“Cosa direbbe di se stessa se non ci fosse più?” chiede lo showrunner Brad Falchuk, marito di Gwyneth Paltrow e creatore di serie famose come Glee, American Horror Story, Scream Queens e Pose, all’etologa Jane Goodall, morta a 91 anni mercoledì scorso. Lei risponde: “Direi che ero qualcuno mandata in questo mondo per infondere nelle persone un po' di speranza in tempi cupi. Perché senza speranza finiamo vittime dell'apatia e in tempi così duri come quelli che viviamo oggi se non c'è speranza siamo condannati. E come possiamo portare i bambini in questo mondo cupo che abbiamo creato circondato da persone che si sono arrese? Anche se questo fosse il finale dell'umanità come l'abbiamo conosciuta dobbiamo batterci fino all'ultimo perché i ragazzi e i bambini sappiano che c'è ancora speranza”.
È partita un po’ in sordina ma è destinata a far parlare la nuova serie documentaria di Netflix, The last famous words, le ultime parole famose, realizzata da Falchuk su un format danese Det Sidste Ord (L'Ultima Parola), che ha debuttato nel 2020 e del cui format Netflix ha acquisito la licenza per l'utilizzo fuori dalla Scandinavia. E la prima grande intervista postuma è dedicata all'etologa britannica, amica degli scimpanzé che in 55 minuti (tratti da quattro ore di materiale) si racconta: dal rapporto con i suoi genitori al giudizio sul tempo che stiamo vivendo e sull'operato di leader del mondo come Donald Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping e Benjamin Netanyahu: “Vorrei metterli tutti su una astronave di Musk e spedirli su un altro pianeta E Musk sarebbe l’ospite d’onore”.
A Message From Dr. Jane Goodall - su Netflix l'intervista postuma all'etologa amica degli scimpanzé
Dalla decisione a 26 anni di viaggiare nell'Africa dell'Est per studiare gli scimpanzé e diventare loro amica, fino a quando è diventata messaggera di pace dell'Onu. In più di 70 paesi del mondo ha portato il suo messaggio ai più giovani attraverso il programma Roots & Shoots per un futuro più sostenibile. La chiave del programma è il patto fatto con gli intervistati che quello che avrebbero detto non si sarebbe visto prima della loro dipartita. Una lunga intervista – con un bicchierino di whiskey “per la voce, da quando ho avuto il Covid mi è diventata roca”, il ciondolo dell’Africa sul suo maglione verde e il peluche del suo amato scimpanzé (fu proprio un pupazzo regalato dai genitori, una scimmia invece che un più classico orsetto a determinare la sua passione) – in cui la scienziata apre il suo pensiero al pubblico. La conversazione parte proprio da lui, Mr H (“ce l’ho da 34 anni”) regalatole da un ex marine diventato cieco a 21 anni.
L’idea è liberatoria e Jane Goodall la coglie completamente, è lei a dire “non ci saranno conseguenze sulle mie parole perché non ci sarò più”. “Sono convinta che sono stata messa in questo mondo per fare questo viaggio – dice la dottoressa Goodall – da quando avevo dieci anni volevo andare in Africa perché avevo letto Tarzan delle scimmie di Edgar Rice Burroughs, ero innamorata di Tarzan ed ero furiosa quando ha sposato la Jane sbagliata. Tutti si sono presi gioco di me, una bambina che voleva andare in un posto lontano, pericoloso ed era senza soldi”. Ma la madre è la prima persona che la sostiene e le dice “se vuoi fare questo veramente dovrai lavorare sodo e cogliere ogni opportunità per riuscire a ottenerlo”. Quando era piccola aveva raccontato agli amici che poteva parlare il linguaggio degli animali “ovviamente non era vero, ma tutti mi credevano” ammette.
Interessante il ragionamento che fa delle due “Jane”. “C’è quella che ora sta parlando con te e c’è l’altra, l’icona. Le persone amano l’icona ma per me è un mistero. Amano i valori per cui mi sono battuta ma per me rimane incomprensibile il fatto che in aeroporto le persone vengano da me e comincino a piangere”. Ma anche quello che dice degli scimpanzé Alpha, facendo un chiaro riferimento agli esseri umani, d'altronde loro sono gli animali più simili a noi, condividiamo il 98,7% di dna con loro. “Esistono due tipi di scimpanzé Alpha: quelli che usano solo l’aggressività, sono forti, combattono ma non durano molto e poi ci sono quelli che usano l’intelligenza. Magari decidono di attaccare solo se c’è un compagno, un fratello solitamente, con lui. Ecco quelli durano di più”. Goodall si lascia andare anche a confessioni molto private, sui propri matrimoni, sui sentimenti che ha provato, su chi la aspetta nell’aldilà.
La conversazione gira naturalmente anche molto su cosa lei crede ci sia dopo la morte. Su questo lei è serafica: "I casi sono due - dice la dottoressa Goodall - O non c'è niente e allora niente. Oppure c'è qualcosa e da quello che ho letto sulle esperienze di quasi morta e quello che ho avuto io come esperienza dopo che è morto mio marito penso che qualcosa esista". Ma è il suo messaggio finale che è veramente qualcosa da tenere a mente: "Se volete salvare ciò che è ancora bello in questo mondo pensate alle azioni che compite ogni giorno. Non arrendetevi. C'è un futuro per voi, dal posto dove mi trovo ora e da cui guardo al mondo che ho lasciato indietro. Voglio che sappiate che facciamo parte del mondo naturale e anche oggi che il pianeta è in un punto oscuro c’è ancora speranza. Non perdetela".