MILANO - Sarà anche in bolla, costringendo il governo di Pechino a mettere un freno ai super ingaggi dei campioni strappati ai grandi club europei. Lo stesso governo che - preoccupato per la "fuga" di capitali all'estero - ha reso ancora più severe le regole per gli investimenti all'estero. Ma nonostante tutto ciò, il calcio cinese continua a assere protagonista assoluto dello sport mondiale. Lo dimostrano due notizie comparse a poche ore l'una dall'altra.
La prima arriva direttamente dalla capitale del colosso asiatico: il Beijing Guoan, una delle squadre con più tifosi di tutto il paese, è passato di mano èd è finito sotto il controllo del gruppo immobiliare Sinobo Land Company. Con una valutazione di tutto rispetto: la società è stata valorizzata 750 milioni di euro. La seconda porta in Inghilterra, con il gruppo Lander Sport Development specializzato nella costruzione di impianti sportivi che è entrato nel capitale del Southampton, il club in cui è cresciuto Garteh Bale e in cui ha militato Graziano Pellè; affiancherà la famiglia di industriali svizzeri Liebherr.
Le due operazioni hanno subito sollevato commenti e interrogativi. I commentatori più attenti di cose calcistiche ed economiche hanno subito sottolineato come il Beijing Guoan ora valga più del Milan: in termini finanziari si intende, visto che la cordata (sempre cinese) guidata dal fondo di investimento Sino Europe, in trattativa per acquistare il club rossonero, lo ha valutato "solo" 740 milioni (debiti compresi). Come per molti valori che girano nel calcio cinese degli ultimi mesi, a partire dagli ingaggi dei calciatori, anche la valutazione del Guoan appare fuori mercato. Spiegabili con motivazioni politiche: "Il governo cinese ha interesse a far crescere le valutazioni dei club in modo che siano al pari con quelli europei e in modo che si parli di loro", secondo la tesi di Simon Chadwick, uno dei più importanti esperti di economia sportiva in Inghilterra nonché consulente dell'Uefa che è stato interpellato dall'agenzia Bloomberg.
Il governo, del resto, ha spinto i grandi gruppi statali a investire nel calcio europeo. Nella Premier League non c'è solo il Southampton: capitali di Pechino sono presenti nel Manchester City e nel West Bronwich Albion in Premier League, mentre in Premiership ci sono Aston Villa, Birmingham e Wolverhampton. Ma sono una ventina le società nei cinque principali campionati continentali, dove i casi più noti sono quelli del Valencia in Spagna, l'Olimpique Lyon in Francia e l'Internazionale in Italia. Per non parlare dell'acquisizione da parte del gruppo Wanda della società Infront, uno dei colossi mondiali nella gestione dei diritti sportivo, lo stesso che è impegnato in una difficile trattativa per il rinnovo dei diritti della Seria A.
Ma come si spiegano le restrizioni agli ingaggi di calciatori stranieri (non potranno essere più di tre in campo e cinque in rosa) e le nuove regole sulle esportazioni di capitali, con la super valutazione del Guoan e l'ingresso nel Siuthampton? Non sono forse in contraddizione? In realtà, le autorità cinesi sono diventate più selettive e hanno deciso di valutare con attenzione ogni investimento, sia dal punto di vista economico nonché sotto l'aspetto delle opportunità politiche, come abbiamo visto. Proprio il Southampton, per esempio, può vantare una Acdemy rivolta ai giovani tra le più valutate d'Inghilterra: oltre a Bale, vi sono cresciuti Theo Walcott (ora all'Arsenal) e Adam Lallana (ora all'Liverpool), due dei ragazzi più promettenti del giro della nazionale.
Lo stesso vale per il gruppo Suning, un gigante dell'elettronica di consumo, da un anno proprietario dell'Inter: in seguito allo sbarco in Europa, Suning si è aggiudicati i diritti per la trasmissione in Cina delle partite dalla Premier Lague sulla sua pay tv e ha avviato un progetto per l'acquisizione di società satellite in altri campionati, sul modello dell'Udinese. Diverso, invece, il caso del Milan: se da un lato, il governo è favorevole ed è stato fondamentale per convincere Silvio Berlusconi sulla solidità della cordata di sino Europa, dall'altra il fatto che sia composta da investotroi privati "sbatte" contro le nuore regole dell'esportazioni di capitali. In poche parole, le società sono più controllabili, mentre i soldi dei "privati" cittadini una volta usciti sono meno rintracciabili. Ecco le difficoltà a chiudere il closing dopo il preliminare firmato nell'agosto scorso, tanto che Sino Europe sta studiando anche una operazione finanziaria alternativa per chiudere l'operazione come previsto per il 3 marzo.
