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L’Uefa non cambia idea: “Boicottiamo la Fifa, Infantino ha perso la nostra fiducia”

Il presidente Fifa Gianni Infantino e il numero uno dell'Uefa Alexander Ceferin

Il presidente Fifa Gianni Infantino e il numero uno dell'Uefa Alexander Ceferin

 (reuters)

Il capo dell’Uefa: “Non abbiamo più fiducia nel presidente” Nel mirino anche l’appoggio al progetto Super Lega del 2021

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Le scuse rischiano di non bastare. «Abbiamo sbagliato a proporre il nostro progetto di riforma dei Mondiali. Ci dispiace, ma non tollereremo altri attacchi». Barricati per una lunga notte nel quartier generale della Fifa a Rabat, in Marocco, i vertici del calcio mondiale ne sono usciti con un piano d’urgenza per arginare il dissenso. Alla mezzanotte di ieri, il presidente Gianni Infantino ha incassato quello che voleva: il rinnovato sostegno dei fedelissimi del Consiglio direttivo e del segretario generale Mattias Grafstrom, tornato in sé dopo aver provato a scaricarlo nei giorni scorsi. Come se bastasse un comunicato firmato proprio da Infantino per cancellare gli errori del presidente e lasciarlo in sella alla Fifa.

L’Africa è dalla parte di Infantino

Anche il sorriso ostentato sugli spalti dell’Al Madina Stadium, dove mercoledì il n.1 ha assistito a una partita della Coppa femminile delle nazioni africane, testimonia il distacco da una realtà che gli sta voltando le spalle. Accanto a lui sedevano il redento Grafstrom, il presidente della federazione egiziana Hany Abo Rida e il capo del calcio marocchino Fouzi Lekjaa: è a lui che Infantino avrebbe proposto di ospitare la finale dei Mondiali 2030 a Rabat, ricevendo in cambio garanzie sul sostegno elettorale alle presidenziali Fifa del marzo 2027. Ma il cerchio magico del presidente si esaurisce qui. Nel vertice d’emergenza di Rabat non era presente neanche Kevin Lamour, il direttore operativo che aveva detto di sentirsi «ingannato». E non è certo l’unico.

Il caso della Super Lega

Se Infantino alzasse lo sguardo oltre l’Africa, sua roccaforte elettorale dopo tutti i vantaggi garantiti negli ultimi anni, si troverebbe davanti uno scenario catastrofico. Ieri il Guardian ha svelato come il presidente fosse coinvolto nel caso Superlega del 2021: Infantino pensava di mettere il suo marchio sul torneo che, di fatto, avrebbe cancellato la Champions League, il gioiello dell’Uefa, infuriata allora e ancor di più adesso (ha anche istituito una commissione per verificare che non siano state vendute quote del Mondiale).

L’Uefa tira dritto: “Boicottiamo le competizioni Fifa”

L’unione delle federazioni europee non arretra di un centimetro: Infantino deve cadere. «Le vostre scuse e il ritiro del piano per privatizzare i Mondiali non cambiano nulla. Confermiamo il boicottaggio alle competizioni Fifa, perché abbiamo perso la fiducia nel suo presidente», tuona Aleksander Ceferin, capo dell’Uefa, numero 2 della Fifa e nemico giurato di Infantino. Il suo piano di privatizzazione sarebbe nato il giorno prima della finale dei Mondiali americani, a New York, in un vertice segreto all’hotel Waldorf Astoria, dove avrebbero partecipato i più alti dirigenti Fifa. Questo la federazione internazionale non lo ha ancora smentito, a differenza del resto.

Il sindacato dei calciatori: “Serve un cambiamento”

«Smettetela di attaccarci», chiedono i capi del calcio mondiale. E in risposta ricevono altri strali, anche da chi, finora, era rimasto in silenzio. Ha alzato la voce pure la Fifpro, il sindacato dei calciatori: «Il vostro progetto non esiste più, ma l’abuso di potere di chi l’ha prodotto sì. Bisogna riformare con urgenza il governo della Fifa». Fa riflettere anche l’uscita della Confederazione calcistica sudamericana, altro grande serbatoio di consensi: tre partite del Mondiale 2030 si giocheranno in Argentina, Uruguay e Paraguay. E subito dopo la conclusione dell’ultima Coppa del mondo, proprio il presidente della Conmebol Alejandro Domínguez aveva annunciato l’allargamento del Mondiale a 64 squadre dalla prossima edizione, perfettamentre nel solco delle mire di grandeur di Infantino. Ieri, i vertici del calcio sudamericano hanno fatto sapere: «Siamo preoccupati. Bisogna rispettare i meccanismi istituzionali per approvare le riforme. Se manca il confronto, perdiamo tutti». Nella nota però non nominano Infantino e sembrano orientati a difendere l’assetto istituzionale della Fifa. Se invece anche il Sudamerica voltasse le spalle al capo, lo spettro della deposizione anticipata si farebbe più concreto.

Le possibili alleanze dell’Uefa contro Infantino

L’Uefa (55 federazioni) da sola non ha i numeri per sfiduciare il presidente della Fifa (servono 106 voti su 211), ma tesse alleanze. Non è un mistero che Nord, Centro America e Caraibi, capitanati da Victor Montagliani (già designato come candidato del 2031 ma ora deciso a correre subito) abbiano cambiato idea su Infantino. Anche l’Asia, escluso il nucleo dei fedelissimi del Golfo, riflette. La Giordana, che aveva parlato di «ricatto», ha ricevuto ora dopo otto mesi i premi per la Coppa Araba, però resta all’opposizione: «I soldi sono arrivati, ma non cambia nulla». L’Oceania resiste, complice l’influenza che Infantino continua a esercitare sulle piccole isole del Pacifico. Ma la spaccatura col resto del mondo, adesso, sembra insanabile.

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