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La dura vita del commissario tecnico

Luciano Spalletti

 

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La rubrica “È sempre domenica”. L’unica cosa certa per un allenatore che passa a guidare una nazionale è la polemica. Che ci sarà sempre, per le scelte sui giocatori, il modo e il momento di andarsene, per i ricordi che lascia
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Perché un allenatore, che già si è scelto una professione usurante, dovrebbe voler fare il ct? I rischi aumentano, le cautele non sono mai sufficienti. Dovresti assicurarti che il presidente da cui vieni nominato ti sia fedele, nella buona e nella cattiva sorte. E se anche accadesse, che non fosse un piccolo dittatore o un pubblico molestatore.

Scandalo ai Mondiali donne, il presidente della Federcalcio spagnola bacia giocatrice sulla bocca

Quanto ai giocatori o alle giocatrici da selezionare: non ci sono fuoriclasse? E con chi vinci? Ce n’è uno/una? Ti oscurerà: in caso, avrà vinto lui/lei. Non li convochi e non vinci? È polemica. Non ne convochi dodici (a cui non piacciono le tue maniere) e vinci? È polemica. Ti licenziano, per via delle tue maniere. Dai tempo al campione per rimettersi in sesto? Sei molle. Rinunci al pazzariello? Sei rigido.

Perché un allenatore, che già si è scelto una professione usurante, dovrebbe voler fare il ct? I rischi aumentano, le cautele non sono mai sufficienti. Dovresti assicurarti che il presidente da cui vieni nominato ti sia fedele, nella buona e nella cattiva sorte. E se anche accadesse, che non fosse un piccolo dittatore o un pubblico molestatore.

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Quanto ai giocatori o alle giocatrici da selezionare: non ci sono fuoriclasse? E con chi vinci? Ce n’è uno/una? Ti oscurerà: in caso, avrà vinto lui/lei. Non li convochi e non vinci? È polemica. Non ne convochi dodici (a cui non piacciono le tue maniere) e vinci? È polemica. Ti licenziano, per via delle tue maniere. Dai tempo al campione per rimettersi in sesto? Sei molle. Rinunci al pazzariello? Sei rigido.

Non c’è mai un momento giusto per andartene. Dopo un trionfo? Hai paura di non saperlo ripetere. Dopo un fallimento? Non sai tirarti su. All’improvviso? Ma che maniere! Vai altrove? Sempre troppo presto. Sempre per soldi (dicono quelli che per meno farebbero di più). Verrai sopravvalutato appena ne azzecchi una. O trenta. Declassato appena ne sbagli due. A trenta non ci arrivi vivo. Malediranno il tuo futuro. Ritireranno gli spot che non avresti mai dovuto fare (ma chi te lo disse all’epoca?). Ti cancelleranno dagli album delle figurine di famiglia. Rideranno dei tuoi insuccessi. Metteranno un asterisco ai tuoi risultati (*in seguito passato al servizio di potenze straniere). Riaffiorerai nelle interviste senili dei campioni che non hai portato ai Mondiali, non hai coccolato, non hai capito. Proverai a replicare, ma è come avere avuto ex molto più affascinanti di te: una paginata contro un colonnino.

Vivi nell’epoca dell’immagine, al singolare: di ciascuno ne resterà una soltanto. Puoi essere Joachim Löw, ct della Germania campione del mondo 2014, quella che inflisse il 7 a 1 al Brasile: di te rimarrà la fotografia mentre ravani dove non dovresti. Se mai tornerai sul luogo del delitto ne commetterai uno imperdonabile: non essere all’altezza del passato. E ti consegnerai così a intere generazioni che non c’erano quando vincesti e credono che i relativi filmati siano una serie tv molto ben costruita. Credi di rappresentare il Paese, o la Nazione (dipende da come si esprime il premier in carica), ma è un’illusione: nè l’uno nè l’altra esistono più da tempo e ovunque. Ci sono soltanto monadi di provenienza diversa che si muovono e temporaneamente si coagulano intorno a un sentimento che per un undicesimo delle volte è passione, le altre dieci appassionato odio.

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