Ex nazionale svedese: "Ai Mondiali le calciatrici costrette a mostrare la vagina per provare di essere donne"
La copertina del libro di Nilla Fischer
La denuncia nel libro scritto da Nilla Fischer: "Nell'edizione del 2011, in Germania, ci fu detto di non depilarci. Ho dovuto abbassare pantaloncino e biancheria davanti al medico"
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Costrette a mostrare i propri genitali per provare di essere donne. È accaduto alle calciatrici svedesi durante i Mondiali del 2011, giocati in Germania e conclusi al terzo posto dalla nazionale scandinava. Lo ha rivelato l'ex difensore centrale di quella squadra, Nilla Fischer, 38 anni, nel suo libro "Jag sa inte ens hälften", che in italiano significa "Non ho detto neanche la metà" (di tutto quello che so). Una denuncia che scuote il mondo del calcio femminile fin dalle fondamenta, perché viene da una delle sue protagoniste più autorevoli, che si è ritirata a fine 2022 dopo una carriera di più di vent'anni, in cui tra l'altro ha vinto una Champions League, ha conquistato un argento olimpico a Rio 2016e si è piazzata due volte terza ai Mondiali.
Nilla Fischer con la maglia della Svezia
I controlli più approfonditi dopo i sospetti sulla Guinea Equatoriale
Già, i Mondiali. L'edizione di dodici anni fa si trasformò in un incubo per le svedesi. Poco prima dell'inizio del torneo Nigeria, Sudafrica e Ghana accusarono la Guinea Equatoriale di aver schierato tra le sue fila alcuni uomini. LaFifaallora impose controlli approfonditi, obbligando ciascuna nazionale partecipante a firmare una dichiarazione per garantire che le giocatrici scelte per la Coppa del Mondo fossero "di genere appropriato". Spettava però alle singole federazioni decidere le modalità dei controlli da effettuare. Sarebbero quindi bastati i test del tampone per bocca, un metodo usato da anni per raccogliere il Dna delle persone e determinarne con certezza il sesso.
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I dubbi delle calciatrici: rifiutarsi o accettare l'umiliazione?
E invece la Svezia adottò un metodo invasivo e degradante, condotto da una fisioterapista donna per conto del medico della nazionale e ora raccontato da Fischer in un drammatico passaggio del suo libro: "Ci è stato detto che non avremmo dovuto raderci 'laggiù' nei giorni successivi e che avremmo dovuto mostrare i nostri genitali al dottore. Nessuno capiva la cosa della rasatura, ma abbiamo fatto quello che ci è stato detto e abbiamo pensato: 'Come è possibile arrivare a tanto?'. 'Perché siamo costrette a farlo ora?'. 'Ci devono essere altri modi per farlo. Dovremmo rifiutarci?' Allo stesso tempo nessuno voleva mettere a repentaglio l’opportunità di giocare un Mondiale. Abbiamo dovuto farlo, non importava quanto fosse malato e umiliante".
Fischer, l'intervista al quotidiano svedese Aftonbladet
In un'intervista al quotidiano svedese Aftonbladet, l'ex calciatrice ha spiegato ulteriormente: "Ho abbassato rapidamente i pantaloni da allenamento e la biancheria intima. La fisioterapista ha annuito e ha detto 'sì' e poi ha guardato il dottore che era in piedi, con le spalle alla porta. Ha preso nota e ha proseguito nel corridoio per bussare alla porta accanto. Quando tutte le giocatrici della nostra squadra sono state controllate, vale a dire hanno esposto la loro vagina, il medico ha sottoscritto un documento in cui certificava che la squadra nazionale di calcio femminile svedese era composta soltanto da donne".
Per ora la Fifa non ha commentato, ma si è limitata a "prendere atto dei recenti commenti fatti da Nilla Fischer in merito alle sue esperienze e ai test di verifica di genere condotti dalla nazionale svedese ai Mondiali femminili del 2011".