✕

Cercasi Pjanic, da padrone del gioco a zavorra del Barcellona

Pjanic e Arthur in azione durante Barcellona-Juventus di Champions League (agf)
Doveva diventare il nuovo padrone del centrocampo blaugrana, invece il bosniaco ex Juve - scambiato con Arthur - è finito presto fuori dai piani di Koeman. Il suo valore di mercato è crollato, Laporta cerca acquirenti
3 minuti di lettura

A fine gara, lo scorso 18 aprile alla Cartuja di Siviglia, c'era anche Miralem Pjanic a festeggiare sul podio, assieme ai propri compagni di squadra, il trionfo del Barcellona sull'Athletic Club di Bilbao, nella finale della Copa del Re 2021. Non una goccia di sudore sulla sua fronte, bensì i pantaloni lunghi della tuta ufficiale del Barça, quelli che indossano i calciatori che non sono stati ritenuti necessari dal proprio allenatore, non solo per entrare nell'undici titolare, ma nemmeno tra i nove panchinari. Il centrocampista bosniaco, infatti, la gara l'ha guardata dalla tribuna, qualche gradone più in su rispetto alle riserve blaugrana delle quali faceva parte anche il terzo portiere. Un dato, questo, che ci aiuta a capire meglio quanto sia disperata la situazione di quello che, fino all'anno scorso, era uno dei calciatori più importanti della Serie A.

Il messaggio di Koeman

Sotto questo aspetto, il messaggio di Ronald Koeman non p…

A fine gara, lo scorso 18 aprile alla Cartuja di Siviglia, c'era anche Miralem Pjanic a festeggiare sul podio, assieme ai propri compagni di squadra, il trionfo del Barcellona sull'Athletic Club di Bilbao, nella finale della Copa del Re 2021. Non una goccia di sudore sulla sua fronte, bensì i pantaloni lunghi della tuta ufficiale del Barça, quelli che indossano i calciatori che non sono stati ritenuti necessari dal proprio allenatore, non solo per entrare nell'undici titolare, ma nemmeno tra i nove panchinari. Il centrocampista bosniaco, infatti, la gara l'ha guardata dalla tribuna, qualche gradone più in su rispetto alle riserve blaugrana delle quali faceva parte anche il terzo portiere. Un dato, questo, che ci aiuta a capire meglio quanto sia disperata la situazione di quello che, fino all'anno scorso, era uno dei calciatori più importanti della Serie A.

Il messaggio di Koeman

Sotto questo aspetto, il messaggio di Ronald Koeman non poteva essere più chiaro. Il tecnico olandese non conta su di lui e preferirebbe perderlo di vista a fine stagione. Nulla di personale. Rambo Koeman è fatto così. Basti pensare a come, lo scorso agosto, non si fece problemi a liquidare Luis Suárez con una telefonata telegrafica: "Il club preferisce ringiovanire la rosa". Punto. Un episodio che aveva portato Lionel Messi a pensare che le cose non sarebbero cambiate nemmeno con lui. Prova ne sia che, pochi giorni dopo, i suoi legali inviarono alla società catalana l'oramai famoso burofax. Anche perché, mentre considerava "vecchio" il Pistolero, il suo miglior amico (che è poi anche il terzo miglior realizzatore della storia culé, mica un brocco qualsiasi), il Barcellona si sbarazzava di un ventiquattrenne, Arthur Melo, scambiandolo con un giocatore sei anni più grande, Pjanic. Da allora, le cose sono cambiate e la verità è che, piuttosto che l'ultima finale di Messi con il Barça, quella di Siviglia potrebbe essere stata la prima e ultima in blaugrana per l'ex regista della Juventus.

Fuori dai piani tecnici

La posizione di Koeman sul suo conto è chiara da tempo e il nuovo presidente, Joan Laporta, è d'accordo. Gli inutili 12 minuti giocati lo scorso 10 marzo, al Parco dei Principi, sui titoli di coda degli ottavi di finale di Champions League contro il Psg, sono anche gli ultimi disputati da Pjanic con la camiseta del Barça. E la sensazione è che, se gli infortuni non lo costringeranno ad agire diversamente, Koeman non lo farà più scendere in campo. L'allenatore del Barcellona, infatti, è cosciente delle difficoltà economiche del proprio club e sa bene quanto potrebbe essere importante recuperare i 15 milioni lordi previsti dall'ingaggio del bosniaco. Soldi che verrebbero riciclati nella costruzione del progetto sportivo vincente necessario per convincere Messi a restare.

L'ultimo 'regalo' di Bartomeu

Lo scambio Arthur-Pjanic è stato l'ultimo regalo avvelenato di Josep Maria Bartomeu alla propria società. L'operazione di ingegneria finanziaria portata a termine con la collaborazione di Fabio Paratici è servita all'ex presidente per salvare il bilancio 2019-2020. Tuttavia, come ha fatto spesso durante il suo mandato, Bartomeu non ha pensato - o forse sì... - alle conseguenze della sua decisione. L'ex numero uno culé ha, infatti, messo i propri interessi davanti a quelli del Barça, risolvendo i suoi problemi sul breve periodo senza curarsi del fatto che avrebbe lasciato nei guai chi sarebbe venuto dopo di lui. E già, perché, oltre ad avere quasi sette anni in meno, Arthur si sarebbe accontentato dei suoi due milioni e mezzo (tre con bonus) netti all'anno, un terzo di quello che percepisce Pjanic che, col passare dei mesi, è finito per diventare una vera e propria zavorra per il club catalano, assillato dai debiti e con un monte salariale monstre che potrebbe costringere Laporta a ritardare la sua rivoluzione.

Come spesso accade nel calcio, alla base di un problema economico ce n'è uno di carattere sportivo. Se il bosniaco fosse stato in grado di prendere in mano il centrocampo blaugrana, così come aveva fatto con quello della Juve quando si trasferì da Roma a Torino, nessuno si sarebbe lamentato del suo stipendio. E nemmeno del fatto che, per portarlo in riva al Mediterraneo, il Barcellona fosse stato costretto a privarsi di un calciatore che stilisticamente aveva conquistato i tifosi culé: "Il nuovo Xavi". Era stato ribattezzato così, Arthur, a Barcellona: "Mi ha sorpreso, ha uno stile molto simile a quello di Xavi. Si è inserito subito negli allenamenti, come se fosse cresciuto alla Masia", ammise sorpreso Leo Messi in persona, dopo averlo visto all'opera in un paio di allenamenti.

Per i tifosi è un "fiasco"

Nel caso di Pjanic, invece, i paragoni sono tutt'altro che lusinghieri e, oggi, all'ombra del Camp Nou, l'espressione più utilizzata dai tifosi per definire la sua prima campagna in Catalogna è quella, impietosa, di "fiasco". E del resto, le sue statistiche non lasciano davvero nessun margine all'immaginazione: appena 1.275 i minuti disputati sinora; soltanto in cinque occasioni è rimasto in campo per tutta la partita (l'ultima volta, lo scorso 22 dicembre); zero gol, zero assist e, più in generale, zero assoluto. Stando alle quotazioni Transfermarkt, da quando si è spostato a Barcellona il suo valore è caduto in picchiata, da 65 a 28 milioni: "Non sono venuto qui per andare via dopo un anno, ma per vincere la Champions League e fare la storia del Barça - ha assicurato qualche giorno fa in un'intervista a Mundo Deportivo - . Cosa chiedo a Koeman? Continuità, due o tre partite per poter mettere in mostra il mio 'fútbol'". Difficilmente, però, verrà accontentato. Koeman ha, infatti, già emesso la propria sentenza, ed è definitiva.