Si è preso due mesi Joan Laporta per studiare e far studiare l'affaire Negreira, raccogliere i dati necessari e presentarsi in conferenza stampa per dare la versione dei fatti del Barcellona. Ed è per questa ragione che la dirompente controffensiva sferrata ieri dal presidente blaugrana non può né dev'essere considerata un atto impulsivo. Anzi, abituati ai suoi proclami populisti, si potrebbe persino affermare che l'istrionico avvocato catalano abbia mantenuto una certa coerenza nel proprio ragionamento, arricchito dai fatti a sua disposizione – le sue verità – e dalle proprie convinzioni: "Per assicurarci che lo studio interno che abbiamo realizzato fosse della massima trasparenza abbiamo deciso di affidarci a un'azienda esterna". E le conclusioni non gli hanno lasciato il benché minimo dubbio sul fatto che "quella in atto è una campagna per screditare e diffamare il Barcellona e distruggere l'immagine del club".
Laporta, i riferimenti a Tebas e Ceferin
Secondo quanto assicurato dal numero uno culé "qualcuno vuole farci pagare il fatto di essere més que un club, ma non ci riusciranno. Nessuna campagna ci impedirà di continuare a essere un modello amato e rispettato in tutto il mondo". Questo "qualcuno" sarebbe chi "ha deciso in maniera irresponsabile di non aspettare una sentenza prima di trarre le proprie conclusioni e renderle pubbliche". Chiaro il riferimento a Javier Tebas e al numero uno dell'Uefa, Aleksander Ceferin: "Non è casuale che questa cosa venga fuori poco dopo esserci rifiutati di aderire al fondo Cvc voluto dal presidente della Liga e mentre stiamo lavorando a un nuovo format di competizione europea. Esigo massima responsabilità perché ci hanno linciato prima che un tribunale si pronunciasse sul tema. È intollerabile e irresponsabile".
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Laporta: "Chiederemo risarcimenti astronomici a chi ci ha infangato"
E così Laporta ha tirato fuori "629 relazioni tecnico-arbitrali, i 43 cd e altre quattro relazioni di carattere più generale relative al periodo 2014-2018", sbandierandole in faccia a chi assicurava che non esistesse nessuna prova dei servizi prestati "dall'azienda del figlio di Negreira e questo è bene sottolinearlo" e ripetendo due volte, scandendo ogni singola sillaba, che "il Barça non ha mai realizzato nessun atto che avesse la finalità o l'intenzione di influire sulla competizione al fine di ottenere un vantaggio sportivo". Allo stesso modo, respinta l'accusa di aver pagato troppo per i servizi prestati: "Bisogna contestualizzare i sette milioni pagati: si tratta di 18 anni". Su un altro punto, il numero uno blaugrana ha insisteito, ovvero sull'esistenza di "fatture pagate e registrate da chi di competenza. Non abbiamo mai nascosto assolutamente nulla come farebbe chi vuole commettere un atto illegale. Niente di quanto fatto dal Fútbol Club Barcelona rappresenta un illecito, men che meno penale. Ed è per questa ragione che difenderemo l'onore del club dagli importantissimi danni morali provocati. Cifre astronomiche che reclameremo".
Laporta attacca il Real Madrid: "Cinismo senza precedenti"
La stoccata finale, invece, è stata per "alcune sfere di potere non accettano che il Barça rappresenti una catalanità aperta nel mondo" e, soprattutto, per il Real Madrid e la sua decisione di costituirsi parte civile nel processo Negreira: "Un esercizio di cinismo senza precedenti. Parliamo di un club che è stato, come tutti sapete, favorito storicamente dalle decisioni arbitrali. Sempre considerata la squadra del regime, prossima al potere politico, economico e sportivo. Senza dimenticare che per 70 anni a decidere chi arbitrava in campionato sono stati ex dirigenti, ex calciatori e soci del Real Madrid". È guerra aperta e su tutti i fronti.