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Navalny, una questione che riguarda il presente e il futuro di tutti

Navalny, una questione che riguarda il presente e il futuro di tutti

A un anno dalla morte del principale oppositore di Putin, il documentario firmato da Ezio Mauro

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La morale che se ne ricava è atroce, riguarda il presente e il futuro di tutti e al tempo stesso arriva da un racconto che in tutt’altro contesto suonerebbe come un thriller da cui è impossibile staccarsi. E la fine è nota, in questo Navalny, cronaca di un omicidio di Stato, doc firmato da Ezio Mauro, programmato da La7 a un anno dalla morte del principale oppositore politico di Putin (il lavoro, implacabile e ricchissimo di elementi è visibile sul sito dell’emittente). L’autore rievoca in partenza il suo incontro con quello che all’epoca era solo un blogger molto attivo nel criticare il regime russo: la vicenda poi approda all’avvelenamento di cui Navalny rimane vittima nell’agosto del 2020, il lento recupero in Germania, la qualifica, a quel punto, di oppositore vero e proprio e non più agitatore della cosiddetta quarta dimensione, ovvero il web da cui erano riusciti a passare i primi messaggi di accusa totale e senza sconti al regime putiniano, quello che liquida gli oppositori nei modi che si conoscono.

In fila per omaggiare la tomba di Navalny un anno dopo la morte

Fino al ritorno di Navalny in Russia, deciso in coscienza e sapendo bene a cosa si andasse incontro. Ovvero il peggio del peggio, l’arresto immediato, la condanna e il lager polare dove Navalny muore nel febbraio dello scorso anno. “Non sapremo mai come è morto, sappiamo il perché”. Lo dice Roberto Saviano, presente nel lavoro insieme ad altri esperti (Anna Zafesova, Marcello Flores, Orietta Moscatelli, Marta Allevato, Micol Flammini) che propongono interventi puntuali sugli snodi decisivi dell’intera vicenda.

Inserito nella preziosa serie di serate de La7 dedicata alla giusta ambizione di uscire dagli schemi consueti di tanta tv attuale, Navalny, cronaca di un omicidio di Stato, offre il racconto puntiglioso e preciso di quanto accaduto. Ma aggiunge spunti di riflessione che ognuno può coltivare in proprio: le file di cittadini russi che ancora nei giorni scorsi sono andati a rendere omaggio alla tomba di Navalny, le manifestazioni in occasione dei funerali, quegli sguardi attoniti e smarriti: tutto porta a formare un’istantanea potente di quanti, in contrasto con la maggioranza che in quel paese – e anche altrove, ahinoi - ritiene Putin una sorta di male minore, appartengono ancora a una specie umana e di pensiero che tiene viva una speranza, per quanto sempre più flebile. Trovare tutto questo condensato in uno speciale che, in fondo, racconta alla perfezione una storia ad alto impatto nel nostro tempo è una rara occasione.

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