FIRENZE - Un campione d'Europa l'Italia di Mancini lo ha già, anzi ne ha due. Sono gli oriundi brasiliani Jorginho ed Emerson Palmieri, freschi vincitori della Champions col Chelsea di Tuchel. Il regista, in particolare, è stato protagonista del successo contro il Manchester City di Guardiola e all'arrivo a Coverciano ha confessato a Raisport di sentirsi in uno stato d'animo eccezionale, pronto a tentare il bis con la Nazionale: "Credo che ognuno di noi abbia portato tanta energia e tanto entusiasmo per questo Europeo. Per me personalmente, non solo per il traguardo che ho raggiunto con il club, ma è anche perché questo è il mio primo grande torneo con la Nazionale e ci tengo tantissimo. Ho veramente tanto entusiasmo". La sua storia di ragazzo partito ancora minorenne dal Brasile, per tentare la fortuna nel calcio italiano, è l'ennesimo esempio di fatica premiata: "Ho sempre detto che devi credere in te stesso, e dopo che lavori tanto, ti sacrifichi molto e raggiungi obiettivi importanti, pensi che ne è valsa la pena. Credo che la mia storia possa servire da esempio per tante persone e bambini che hanno un sogno, che hanno voglia di raggiungere qualcosa nella vita, non solo nel calcio".
Dieci anni fa lei giocava in C2, nella Sambonifacese.
"Non voglio ricordare solo questi 10 anni, anche di piu', perché quando ci sono questi momenti io chiudo gli occhi e penso a tutto quello che ho vissuto, cercando di inseguire il mio sogno. Quindi penso alla C2 prima, poi penso al Brasile, a Verona e a tutto quello che ho vissuto per arrivare fin qui"
Sua madre Maria Teresa giocava a calcio.
"Sì, lei giocava a calcio, ogni volta che mi chiedono di questo mio papà si arrabbia! Il lato calcistico l'ho preso da mia mamma e quindi ha un'importanza gigantesca nella mia vita, però non posso non parlare dell'importanza di mio papà, che mi ha aiutato, spingendomi al massimo ad allenarmi, dandomi consigli. Mia mamma mi ha allenato sul campo, sulla spiaggia più che altro, e mi ha dato tanta forza. Devo dire sempre grazie ai miei genitori perché sono sempre stati al mio fianco in qualsiasi momento. Lei ha fatto tanti sacrifici. Abbiamo vissuto momenti dove si poteva mollare, però è stato più grande il sogno, la passione di famiglia, l'amore per questo sport, la voglia di continuare a inseguire appunto il sogno da bambino. Per questo penso che i miei genitori non mi abbiano mai lasciato cedere".
In che cosa si sente brasiliano e in che cosa italiano?
"Di brasiliano mi sento un po' la tecnica, mentre nel conoscere la parte tattica del calcio, la mentalità di allenarsi sempre e bene, in qualsiasi momento, la voglia di vincere, mi sento di mentalità italiana".
Quanto è stato importante Mancini?
"Tutta la fiducia che mi ha dato e che mi dà il ct mi trasmette solo più entusiasmo e voglia di fare sempre bene e sempre meglio della convocazione precedente. Dobbiamo solo ringraziarlo per la fiducia che ci dà e fare sempre del nostro meglio".
Che cosa trasmette invece lei ai più giovani i in Nazionale?
"Mi state dando del vecchio? Non sono vecchio. Cerco di trasmettere la mia energia, cerco di essere calmo nei momenti difficili, che ci sono e ci saranno sempre, dare questa mia tranquillità ai compagni. E poi cerco sempre di aiutare dentro e fuori dal campo magari i più giovani, che non si sentono a loro agio oppure che si trovano sotto pressione nell'avvicinamento quando arrivano alla partita o si trovano in un momento particolare della partita: io cerco di essere al loro fianco per provare ad aiutarli".
Dopo una fase dura come la pandemia quanto può essere importante questo Europeo?
"In tutto questo periodo che è passato l'Italia ha sofferto, tante persone hanno sofferto. Io penso che questo sport possa dare tante cose, grandi emozioni, e magari fare gioire il popolo italiano: è molto bello ed è quello che cerchiamo sempre di fare".
All'inno di Mameli lei appare sempre molto concentrato: in quel momento che cosa prova?
"Chiudo gli occhi e penso a tutto quello che ho passato. E' un momento importante quello dell'inno per me, è un momento in cui cerco di concentrami al massimo, di pensare a tutto quello che ho vissuto, e per me è solo gioia quel momento, il momento di ringraziare di essere lì presente perché quando canti l'inno senti tanta emozione e cerchi di prendere quell'emozione chiudendo gli occhi, pensando a tante cose, e trasformarle in energie".
Quali sono le possibilità di questa squadra?
"Credo che il mister sia stato bravo: ha capito subito le caratteristiche dei giocatori da chiamare. Credo che abbiamo fatto un percorso molto bello, ci siamo meritati di essere dove siamo ora con i risultati. Ma non abbiamo fatto niente, dobbiamo rimanere assolutamente con i piedi per terra perché i risultati che finora sono stati ottimi, ma c'è ancora tanto da fare: quando ti senti troppo comodo, quando non hai la stessa fame, scendi e inizi a perdere".
Come valuti Raspadori? Gli darà consigli?
"Certamente sì. Cerco di aiutare tutti i compagni e adesso anche lui. Devo essere sincero: non lo conosco molto bene, avrò l'opportunità di farlo qui, e farò attenzione perché mi piace guardare un po' tutto e osservare. Osserverò anche lui".
Che cosa prometterà a Mancini e che cosa si sente di garantirgli?
"Come sempre io cercherò di fare il meglio, dando veramente tutto per il mister, per la squadra, per la maglia, per il popolo italiano. Dare tutto per vincere qualcosa".
Sarri le ha fatto i complimenti?
"No, non ci siamo sentiti".