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Nazionale, il bivio di Scutari: vietato sbagliare, per tanti motivi

Il gruppo azzurro (ansa)
In Albania gli azzurri sono chiamati ad una prova d'orgoglio dopo il mezzo flop con la Macedonia. Per garantirsi la testa di serie nel sorteggio dei play off ed arrivare alla sfida di novembre con un morale diverso
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SCUTARI - L'attesa degli albanesi per la Nazionale italiana, che per la prima volta gioca qui, fa da sfondo non solo coreografico alla partita numero 800 della storia azzurra, che tuttavia non può certo essere celebrativa. In poco più di un mese la batosta spagnola e le due mediocri serate casalinghe con Israele e Macedonia l'hanno trasformata in un appuntamento molto delicato. Lo è, a dispetto dei play-off per il Mondiale già raggiunti, per due ragioni. La più evidente è che soltanto battendo l'Albania gli azzurri saranno sicuri di mantenere nel ranking Fifa la posizione necessaria per essere tra le quattro teste di serie degli spareggi e per dribblare i pericoli maggiori, dal Portogallo campione d'Europa (o dalla Svizzera) in giù. La più sottile è che rappresenta l'ultima prova sul campo prima degli spareggi. Una sconfitta, ma soprattutto un'altra prestazione non all'altezza della tradizione di una scuola calcistica che esibisce lo stemma con le stellette dei quattro titoli mondiali, rafforzerebbero il rischio che all'ordalia di novembre si presenti una squadra paralizzata dalla paura di diventare l'Italia peggiore di sempre, insieme a quella del Mondiale mancato nel 1958.

La prassi prevede che la colpa della situazione venga scaricata sul ct e su chi lo ha scelto. Lo prevedono, d'altronde, i ruoli sui quali ricadono le massime responsabilità. Il presidente federale Tavecchio, difendendo Ventura, difende anche se stesso. Ma il problema principale va ben oltre i vertici politici e tecnici e risale indietro, fino al Mondiale 2010. Due eliminazioni di seguito al primo turno della fase finale hanno creato la strisciante e inconfessata rassegnazione dell'ambiente a considerare la Nazionale inadeguata al confronto tecnico con le migliori. I due ottimi Europei, quello del secondo posto con Prandelli e quello dei beffardi rigori dei quarti di finale con la Germania nell'era Conte, hanno soltanto temporaneamente alleviato il complesso d'inferiorità, che ormai è quasi cronico. Per questo tocca soprattutto ai giocatori la reazione alle sentenze sulla mediocrità del movimento e sull'impossibilità che l'Italia, anche in caso di qualificazione al Mondiale, sia in grado di fare un percorso lungo. Spetta alla squadra - e ai troppi talenti sbandierati, che non si rivelano più tali appena fuori dall'uscio di casa - portare la Nazionale in Russia. E il solo modo per farlo è imboccare subito la direzione giusta, al bivio di Scutari.
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