Torna la banda di criminali del tempo “de noantri”. Dopo la trilogia cinematografica di Non ci resta che il crimine (seguito da Ritorno al crimine e C'era una volta il crimine) Massimiliano Bruno traghetta i suoi personaggi nella serialità. Nel frattempo qualcuno si è perduto come il Renatino di Edoardo Leo ma ci sono anche delle novità. La serie, diretta da Bruno insieme a Alessio Maria Federici e prodotta da Sky Studios e da Fulvio, Federica e Paola Lucisano per Italian International Film, debutta venerdì 1° dicembre alle 21.15 su Sky Serie ed è in streaming su NOW, disponibile anche on demand. Il giorno prima i quattro protagonisti, Bruno con Marco Giallini, Gian Marco Tognazzi, Giampaolo Morelli saranno ospiti al tavolo dei giudici di X Factor.
La serie, che nasce dalla suggestione di due grandi classici Ritorno al futuro e Non ci resta che piangere, è un viaggio indietro al 1970, anno scelto dal regista perché è quello in cui è nato (“mi piacerebbe passeggiare per il mio quartiere, vedere i miei genitori giovani e quel mazzo di rose color té che mio padre regalò a mia madre quando nacqui”), ma anche perché si immagina che il golpe di Junio Valerio Borghese non sia fallito. “Abbiamo preso in esame il fallito golpe di Borghese – spiega Bruno – un golpe grottesco e noi- che a nostra volta facciamo comicità – lo abbiamo usato come il nostro "if". In Italia è stato una farsa ma ha ispirato golpi riusciti in Sud America. Ci sembrava una bellissima metafora per raccontare uno spauracchio che qualcuno nel cuore ha anche oggi: che un passo troppo a destra possa portare alla mancanza di libertà. Bisogna sempre essere attenti su questo”.
La serie ritrova i protagonisti cinematografici. Moreno (Marco Giallini) si gode la sua villa con piscina e centinaia di gadget musicali, Giuseppe (Gian Marco Tognazzi) continua a far soldi da commercialista con la sua "finanza creativa", Gianfranco (Massimiliano Bruno) continua a lavorare nel suo laboratorio alla ricerca dei varchi temporali mentre Claudio (Giampaolo Morelli) sta per sposarsi. I quattro amici non si frequentano più, ormai ognuno a modo proprio ha fatto i soldi ma quando Giuseppe scopre per caso di essere stato adottato e che la sua mamma biologica è una ragazza che lo ha dato in adozione negli anni Settanta decide di tornare indietro nel tempo. Moreno e Claudio gli andranno dietro anche perché la finanza si è insospettita e ha sequestrato i conti di tutti e si ritroveranno il 17 giugno del 1970 con l'Università della Sapienza occupata e in piena contestazione. E la solita Italia – Germania che prima o poi rispunta sempre. Giallini, nato nel ‘63, ha un ricordo da condividere di quegli anni complessi: “I ricordi sono molti ma ne ho uno in particolare: mio padre che va a acquistare la stoffa per il mio abito della cresima in uno di quei negozi di tessuti a corso Vittorio che oggi non c’è più. Sono lì che compro della stoffa verde oliva col cravattino e ad un certo punto si sentono dei colpi, prima che chiudano le saracinesche faccio a tempo a vedere che sparavano verso un cellulare della polizia una fiammata, il fumo. Siamo rimasti chiusi un'ora e ho fatto in tempo a scegliere il vestito, un'immagine forte che non si dimentica. Sembrava un film. In Italia in quegli anni c'era la guerra”.
Nonostante le buone intenzioni che non avrebbero modificato niente qualcosa va storto e quando i tre tornati nel presente trovano un'Italia diventata una dittatura fascista… però la Roma ha vinto trenta scudetti. Bisognerà tornare di nuovo indietro per rimettere le cose a posto, a costo di infiltrarsi nelle maglie del Golpe Borghese. Tra le new entry della serie c'è Maurizio Lastrico con un nuovo personaggio: Duccio Casati, ricco borghese dalle idee progressiste, che ha scelto di impegnarsi a sostegno degli studenti e del loro movimento, vuole organizzare uno spettacolo e una manifestazione non violenta in occasione della visita di Nixon a Roma ma l'assemblea lo contesta: "Compagno siamo sull'orlo di un colpo di stato e tu vuoi organizzare una manifestazione artistica?"
"Gli anni Settanta sono stati anni non facili – dice Max Bruno – ma a noi interessava usarli anche come metafora sul presente. È una serie che parla ai cinquantenni, sessantenni che hanno vissuto quell’epoca ma anche al pubblico giovane. Il movimento studentesco lottava per valori importanti erano gli anni della legge sul divorzio, l'aborto. Non dobbiamo scordare che il ventennio successivo è stato quello dell'annullamento di quelle battaglie. Sta riemergendo un sentimento popolare forte, sabato eravamo in 500.000 a sfilare – uomini e donne – c'è un grande fermento. Dobbiamo però imparare dalla storia che questi valori non vengano calpestato da ideali nichilisti che possano portare a fare un passo avanti e tre indietro”. La serie si inserisce in una proposta di commedia del canale. “Una serie che porta leggerezza - dice Niels Hartman (executive vice president di Sky Studios) - sulla linea de I delitti del BarLume, Call my agent per alleggerire il periodo natalizio in un momento storico che leggero non è”.