Italia-Spagna, la partita infinita: dalle Olimpiadi del 1920 alle semifinali di Nations League
di Furio ZaraNoi, loro. Il riflesso sullo specchio - all’Italia del pallone - restituisce sempre l'immagine della Spagna. Ancora tu, ma non dovevamo vederci più? Semifinale di Nations League: Italia vs Spagna. Ancora una volta, come tante altre volte. Ci rincorriamo da più di un secolo - la prima sfida alle Olimpiadi del 1920, 2-0 per loro - e non abbiamo mai smesso di studiarci, sbirciarci, invidiarci, rispettarci e denigrarci, infine copiarci ribadendo ogni volta un’identità che però - sorpresa - ci racconta sempre la stessa storia: la meraviglia di essere simili (cit. Laura Pausini). Ce lo chiede l’Europa: ma dell’Europa siamo il lato-B, la parte latina, abbronzata e impegnata a consegnare al pallone più significati di quanti in realtà ne abbia.
Italia-Spagna, i precedenti
La tradizione dice Spagna. Negli ultimi dieci incroci, l’Italia è uscita vincitrice solo in una occasione. Non battiamo la Spagna dal 2016, …
Noi, loro. Il riflesso sullo specchio - all’Italia del pallone - restituisce sempre l'immagine della Spagna. Ancora tu, ma non dovevamo vederci più? Semifinale di Nations League: Italia vs Spagna. Ancora una volta, come tante altre volte. Ci rincorriamo da più di un secolo - la prima sfida alle Olimpiadi del 1920, 2-0 per loro - e non abbiamo mai smesso di studiarci, sbirciarci, invidiarci, rispettarci e denigrarci, infine copiarci ribadendo ogni volta un’identità che però - sorpresa - ci racconta sempre la stessa storia: la meraviglia di essere simili (cit. Laura Pausini). Ce lo chiede l’Europa: ma dell’Europa siamo il lato-B, la parte latina, abbronzata e impegnata a consegnare al pallone più significati di quanti in realtà ne abbia.
Italia-Spagna, i precedenti
La tradizione dice Spagna. Negli ultimi dieci incroci, l’Italia è uscita vincitrice solo in una occasione. Non battiamo la Spagna dal 2016, si stava all’Europeo, erano gli ottavi, c’era Conte furente in panchina, segnarono Chiellini e Pellé. Uno è in America, sta a Los Angeles, tre settimane fa (era in tribuna) ha perso il derby e se l’è presa proprio con un avversario - toh, uno spagnolo: Riqui Puig - che aveva avuto un’esultanza poco rispettosa. “Pagliaccio”, gli ha urlato Chiello in zona mista. L’altro azzurro nel tabellino di quell’Italia-Spagna 2-0 ha smesso due anni fa e oggi è una riga nella didascalia sotto le foto in bikini di Viky Varga, compagna dell’ex calciatore Graziano Pellé eccetera eccetera. L’ultima sfida è datata ottobre 2021. Semifinale di Nations League, pure allora. 2-1 per loro a San Siro. Però pochi mesi prima - in Inghilterra - li avevamo pareggiati/battuti ai rigori ed eravamo balzati in finale all’Europeo. Tutti a elogiare, quella volta, il gesto di Luis Enrique, che applaudiva e se la cavava da gran signore.
Europeo 2012, Spagna travolgente
Sempre bravi a sottolineare quando gli altri sfoggiano fair-play, noi italiani. Ma solo quando vinciamo. Quando le becchiamo è più dura. La Spagna ci ha fatto fuori dal Mondiale 2018 con la sola presenza e la sola imposizione delle mani (1-1 e 3-0 per loro, Italia seconda nel girone e costretta allo spareggio con la Svezia), ci ha eliminato da Euro 2008 (ai rigori) e ci ha preso a ceffoni nella finale di Euro 2012: 4-0 e poteva farne il doppio, nel trionfo di un ciclo straordinario che si chiudeva quel giorno con la conquista di due Europei (2008 e 2012) e un Mondiale (2010). Quella era la Spagna del tiki-taka all’ennesima potenza. Facevano girare il pallone a velocità supersoniche e a noi veniva mal di testa. Loro, pattuglia di fenomeni: Xavi, Iniesta, Busquets, Xabi Alonso, Fabregas, David Silva. Quella volta partirono senza un centravanti di ruolo, era un lusso che si potevano permettere. E noi? Erano i tempi in cui Prandelli sperava ancora che i bad-boys Balotelli e Cassano ripagassero la sua fiducia. Auguri. Un anno dopo, si ritrovarono in semifinale di Confederations Cup in Brasile: finì ai rigori, Bonucci tirò il suo alle stelle.
Baggio e Italia-Spagna
Le nostre gioie contro gli spagnoli risalgono alla notte dei tempi - Mondiale del 1934, 1-0 ai quarti, ma il grande Zamora rimase a guardare per questioni politiche - o al Mondiale del 1994, con quella serpentina di Baggio e Pizzul che declama nel microfono “Roberto Baggio saaalta…(ma l’emozione lo travolge e fa una pausa lunghissima: non sapremo mai che difensore ha saltato) e segna Roberto e segna e segna”. Noi, loro. Un eterno confronto. Quest’anno abbiamo portato tre squadre nelle finali delle coppe, ma siamo rimasti a bocca asciutta. Loro il solo Siviglia, ma hanno vinto l’Europa League. Meno di un mese fa Italia e Spagna Under 17 si sono affrontate all’Europeo di categoria in Ungheria. 2-1 per loro. Tra gli spagnoli ha brillato Lamine Yamal, che Xavi ha fatto debuttare nel Barcellona a quindici anni e 290 giorni. Gli azzurrini a quell'età la prima squadra la guardano in tivù. Ecco, questa forse è la differenza più sostanziale: in Spagna la gioventù si declina al presente, sarà per questo che poi appalta il futuro prima di noi.