria che esiste tra tv e web. Che è un po’ la stessa situazione che stanno vivendo i quotidiani nel processo di integrazione con Internet. Oggi il 40-50 per cento dei nostri prodotti nati sul digitale va in tv, l’altro 50-60% no”.
Non rappresenta un problema?
“Assolutamente no. Prima di tutto abbiamo capito che non esistono prodotti per uno o per l’altro medium, ma solo produzioni fatte bene o fatte male. Quelle ben costruite funzionano sia in tv che su Internet. Il web consente poi di pubblicare tutto quello che il palinsesto non permette di mandare in onda. Ad esempio, stiamo puntando molto sul cinema giapponese, ma 6 dei film acquistati andranno solo su arte.tv. L’aspetto negativo è che si devono produrre più programmi con lo stesso budget di prima”.
Il web ha un pubblico mediamente più giovane, è un vantaggio?
“Sicuramente il pubblico della Rete ci permette di dare spazio, ad esempio, a settori dello spettacolo o dell’arte che l’audience televisivo recepisce meno. Penso alle dirette dai festival heavy metal, ai concerti di musica trap o alle installazioni di street art”.
Televisione e web, dunque, possono convivere?
“La tv diventa più moderna grazie al digitale, questo cresce grazie alla visibilità che può offrirgli la tv. Basta compartimenti stagno, la parola d’ordine è: qualità. È un cambiamento culturale forte, me ne rendo conto, ma questo è quello che chiede il pubblico ed è forse l’unica via per garantire un servizio all’altezza”.