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Mancini resta ct dell’Arabia nonostante la gaffe: lo salvano i progressi nel gioco. Ma sarà decisiva la corsa al mondiale 2026

Roberto Mancini durante la gara tra Arabia Saudita e Corea del Sud (afp)
L’indignazione popolare per l’uscita dal campo dell’ex ct azzurro prima della fine della serie dei rigori con la Corea del Sud è attenuata dai miglioramenti della squadra. A marzo col Tagikistan, nelle qualificazioni per Usa-Messico-Canada 2026, arrivano le sfide che decideranno il suo futuro
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MILANO - Ci sono due frasi che sintetizzano la situazione attuale di Roberto Mancini, ct dell’Arabia Saudita ancora in sella, scampato all’indignazione popolare e al potenziale taglio da parte del principe ereditario e primo ministro Mohammed bin Salman, dopo il suo abbandono del campo senza aspettare la fine calci di rigore, che hanno sancito l’uscita dell’Arabia Saudita dalla Coppa d’Asia, negli ottavi di finale contro Corea del Sud. La prima frase, rivolta alla squadra e perciò anche alla sua guida rinsaldata in via ufficiale, è del ministro dello Sport, il principe Abdulaziz bin Turki Al-Faisal: “Nonostante l’uscita dal torneo ai calci di rigore, siamo orgogliosi di voi e del vostro spirito. Un futuro luminoso vi aspetta”. La seconda frase è dello stesso commissario tecnico, che dopo avere chiesto scusa per il gesto (impulsivo, dettato dallo sconforto per la vittoria sfumata al 109’ di gioco) si è subito proiettato sulle prossime partite, decisive, delle qualificazioni al Mondiale…

MILANO - Ci sono due frasi che sintetizzano la situazione attuale di Roberto Mancini, ct dell’Arabia Saudita ancora in sella, scampato all’indignazione popolare e al potenziale taglio da parte del principe ereditario e primo ministro Mohammed bin Salman, dopo il suo abbandono del campo senza aspettare la fine calci di rigore, che hanno sancito l’uscita dell’Arabia Saudita dalla Coppa d’Asia, negli ottavi di finale contro Corea del Sud. La prima frase, rivolta alla squadra e perciò anche alla sua guida rinsaldata in via ufficiale, è del ministro dello Sport, il principe Abdulaziz bin Turki Al-Faisal: “Nonostante l’uscita dal torneo ai calci di rigore, siamo orgogliosi di voi e del vostro spirito. Un futuro luminoso vi aspetta”. La seconda frase è dello stesso commissario tecnico, che dopo avere chiesto scusa per il gesto (impulsivo, dettato dallo sconforto per la vittoria sfumata al 109’ di gioco) si è subito proiettato sulle prossime partite, decisive, delle qualificazioni al Mondiale 2026: “Continueremo a costruire il futuro del calcio saudita”.

Gli attriti con la critica

Mancini è appunto proiettato sul prossimo obiettivo, questo sì imprescindibile: la partecipazione al Mondiale di Usa-Messico-Canada. L’Arabia Saudita ha cominciato bene la seconda fase delle qualificazioni, col 4-0 al Pakistan e il 2-0 in casa della Giordania. A marzo è attesa dal doppio impegno col Tagikistan, appena entrato nei quarti di finale della Coppa d’Asia: due vittorie sarebbero particolarmente preziose, non solo per il risultato in sé e per l’annessa blindatura del primo posto nel girone. Mancini è stato presto accolto dalla critica sportiva saudita con la severità figlia delle aspettative per il suo contratto (25 milioni di euro netti fino al 2027) e del modo in cui ha provato ad accelerare la costruzione di una Nazionale che, non potendo ancora sfruttare un settore giovanile sul quale gli investimenti non sono pari a quelli per la Saudi Pro League zeppa di campioni strapagati, paga la distanza rispetto a movimenti calcistici asiatici più consolidati (Giappone, Corea del sud, Australia, Iran). Il ct italiano, dopo il discusso addio alla panchina azzurra, nella sua nuova esperienza ha usato metodi anche duri, per sradicare alcune abitudini che male si adattano al professionismo: qualche ritardo alle riunioni e agli allenamenti e qualche divismo di troppo (vedi polemica recente su tre giocatori che avrebbero preteso il ruolo di titolari).

Sotto esame nel cuore dell’Asia centrale

Gli attriti non sono mancati e tuttora non mancano, anche se i progressi tecnici e tattici della squadra sono stati evidenti, in particolare in Coppa d’Asia, dove il primo posto nel girone F, davanti alla Thailandia, ha messo i Falconi Verdi nella teorica posizione di favoriti negli ottavi di finale. Invece hanno trovato la Corea del Sud, seconda a sorpresa nel girone E dietro il Bahrain. I sudcoreani erano favoriti, per il valore superiore della rosa e in particolare dell’attacco, con due stelle del torneo come Son (Tottenham) e Kang-in Lee (Psg), mentre in questa stagione - paradosso dell’invasione delle stelle straniere nel campionato – l’eroe del 2-1 all’Argentina del Mondiale 2022, Al-Shehri, è quasi sempre in panchina nell’Al-Hilal e la cosa capita spesso nell’Al-Shabab al suo alter ego, il giovane Radif che con lui ha fatto staffetta, segnando l’1-0 subito dopo l’intervallo.

Le stesse cronache sudcoreane raccontano che la Corea di Klinsmann per un’ora è stata dominata (due traverse) e poi ha gradualmente preso campo, fino al gol segnato da Gue-sung Cho al 9° dei 10 minuti di un recupero, che i Falconi Verdi giudicano eccessivo per durata: “La tattica di Klinsmann è stata a lungo inefficace rispetto a quella di Mancini, la rimonta è arrivata appena in tempo, dopo il passaggio al sistema a 4”, ha scritto il Kyunghyang Shinmun. L’Arabia ha poi mancato un’occasione colossale per il 2-1 all’ultimo minuto dei supplementari, prima dell’epilogo ai rigori con gli errori di Al-Najei e Ghareeb e col suddetto gesto di Mancini. Proprio la rivisitazione della partita ha spinto la Federazione di Riad, ovviamente col benestare del governo, a una valutazione positiva del lavoro del commissario tecnico e del suo staff. Ora contro il Tagikistan, il 21 marzo in casa e il 26 in trasferta al Pamir Stadium di Dushanbe, nel cuore dell’Asia centrale, le prossime due puntate della saga.

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