Maignan, un campione che dà voce anche a chi non ne ha. L’espulsione dei razzisti dagli stadi è la pena non negoziabile
di Paolo CondòL’illusione che la presenza di tifosi razzisti nei nostri stadi fosse in calo si è dissolta sabato sera, quando Mike Maignan ne ha avuto abbastanza e ha deciso di abbandonare il campo di Udine, stanco di sentirsi dare della scimmia. Negli ultimi mesi non siamo diventati meno razzisti fuori dagli stadi, ed è ovvio che lì dentro le cose non vadano meglio. Molti giocatori neri sopportano gli insulti per quieto vivere o perché spesso in passato chi ha denunciato è stato sostenuto sul momento, ma in seguito si è dovuto cercare un altro club quasi fosse un piantagrane. Mike Maignan, come Vinicius in Spagna, ha deciso invece di aprire il caso perché il suo status di campione gli permette — in un certo senso lo spinge — a farsi carico di chi ha meno voce. E osservando gli eventi con la cautela di chi è già rimasto deluso in molte occasioni, almeno qualche novità positiva va registrata, a partire da quantità e qualità delle reazioni di sostegno al portiere del Milan.
Udinese-Mi…
L’illusione che la presenza di tifosi razzisti nei nostri stadi fosse in calo si è dissolta sabato sera, quando Mike Maignan ne ha avuto abbastanza e ha deciso di abbandonare il campo di Udine, stanco di sentirsi dare della scimmia. Negli ultimi mesi non siamo diventati meno razzisti fuori dagli stadi, ed è ovvio che lì dentro le cose non vadano meglio. Molti giocatori neri sopportano gli insulti per quieto vivere o perché spesso in passato chi ha denunciato è stato sostenuto sul momento, ma in seguito si è dovuto cercare un altro club quasi fosse un piantagrane. Mike Maignan, come Vinicius in Spagna, ha deciso invece di aprire il caso perché il suo status di campione gli permette — in un certo senso lo spinge — a farsi carico di chi ha meno voce. E osservando gli eventi con la cautela di chi è già rimasto deluso in molte occasioni, almeno qualche novità positiva va registrata, a partire da quantità e qualità delle reazioni di sostegno al portiere del Milan.
Udinese-Milan, Maignan abbandona il campo per i cori razzisti: il video
Fino a non molto tempo fa agli episodi razzisti seguiva una sfiduciante liturgia: nel dopo-gara il dirigente della squadra di casa si presentava davanti alle telecamere insinuando mille dubbi sull’accaduto e chiedendo maliziosamente se il giocatore non avesse provocato i tifosi. A Udine questo non è successo. Federico Balzaretti ha manifestato a Maignan la solidarietà del club friulano senza se e senza ma, assicurando che i responsabili verranno perseguiti grazie alle telecamere dello stadio. Domenica il procuratore capo di Udine ha annunciato l’avvio delle indagini, e la sanzione sportiva terrà conto dei daspo che verranno comminati: non saranno molti, stiamo parlando di pochi cretini, ma occorre la prova di una volontà politica. La strada maestra, infatti, è la comprensione che i tifosi razzisti non vanno protetti in quanto tifosi, ma cacciati in quanto razzisti: come sempre, come tutto, la questione è culturale. E la certezza della pena — l’espulsione dagli stadi — non va intesa come la ricerca di un capro espiatorio per lavarsi la coscienza, ma come una frontiera non negoziabile. Se la attraversi, sei fuori. Senza possibilità di rientrare.
Il 21esimo turno è il più fuorviante del campionato, visto che per organizzare in Arabia Saudita il mini-torneo che assegna la Supercoppa si è venduta per un mese e mezzo la regolarità del calendario. Questa stagione è stata stilata in modo schizofrenico, senza pause a parte quelle per le nazionali. Sarebbe bastato usare uno dei mercoledì liberi da qui alla ripresa delle coppe per liberare un fine settimana in cui far riposare 16 squadre, e far giocare alle altre 4 la Supercoppa. Mah. A Riad l’Inter e il Napoli si contenderanno comunque il primo trofeo della stagione, e dal modo in cui si sono sbarazzate di Lazio e Fiorentina deriva il pronostico favorevole ai nerazzurri, che stanno benissimo, e l’impressione che i campioni d’Italia, archiviando l’era-Spalletti anche dal punto di vista tattico, possano provare un rilancio. L’astensione forzata dell’Inter ha permesso alla Juve di scavalcarla, e a una gara di distanza dallo scontro diretto l’effetto psicologico è tutto da studiare. Nell’ultimo mese Dusan Vlahovic ha risolto i suoi languori ridiventando il centravanti implacabile dei tempi di Firenze, e con un 9 di questo livello Allegri può permettersi molte interpretazioni all’interno della stessa gara, dai momenti d’assalto del primo tempo al puro contropiede della ripresa, quando il bel Lecce di D’Aversa (che bravo Kaba) si era fatto insidioso.
La vittoria strappata nel finale a Udine con i gol dei subentrati Jovic e Okafor ci informa che il Milan ha ormai “allargato” la sua rosa, come da obiettivo del sostanzioso mercato estivo, e che il ritmo conseguito vale ormai quello delle fuggitive. Gli scontri diretti, penalizzanti all’andata, fungeranno da verifica, ma non arriveranno prima di fine aprile. La Supercoppa ha congelato la zona-Champions, con l’eccezione del debutto di Daniele De Rossi sulla panchina della Roma. Una partenza felice per il risultato e per l’evidenza della diversità tra lui e José Mourinho: rispetto a quel che sarebbe successo col portoghese in panchina, nel primo tempo la squadra ha proposto decisamente di più, nella ripresa si è difesa decisamente peggio. La direzione tecnica è dunque chiara, quella sportiva era stata illustrata alla vigilia in una conferenza stampa inondata dalla spontaneità umana che è sempre stata il tratto di De Rossi, e che dai tempi in cui giocava non si è dispersa di una virgola.