BARCELLONA - Il Psg è a un passo dall'appuntamento con la propria storia: se riuscisse nella complicatissima impresa di vincere in casa del Barcellona o di pareggiare al Camp Nou con un risultato dal 3-3 in su - e le statistiche sull'impressionante cammino casalingo del Barça in Champions dicono che è praticamente impossibile - il club più ricco del mondo, i suoi proprietari qatarioti, e due vecchie conoscenze del calcio italiano, come il demiurgo del mercato Leonardo e quello della panchina Ancelotti, potrebbero festeggiare il record dell'ingresso tra le prime 4 d'Europa in poco più di un anno e mezzo di lavoro. Ma le premesse sono quanto mai burrascose. Al centro delle discussioni, che stanno infiammando un calcio francese rivitalizzato proprio dagli exploit del Psg, c'è come sempre il calciatore più forte del Paris Saint-Germain, al quale i giornali spagnoli e quelli svedesi attribuiscono la volontà di lasciare a fine stagione Parigi, ovviamente contro la volontà degli sceicchi, che pretendono invece che l'attaccante resti almeno fino al 2014, assieme all'altra stella della squadra, il brasiliano Thiago Silva, ceduto dal Milan con Ibra l'estate scorsa al Psg per via dell'irresistibile offerta degli sceicchi: 65 milioni di euro, che hanno permesso a Berlusconi di risanare il bilancio in rosso.
Si profila, dunque, un braccio di ferro tra Ibra e gli sceicchi del Qatar, per nulla impressionati dall'ingaggio che devono corrispondere al giocatore (14 milioni di euro netti l'anno) e neppure dagli effetti della legge del governo Hollande sulla tassazione al 75% degli stipendi sopra il milione di euro, che significano per loro un surplus di spese complessive annue di 45 milioni di euro. "Ibra è stanco di Parigi", titola tuttavia El Mundo Deportivo, il quotidiano sportivo più importante della Catalogna, citando fonti vicine al giocatore e lasciando intendere che la nostalgia per l'Italia finirà per fruttare al calciatore l'ennesimo trasferimento milionario, anche se le due destinazioni teoriche (Juventis e Inter) sembrano vietate proprio per l'insormontabile ostacolo dello stipendio faraonico dello svedese, mentre al sogno di Ibra - giocare nel Napoli, sulle orme di Maradona - si frappone la presenza di Cavani: soltanto in caso di una cessione milionaria dell'uruguaiano, che a Napoli provocherebbe una sollevazione popolare, l'affare si potrebbe concludere.
Rimane, comunque, l'ansia di Ibra di chiudere la carriera in Italia. Il quotidiano svedese Aftonbladet ricorda come "a quasi 32 anni, che compirà nel prossimo autunno, Zlatan non abbia più molto tempo per realizzare i suoi desideri" e come "dal risultato della partita col Barcellona potrebbe dipendere il potere del Psg di trattenere i giocatori più forti". A cominciare, appunto, da Ibra, che non vede l'ora di consumare la propria vendetta sportiva sull'unica squadra nella quale sia stato trattato come uno qualunque del gruppo e non come il numero uno, ruolo che nel Barça spetta legittimamente al pluri-Pallone d'oro Messi. Ibra, in un'intervista alla Cnn, ha voluto fare piazza pulita delle etichette che gli sono state appiccicate negli anni ("non sono un bad boy, ma un uomo spogliatoio") e ha velatamente sottolineato che in Catalogna il problema fu l'assenza di fiducia, un sentimento reciproco, che frenò l'intesa con Guardiola. "Se conquisti la mia fiducia, io posso dare il 200%. Se però non hai la mia fiducia...". Un problema, questo, che non sembra esistere con Ancelotti. Stasera Ibra guiderà il Psg alla caccia dell'impresa impossibile: la semifinale vale 400mila euro a testa, per i giocatori, e per il club la possibilità di evitare un braccio di ferro per trattenere lo svedese e tutti i migliori.
Si profila, dunque, un braccio di ferro tra Ibra e gli sceicchi del Qatar, per nulla impressionati dall'ingaggio che devono corrispondere al giocatore (14 milioni di euro netti l'anno) e neppure dagli effetti della legge del governo Hollande sulla tassazione al 75% degli stipendi sopra il milione di euro, che significano per loro un surplus di spese complessive annue di 45 milioni di euro. "Ibra è stanco di Parigi", titola tuttavia El Mundo Deportivo, il quotidiano sportivo più importante della Catalogna, citando fonti vicine al giocatore e lasciando intendere che la nostalgia per l'Italia finirà per fruttare al calciatore l'ennesimo trasferimento milionario, anche se le due destinazioni teoriche (Juventis e Inter) sembrano vietate proprio per l'insormontabile ostacolo dello stipendio faraonico dello svedese, mentre al sogno di Ibra - giocare nel Napoli, sulle orme di Maradona - si frappone la presenza di Cavani: soltanto in caso di una cessione milionaria dell'uruguaiano, che a Napoli provocherebbe una sollevazione popolare, l'affare si potrebbe concludere.
Rimane, comunque, l'ansia di Ibra di chiudere la carriera in Italia. Il quotidiano svedese Aftonbladet ricorda come "a quasi 32 anni, che compirà nel prossimo autunno, Zlatan non abbia più molto tempo per realizzare i suoi desideri" e come "dal risultato della partita col Barcellona potrebbe dipendere il potere del Psg di trattenere i giocatori più forti". A cominciare, appunto, da Ibra, che non vede l'ora di consumare la propria vendetta sportiva sull'unica squadra nella quale sia stato trattato come uno qualunque del gruppo e non come il numero uno, ruolo che nel Barça spetta legittimamente al pluri-Pallone d'oro Messi. Ibra, in un'intervista alla Cnn, ha voluto fare piazza pulita delle etichette che gli sono state appiccicate negli anni ("non sono un bad boy, ma un uomo spogliatoio") e ha velatamente sottolineato che in Catalogna il problema fu l'assenza di fiducia, un sentimento reciproco, che frenò l'intesa con Guardiola. "Se conquisti la mia fiducia, io posso dare il 200%. Se però non hai la mia fiducia...". Un problema, questo, che non sembra esistere con Ancelotti. Stasera Ibra guiderà il Psg alla caccia dell'impresa impossibile: la semifinale vale 400mila euro a testa, per i giocatori, e per il club la possibilità di evitare un braccio di ferro per trattenere lo svedese e tutti i migliori.