Nata a Miami, ma cresciuta tra Buenos Aires e Londra, Anya Taylor Joy è una cittadina del mondo. Quando i genitori decisero di trasferirsi in Gran Bretagna portandola via dall'Argentina all’età di sei anni, per due anni quella ragazzina cocciuta si rifiutò di parlare in inglese, convinta che con la sua resistenza passiva sarebbero tornati in Sud America. Oggi ha trent’anni ma ha conservato quella stessa determinazione.
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Ex ballerina ed ex modella Anya è diventata celebre grazie alla serie Netflix La regina degli scacchi per cui ha vinto un Golden Globe e ha ottenuto una nomination agli Emmy. Nella sua carriera: i film di X-men, Furiosa prequel di Mad Max, il thriller The Northman con Kidman e Skarsgård, l'horror satirico The menu. Ora torna da protagonista e produttrice della serie Lucky dal 15 luglio su Apple tv. Tratta dal romanzo di Marissa Stapley, la serie ha per protagonista la truffatrice Lucky in fuga dall'FBI e da uno spietato boss criminale, una corsa contro il tempo per salvarsi, quando si sveglia in un lussuoso albergo di Las Vegas dopo una notte di alcol e bagordi insieme al fidanzato Cary (interpretato da Drew Starkey, il compagno di Craig in Queer di Guadagnino), la ragazza scopre che lui è scappato con i soldi del bottino e che la polizia è sulle sue tracce. Nel cast anche Annette Bening, Timothy Olyphant, Aunjanue Ellis-Taylor e Drew Starkey.
Anya Taylor-Joy nella nuova serie "Lucky" in cui è una truffatrice in fuga dall'FBI
"Ho letto il libro quando mi hanno proposto di co-produrre la serie e appena ho finito la lettura ho pensato che, come produttrice, avrei potuto lasciarvi la mia impronta – dice l’attrice in collegamento da Los Angeles – La principale differenza tra il libro e il nostro show è che con il nostro showrunner, Jonathan Tropper, abbiamo deciso di mettere questi personaggi in una situazione più estrema rispetto al romanzo per alzare l’asticella. Ne abbiamo fatto una versione estremamente muscolare. Questo ci ha allontanato in qualche modo dal romanzo ma per fortuna l’autrice, Marissa Stapley, ci ha dato carta bianca. Mi sono innamorata del personaggio di Lucky leggendolo, ma mano mano che io creavamo il mondo intorno più venivo intrigata dall’enigma”.
La serie è in effetti piuttosto adrenalinica: inseguimenti, travestimenti, cambi di look e di colore di capelli, scene d’azione, incidenti e sparatorie. Lucky segue le regole del genere “truffa” ma mescolata all’azione e al thriller. “Non direi che avessi un modello di riferimento – risponde Anya Taylor-Joy quando le chiediamo a chi si è ispirata nel vasto campionario di truffatori della storia del cinema e della tv – Sicuramente ho fatto delle ricerche per farmi un’idea di come sia una donna così sicura di sé. Io amo i film sulle truffe, li trovo brillanti e sexy… la bellezza alla George Clooney. Adoro quei suoi film. Ma quello che mi piaceva soprattutto di Lucky è il fatto che dà un’idea differente di una persona che non si può permettere di stare ferma, che deve muoversi in continuazione pur di sopravvivere, un aspetto che non avevo mai visto in altri film di truffa”.
"La serie mi ha fatto molto pensare alla vita come a una serie di porte. C’è un modo di dire: quando si chiude una porta si apre una finestra (in italiano si apre un portone), ecco l’idea che ci sia qualcosa che potenzialmente debba accadere… magari incontrerai qualcuno che ti deluderà e poi si aprirà un intero nuovo mondo per te – riflette Anya Taylor-Joy, che nella sua vita è passata attraverso esperienze molto diverse prima di approdare alla recitazione - Sono sempre stata una persona piuttosto empatica, colgo bene le sensazioni e i sentimenti. Quello che però mi rende diversa da Lucky è che lei per sopravvivere ha un livello di cinismo che non mi appartiene. Io cerco di vedere sempre il meglio nelle persone e sono convinta che possano cambiare. Il suo è un cinismo che non voglio ereditare”.
La produzione è durata sei mesi. “Abbiamo girato subito dopo gli incendi di Los Angeles – spiega l’attrice che è anche produttrice – Abbiamo anche preso in considerazione il fatto di trasferirci a girarla altrove, ma in realtà volevamo restituire qualcosa a un posto che ci aveva dato tanto. Tutto questo ha portato alto il livello dell’entusiasmo e della cura che ogni singola persona ha messo nel venire ogni giorno al lavoro, tutti avevano l’idea di fare qualcosa insieme con gentilezza e divertimento. Quando hai di fronte una sfida, senti forte il senso del gruppo. Ogni giorno ci dicevamo: ok abbiamo una montagna da scalare, ma facciamolo! Dare verità a un personaggio costantemente in fuga dalla sua identità è stato un compito impegnativo, mi chiedevo: come posso rendere la verità di una truffatrice? Si trattava di un filo sospeso sul quale camminavo per far sì che al pubblico importasse di Lucky in modo che rimanesse con lei fino alla fine della corsa, ma allo stesso tempo fosse chiaro che è veramente brava nel fregare gli altri”.