Lewandowski, la macchina da gol che si inceppa sul più bello
di Paolo Condò , di Paolo CondòIl 22.11.2022 (suona data di film horror anche a voi?) verrà ricordato per un paio di cosucce calcistiche accadute fra l'alba e il tramonto, dalla sconfitta che l'Argentina di Leo Messi ha subito dall'Arabia Saudita - vale più o meno il podio delle sorprese nella storia dei Mondiali - alla rescissione di contratto col Manchester United che ha reso Cristiano Ronaldo un giocatore svincolato (United che in serata ha peraltro comunicato di essere in vendita, altra notiziola di non poco conto). Nel pomeriggio di questo sconquasso, Robert Lewandowski ha giocato la quarta partita mondiale della sua carriera dopo le tre senza squilli del 2018. Non ha segnato nemmeno stavolta, circostanza davvero strana per la quintessenza del centravanti implacabile, e sì che nella ripresa della gara contro il Messico gli è capitata l'occasione più propizia: un calcio di rigore. Generalmente il racconto di un errore dal dischetto passa per la citazione da De …
Il 22.11.2022 (suona data di film horror anche a voi?) verrà ricordato per un paio di cosucce calcistiche accadute fra l'alba e il tramonto, dalla sconfitta che l'Argentina di Leo Messi ha subito dall'Arabia Saudita - vale più o meno il podio delle sorprese nella storia dei Mondiali - alla rescissione di contratto col Manchester United che ha reso Cristiano Ronaldo un giocatore svincolato (United che in serata ha peraltro comunicato di essere in vendita, altra notiziola di non poco conto). Nel pomeriggio di questo sconquasso, Robert Lewandowski ha giocato la quarta partita mondiale della sua carriera dopo le tre senza squilli del 2018. Non ha segnato nemmeno stavolta, circostanza davvero strana per la quintessenza del centravanti implacabile, e sì che nella ripresa della gara contro il Messico gli è capitata l'occasione più propizia: un calcio di rigore. Generalmente il racconto di un errore dal dischetto passa per la citazione da De Gregori "non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore"; il problema è che si tratta di versi bellissimi, ma del tutto ignari della realtà del football. Altroché se un rigore orienta i giudizi. Se la Polonia avesse battuto il Messico, la qualificazione alla seconda fase - che manca dal 1986 - sarebbe diventata vicinissima, quasi da poterla toccare. Col pareggio, invece, si dovrà comunque passare per l'Argentina ferita.
Una caterva di titoli, ma...
In Polonia è aperta da tempo la discussione se Lewandowski sia il giocatore più grande della loro (onorata) storia, o se i vecchi campioni del secolo scorso - Deyna, Lato, Lubanski, Boniek - meritino di stargli davanti per i risultati ottenuti con la nazionale. I primi tre furono campioni olimpici nel '72 (e Deyna e Lato arrivarono pure terzi al Mondiale 74), mentre Zibì portò a casa il bronzo al Mondiale 82. A livello di club il palmares di Lewandowski è ineguagliabile, con i dieci titoli tedeschi a far da corona alle gemme europee del 2020 (Champions, Supercoppa, Mondiale per club), il tutto ottenuto con numeri di gol sensazionali, al limite del grottesco. Sono numeri che a prima vista in nazionale non cambiano: 76 reti in 135 presenze oltrepassano di parecchio la media di 0.50 a partita. Ma se limitiamo il riflettore sulle gare dei grandi tornei, l'obiettivo va fuori fuoco: 5 bersagli in 18 gare. Se lo restringiamo ulteriormente sul Mondiale, come si diceva, siamo a zero su 4. La gol-machine più oliata e celebrata del decennio si inceppa con regolarità sospetta. Guillermo Ochoa non aveva parato nemmeno un rigore degli ultimi 31 che gli erano stati tirati: ieri gli è bastato distendersi sulla sinistra per ribattere l'esecuzione non esattamente angolata di Robert.
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Quei precedenti che fanno discutere
Allora è tornata in mente la gara piena di errori dello scorso settembre all'Allianz Arena di Monaco, quando il ritorno nello stadio dei suoi trionfi - la scorsa estate Lewa puntò i piedi per farsi cedere dal Bayern al Barcellona - poteva essere una passerella, e invece si trasformò in incubo: nel primo tempo un Barça dominante arrivò due volte alla palla-gol comoda, e Robert sbagliò reti che con quell'altra maglia aveva segnato mille volte (e nella ripresa il Bayern riscosse il credito, avviando l'eliminazione dei catalani dalla Champions che l'Inter avrebbe reso esecutiva). Sono tornate alla mente le tre gare del Mondiale 2018, attraversate come se fosse un fantasma. È capitato di pensare anche alle due finali di Champions, quella persa col Dortmund senza lasciare traccia e quella vinta col Bayern, ma grazie a una giocata di Coman, che le sue non avevano trovato la porta. All'archetipo del centravanti spietato vengono forse meno le gambe quando si alza la posta? Nel ritiro della Polonia le prossime ore passeranno lente.