La prima arriva direttamente dalla capitale del colosso asiatico: il Beijing Guoan, una delle squadre con più tifosi di tutto il paese, è passato di mano èd è finito sotto il controllo del gruppo immobiliare Sinobo Land Company. Con una valutazione di tutto rispetto: la società è stata valorizzata 750 milioni di euro. La seconda porta in Inghilterra, con il gruppo Lander Sport Development specializzato nella costruzione di impianti sportivi che è entrato nel capitale del Southampton, il club in cui è cresciuto Garteh Bale e in cui ha militato Graziano Pellè; affiancherà la famiglia di industriali svizzeri Liebherr.
Le due operazioni hanno subito sollevato commenti e interrogativi. I commentatori più attenti di cose calcistiche ed economiche hanno subito sottolineato come il Beijing Guoan ora valga più del Milan: in termini finanziari si intende, visto che la cordata (sempre cinese) guidata dal fondo di investimento Sino Europe, in trattativa per acquistare il club rossonero, lo ha valutato "solo" 740 milioni (debiti compresi). Come per molti valori che girano nel calcio cinese degli ultimi mesi, a partire dagli ingaggi dei calciatori, anche la valutazione del Guoan appare fuori mercato. Spiegabili con motivazioni politiche: "Il governo cinese ha interesse a far crescere le valutazioni dei club in modo che siano al pari con quelli europei e in modo che si parli di loro", secondo la tesi di Simon Chadwick, uno dei più importanti esperti di economia sportiva in Inghilterra nonché consulente dell'Uefa che è stato interpellato dall'agenzia Bloomberg.
Il governo, del resto, ha spinto i grandi gruppi statali a investire nel calcio europeo. Nella Premier League non c'è solo il Southampton: capitali di Pechino sono presenti nel Manchester City e nel West Bronwich Albion in Premier League, mentre in Premiership ci sono Aston Villa, Birmingham e Wolverhampton. Ma sono una ventina le società nei cinque principali campionati continentali, dove i casi più noti sono quelli del Valencia in Spagna, l'Olimpique Lyon in Francia e l'Internazionale in Italia. Per non parlare dell'acquisizione da parte del gruppo Wanda della società Infront, uno dei colossi mondiali nella gestione dei diritti sportivo, lo stesso che è impegnato in una difficile trattativa per il rinnovo dei diritti della Seria A.
Ma come si spiegano le restrizioni agli ingaggi di calciatori stranieri (non potranno essere più di tre in campo e cinque in rosa) e le nuove regole sulle esportazioni di capitali, con la super valutazione del Guoan e l'ingresso nel Siuthampton? Non sono forse in contraddizione? In realtà, le autorità cinesi sono diventate più selettive e hanno deciso di valutare con attenzione ogni investimento, sia dal punto di vista economico nonché sotto l'aspetto delle opportunità politiche, come abbiamo visto. Proprio il Southampton, per esempio, può vantare una Acdemy rivolta ai giovani tra le più valutate d'Inghilterra: oltre a Bale, vi sono cresciuti Theo Walcott (ora all'Arsenal) e Adam Lallana (ora all'Liverpool), due dei ragazzi più promettenti del giro della nazionale.
Lo stesso vale per il gruppo Suning, un gigante dell'elettronica di consumo, da un anno proprietario dell'Inter: in seguito allo sbarco in Europa, Suning si è aggiudicati i diritti per la trasmissione in Cina delle partite dalla Premier Lague sulla sua pay tv e ha avviato un progetto per l'acquisizione di società satellite in altri campionati, sul modello dell'Udinese. Diverso, invece, il caso del Milan: se da un lato, il governo è favorevole ed è stato fondamentale per convincere Silvio Berlusconi sulla solidità della cordata di sino Europa, dall'altra il fatto che sia composta da investotroi privati "sbatte" contro le nuore regole dell'esportazioni di capitali. In poche parole, le società sono più controllabili, mentre i soldi dei "privati" cittadini una volta usciti sono meno rintracciabili. Ecco le difficoltà a chiudere il closing dopo il preliminare firmato nell'agosto scorso, tanto che Sino Europe sta studiando anche una operazione finanziaria alternativa per chiudere l'operazione come previsto per il 3 marzo.